Il caso della morte di Roberta Lanzino

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COSENZA, 08 MARZO 2012- Roberta Lanzino, la studentessa cosentina di 19 anni fu barbaramente stuprat...

COSENZA, 08 MARZO 2012- Roberta Lanzino, la studentessa cosentina di 19 anni fu barbaramente stuprata ed uccisa sui monti di Falconara Albanese il 26 luglio 1988, da L. C. e F. S.. A sostenerlo, davanti ai giudici della Corte d’assise di Cosenza, è stato Franco Pino, ex boss della ‘ndrangheta cosentina che dal 1994 ha iniziato a collaborare con gli inquirenti. Sansone, 49 anni, è imputato nel processo, mentre C.è scomparso nel novembre 1989.

Secondo gli inquirenti, C. sarebbe stato ucciso e il suo corpo fatto sparire proprio da Sansone, agricoltore di Cerisano (Cs) (con la complicità del fratello Remo e del padre Alfredo) per evitare che potesse rivelare particolari sul delitto della studentessa. Pino ha riferito in aula di avere saputo quanto da lui affermato durante la detenzione nel carcere di Siano di Catanzaro nel 1995 da R.C., criminale di San Lucido, che nella guerra di 'ndrangheta, scoppiata nel 1977, tra i clan di F. P. e F.P., fu fedele alleato di quest’ultimo.

Durante un colloquio, i due avrebbero parlato dell’opportunità di vendicare la morte di L.C., ritenuto dal capo clan cosentino un “lupo isolato” . “C. (che sarà ascoltato il prossimo 22 maggio) – ha dichiarato F.P. – disse che la vendetta non era da mettere in atto perché C. si sarebbe comportato da indegno partecipando all’omicidio di un suo cugino e alla violenza mortale su Roberta Lanzino insieme a F. S.”.

La triste storia di Roberta Lanzino riecheggiò in tutt’Italia. Un crimine brutale ed infame contrassegnato da 24 anni di lunghe e controverse indagini. Dapprima furono accusati della violenza carnale e dell’omicidio della povera ragazza tre pastori della zona, i fratelli R.e L. F. e il loro cugino Giuseppe. Un processo tormentato che non vide emergere prove significative ma solo enormi contraddizioni. Il 22 novembre 1991, i tre imputati vennero assolti per non aver commesso il fatto. Sentenza confermata in appello e anche in Cassazione.

Il caso è stato riaperto nel 2007, quando il pm Domenico Fiordalisi, su indicazione di Pino, procedette nei confronti di F. S.detenuto nel carcere di Turi a Bari a scontare una pena di 30 anni di reclusione per il duplice omicidio di R. G., ex fidanzata dell’accusato, e di F.S., suo omonimo e maresciallo della polizia penitenziaria. Entrambe le uccisioni, avvenute tra il 1989 e il 1990, sarebbero ricollegabili alla morte di Roberta Lanzino. Secondo gli inquirenti le vittime conoscevano la verità sugli autori dell' assassinio della giovane studentessa. Un delitto efferato quello della povera Roberta che esige giustizia e non deve rimanere impunito.

(Proponiamo un video-inchiesta del programma televisivo "Blu notte" condotto da Carlo Lucarelli)

Davide Scaglione

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