Dopo il sacro, il profano: la visita di Benedetto XVI in numeri
MILANO, 04 GIUGNO 2012- Con la Santa messa celebrata a Bresso, davanti ad un milione di fedeli, arrivati da ogni parte del continente, si sono conclusi i giorni di visita a Milano di Benedetto XVI, per il settimo Incontro mondiale delle famiglie. Molte le autorità arrivate per ascoltare la Messa celebrata da Papa Benedetto XVI. In prima fila seduti tra gli altri il premier Mario Monti, il ministro della Cultura Ornaghi, il ministro Riccardi, Maurizio Lupi, Rosi Bindi, Umberto Bossi, il presidente di Confindustria Squinzi, il segretario della Cisl Bonanni, il governatore lombardo Formigoni, il presidente della Provincia di Milano Podestà e il sindaco Giuliano Pisapia.
Tra le varie affermazioni fatte dal Pontefice, tuttavia, mi vorrei soffermare sulla seguente, "Nelle moderne teorie economiche prevale spesso una concezione utilitaristica del lavoro, della produzione e del mercato. Il progetto di Dio e la stessa esperienza mostrano, però, che non è la logica unilaterale dell'utile proprio e del massimo profitto quella che può concorrere a uno sviluppo armonico, al bene della famiglia e a edificare una società più giusta, perché porta con sé concorrenza esasperata, forti disuguaglianze, degrado dell'ambiente, corsa ai consumi, disagio nelle famiglie. Anzi, la mentalità utilitaristica tende a estendersi anche alle relazioni interpersonali e familiari, riducendole a convergenze precarie di interessi individuali e minando la solidità del tessuto sociale". [MORE]
Questo passaggio mi ha fatto tornare in mente concetti espressi da Amartya K. Sen, economista indiano, Premio Nobel per l’economia nel 1998, in un suo testo 'Etica ed economia', in cui, tra le altre cose, si legge, "Le proposizioni correnti della moderna economia del benessere dipendono dalla combinazione del comportamento egoistico, da una parte, con una valutazione dei risultati sociali mediante qualche criterio basato sull'utilità dall'altra" (p.42). Tuttavia, mi chiedo, cosa penserebbe, in termini di etica applicata all'economia, il premio Nobel rispetto alla visita del Pontefice a Milano. Certo, in un periodo di crisi come quello che stiamo attraversando, un minimo di riflessione sull'impiego e sul volume delle risorse pubbliche utilizzate (che inevitabilmente significa dire che, le stesse, sono state sottratte ad altri capitoli di spesa pubblica), ci induce a farlo.
In particolare, Palazzo Marino ha previsto una spesa di 3,1 milioni di euro al fine di potenziare i servizi in questi tre giorni: trasporti, sicurezza, pulizia delle strade. A ciò si aggiungono i due milioni elargiti da Regione Lombardia e il 27esimo piano del Pirellone messo per nove mesi a disposizione della Fondazione Milano Famiglie 2012. Secondo i numeri snocciolati, per il viaggio di Benedetto XVI nel capoluogo lombardo per il Family Day 2012, sarebbe costato 10 milioni di euro, per un indotto economico che sarebbe stato stimato intorno ai 57 milioni di euro: 52 milioni spesi dai pellegrini tra alloggio e ristorazione, mentre i rimanenti 5,5 milioni comporranno la spesa in trasporti e altri servizi.
Così, in conclusione, volente o nolente, la stessa visita del Papa ha finito, poi, per alimentare quella spirale di interessi individuali, che sfociano nel consumismo e che poco hanno a che fare con i principi della fede cristiana. Senza gl'interessi sottesi al ritorno economico della suddetta visita, probabilmente, ci sarebbe stato un minore entusiamo nell'organizzare un tale evento. Anche in questo caso, "la mentalità utilitaristica" ha messo in secondo piano i valori e il messaggio della visita Pastorale. La stessa Chiesa, in generale, negli ultimi tempi, è stata appesantita dai "veleni" che trovano origine negl'interessi del potere individuale. Su questo occorrerebbe riflettere.
Rosy Merola
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