ROMA – Non solo capitale del mondo ma anche la capitale dei suk e delle false griffe, una città disseminata di bancarelle che la attraversano tutta, da Boccea al centro storico, passando per Prati. Borse, scarpe, costumi, vestiti, accessori, sono queste le merci più diffuse dai tanti piccoli suk a cielo aperto che è possibile incontrare ad ogni angolo, non contando gli abusivi che vendono ombrellini cinesi per ripararsi dal sole e occhiali finto-griffati. Nel tour tra i quartieri romani ci s’imbatte soprattutto in decine e decine di isole-bazar con merce a prezzi stracciati, stand che - la maggior parte delle volte – occupano buona arte dei marciapiedi intralciando le vie dello shopping sottraendo dei posti auto con i furgoni per il carico e scarico dei prodotti.[MORE]
L’allestimento dei bazar ambulanti cambia a seconda della zona in cui tale forma di commercio viene esercitata. In centro, ad esempio, l’offerta della merce cambia e il bazar è a misura di turista: le scritte "Italia" e "Ciao bella" campeggiano su borse, cappellini e magliette, e le bancarelle sono punteggiate di cartoline, souvenir, portachiavi, guide, stampe e paccottiglia.
In prossimità delle stazioni della metro il suk si infittisce, e farsi largo per raggiungere il mezzo nello strettissimo corridoio che resta libero tra le bancarelle è un'impresa. La gente si mette "in coda" sbuffando, cercando di raggiungere la vicina fermata della metro, a volte anche a spintoni per evitare di restare bloccati dietro una signora che, chinata a terra, si prova le scarpe. L'unica alternativa sarebbe quella di aggirare le bancarelle e gettarsi però in mezzo al traffico.
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