ROMA, 3 APRILE 2014 – La prima riforma del governo Renzi diventa legge: l’Aula della Camera ha approvato in via definitiva il ddl Delrio con 260 voti favorevoli, 158 contrari e 7 astensioni (Fi, M5S, lega, Sel e Fdi), nonostante, più volte, nel corso delle votazioni, il capogruppo di Fi Renato Brunetta abbia urlato al «Golpe!». Respinte tutte le richieste di modifica avanzate dalle opposizioni.
Il provvedimento, senza revisioni rispetto al testo votato dal Senato, modifica l’architettura degli enti locali attraverso l’istituzione delle città metropolitane, la ridefinizione del sistema delle province e una nuova disciplina in materia di unioni e fusioni di comuni, cui saranno demandati i compiti precedentemente svolti dalle stesse province. Vengono così ridefiniti i confini dell’amministrazione locale, in attesa della riforma del Titolo V della Costituzione, il passo che precede l’abolizione vera e propria delle province. Intanto le medesime diventano enti territoriali di area vasta, di secondo grado, fino al 2015, quando saranno soppiantate dalle città metropolitane. Individuate dieci città metropolitane: Roma capitale, seguita da Torino, Milano, Venezia, Genova, Bologna, Firenze, Bari, Napoli e Reggio Calabria; il territorio di ciascuna città metropolitana verrà a coincidere con quello della provincia omonima.[MORE]
Per il deputato di Sc Mario Catania, intervenuto in Aula, si tratta di un «Intervento legislativo importante nella prospettiva del percorso di riforma delle istituzioni. Al tempo stesso un testo da considerare provvisorio, in attesa della riforma del titolo V della parte seconda della Costituzione».
«È un intervento – sottolinea - complessivamente positivo, seppure in un'ottica di breve periodo, idoneo a fornire una prima risposta agli Italiani su questo tema. Anche se dubbi restano sulla scelta di far coincidere le citta' metropolitane con il territorio delle province».
(Foto: progettiamoturate.it)
Domenico Carelli
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