Caporalato in Calabria: arresti per sfruttamento di braccianti nella Piana di Sibari
Una nuova operazione contro il caporalato in Calabria ha portato all'arresto di 20 persone, tra cui 18 cittadini pakistani, un bengalese e un indiano. L'inchiesta, condotta dalla Procura di Castrovillari e dalla Squadra Mobile di Cosenza, ha smantellato un giro di sfruttamento dei lavoratori agricoli nella Piana di Sibari, nel Cosentino. Le indagini sono partite dopo il rogo di un furgone a Rignano Garganico, in cui hanno perso la vita quattro braccianti indiani, e hanno rivelato un sistema criminale che riduceva in schiavitù decine di immigrati.
Le condizioni disumane imposte ai braccianti
Secondo gli inquirenti, i lavoratori erano costretti a vivere ammassati in alloggi fatiscenti, privi dei servizi essenziali come acqua corrente ed elettricità. Ogni giorno venivano trasportati nelle aziende agricole della zona, spesso riconducibili a cosche mafiose, e sottoposti a turni di lavoro di circa 10 ore per un compenso di soli 40 euro al giorno, interamente in nero. I caporali, che gestivano il reclutamento e il trasporto, trattenevano una parte della paga per il viaggio e l'affitto delle baracche, lasciando ai braccianti solo pochi spiccioli. Chi si ribellava o chiedeva condizioni più umane veniva minacciato e aggredito, senza alcuna possibilità di denunciare per timore di ritorsioni.
Il legame con la strage di Rignano e il business delle cosche
L'operazione si collega direttamente alla tragedia del 17 giugno scorso, quando un minivan pieno di braccianti è divampato lungo la strada che conduce ai campi, causando la morte di quattro immigrati indiani. Le indagini hanno dimostrato che quel mezzo era uno dei tanti utilizzati per trasportare i lavoratori sfruttati, in un contesto in cui la ‘ndrangheta controlla il reclutamento della manodopera a basso costo, imponendo le proprie aziende agricole come destinazione obbligata. Gli arrestati dovranno rispondere, a vario titolo, di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, riduzione in schiavitù e favoreggiamento dell'immigrazione clandestina. La polizia ha anche sequestrato alcuni fabbricati dove i braccianti vivevano in condizioni igieniche intollerabili.
La lotta al caporalato: un problema ancora aperto
La Piana di Sibari, una delle aree agricole più fertili della Calabria, è da anni teatro di un fenomeno di sfruttamento che non accenna a diminuire, nonostante le numerose inchieste e le leggi più severe come la legge 199/2016 contro il caporalato. Le organizzazioni sindacali denunciano che il lavoro nero in agricoltura riguarda circa 400mila persone in Italia, molte delle quali immigrati, costretti a lavorare in condizioni pericolose e sottopagati. Servono più controlli, maggiore trasparenza nelle filiere produttive e politiche di integrazione che offrano alternative reali a chi arriva nel nostro Paese in cerca di un futuro migliore.
Presunzione di innocenza
Si ricorda che, ai sensi dell’articolo 27 della Costituzione italiana e della normativa vigente in materia di presunzione di innocenza, tutti gli indagati sono da considerarsi innocenti fino a sentenza definitiva di condanna. Immagine dal web
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