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Dalla Tunisia all' Egitto:l'ondata di proteste non si ferma

Laura Sallusti
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Dalla Tunisia all' Egitto:l'ondata di proteste non si ferma
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IL CAIRO, 26 GENNAIO - Continua ad imperversare l’ondata di malessere che sta coinvolgendo i Paesi dell’Est da qualche tempo. L’ultima protesta indetta da movimenti e partiti anti-governativi, riguarda ora l’Egitto e non tarda, neppure questa, a tradursi in violenti scontri e tafferugli, lungo le strade principali della capitale: Il Cairo. I partiti di opposizione ed i movimenti della società civile, si riuniscono per protestare contro la carenza di lavoro, il rincaro dei prezzi e la mancanza di democrazia e per chiedere le dimissioni del presidente Hosni Mubarak, da oltre 30 anni al potere. [MORE]

''Mubarak vattene'' e ''pane e libertà'' sono gli slogan che gridano le migliaia di dimostranti che hanno preso il controllo della piazza centrale del Cairo, Taharir. La piazza che si trova accanto al Museo Egizio, ha fatto da scenario agli scontri tra manifestanti e forze dell’ordine. Almeno 25.000, gridano 'Fuori, fuori' e 'Vattene, vattene' rivolto al raìs Mubarak. Il Cairo è stato l´epicentro, da cui la protesta si è estesa in tutto il paese. Oltre al Cairo, infatti, i manifestanti sono scesi in piazza a Ismailia, Suez, Alessandria, come confermato da Al Jazera. Nel Sinai del nord, infine, i dimostranti hanno dato alle fiamme alcuni copertoni e bloccato una strada costiera che conduce a Rafah, al confine con Gaza, chiedendo il rilascio dei prigionieri politici.

Il Bollettino non è rassicurante: a Il Cairo un poliziotto, travolto dalla folla, ha perso la vita; tre manifestanti sono morti invece a Suez, e secondo quanto riferito ora dalle fonti locali, un decesso è stato causato da un proiettile vero sparato al ventre. Nella capitale altri dieci manifestanti sono rimasti gravemente feriti nell’azione avviata in nottata dalle forze di sicurezza per disperdere con gli idranti, le migliaia di persone riunite. Anche se la mobilitazione popolare non è stata travolgente, poiché ha raccolto in alcune città non più di qualche centinaio di persone, ha abbracciato l´intero Paese, grazie soprattutto all’intervento degli internauti che hanno diffuso in diretta le immagini delle manifestazioni, facendo partecipare la gente a quel che accadeva nelle piazze.

Più di novantamila persone avevano sottoscritto, su Facebook, il documento in cui si diceva che «la Tunisia è una soluzione» e che «Mubarak se ne deve andare». Per limitare l´uso dello spazio informatico, le autorità avevano reso inaccessibile il servizio di micro-blogging e l'accesso a Twitter e Facebook. Secondo quanto si legge sulla Bbc, “Twitter è ormai bloccato da alcune ore, mentre i telefoni cellulari non funzionano in tutta l'area attorno a Il Cairo. Problemi di connessione si registrano anche per Facebook, a cui gli utenti egiziani riescono a connettersi solo a tratti”. Diverse le reazioni politiche, e da un Paese all’altro, rimbalza l’affermazione del segretario di Stato americano, Hillary Clinton: “Il governo Mubarak è stabile e sta cercando soluzioni per rispondere alle legittime necessità della popolazione”. Alla protesta non hanno partecipato i copti che hanno invitato a pregare per la sicurezza dell’Egitto. I responsabili della minoranza cristiana hanno definito i cortei come "atti di vandalismo che puntano a minare la stabilità del Paese".


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Scritto da Laura Sallusti

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