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Il De Materia Medica di Dioscoride approda a Salerno: le interviste

Antonio Maiorino
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Il De Materia Medica di Dioscoride approda a Salerno: le interviste
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SALERNO, 14 FEBBRAIO 2014 - Continua la presentazione della ristampa del De Materia Medica, l'erbario del leggendario medico Dioscoride, che a partire dal prezioso manoscritto della Biblioteca di Napoli ha conosciuto una nuova edizione grazie all'impresa finanziata dalla società Aboca e svolta in collaborazione con l'Università Federico II di Napoli e il Museo di San Sepolcro.

Dopo la tappa di giovedì 12 Febbraio entro la cornice dell'Istituto per gli Studi Filosofici di Napoli a Palazzo Serra di Cassano, il giorno successivo è stata la volta di Salerno, che presso la sala conferenze del Museo Diocesano in Largo Plebiscito, dalle 17.30, ha ospitato l'appuntamento culturale, un vero e proprio focus non solo sulle caratteristiche tecniche dell'impresa di stampa, ma anche sulla figura di Dioscoride (40 ca - 90 ca) e sul suo capitale contributo alla fondazione della medicina occidentale attraverso il prototipo di tutte le farmacopee.

L'EVENTO - A testimonianza dello spessore dell'incontro, sono intervenuti il Prof. Vincenzo De Feo e la Prof.ssa Paola Capone dell'Università degli Studi di Salerno. il Prof. De Feo si è reso protagonista di un'affascinante e puntuale ricognizione del rapporto tra l'uomo e le piante sin dall'età primitiva: "le piante sono nel nostro vissuto", ha spiegato, per poi tratteggiare un excursus che attraverso le civiltà antiche ha portato all'opera di Dioscoride. "Il libro più stampato dopo la Bibbia", come De Feo definisce il De Materia Medica, ha posto le basi scientifiche della farmacia, grazie al metodico lavoro di Dioscoride, turco d'origine ma di fatto greco-romano di cultura. Con le proprie schede su circa 600 piante, l'antico studioso - che, ricorda il Professore, Dante Alighieri intese citare tra i cinque sapienti dell'antichità nel canto IV dell'Inferno - ha contribuito in maniera determinante agli sviluppi della botanica medica. "Una riscoperta del passato al servizio del futuro", viene definita la ristampa.

Come sia stato possibile tecnicamente produrre l'impresa, è stato poi illustrato dalla Prof.ssa Capone, che si è soffermata sull'opera di rielaborazione complessiva delle schede, ad uso dell'utente dei tempi nostri, la sistemazione delle immagini (per le quali ci si è affidati all'opera grafica, anzichè fotografica), nonché la preziosa appendice, che diventa un autentico prontuario farmaceutico e medico. Il tutto, peraltro, ricordando a più riprese le parole del Cavaliere Valentino Mercati, fondatore di Aboca, la cui determinazione è stata fondamentale per rinverdire - è il caso di dirlo - l'opera di Dioscoride. [MORE]

I PROTAGONISTI - Ed a proposito di Aboca, azienda leader nei prodotti a base di complessi molecolari naturali e non solo, è intervenuto in chiusura Paolo Cambrai, responsabile commerciale dell'Aboca Museum, ricordando l'assunzione di oltre cento giovani nell'ambito dell'impresa culturale. Abbiamo avuto modo di scambiare qualche battuta a margine dell'evento.

A.M: Rispetto alla mission di Aboca, come si colloca la ristampa, ennesima ma ancor necessaria, del De Materia Medica di Dioscoride?
PAOLO CAMBRAI: Il De Materia Medica è un’opera importantissima e il divulgare quest’opera per noi diventava pressoché doveroso, se si pensa che addirittura gli stessi studiosi napoletani che hanno lavorato sul De Materia Medica in realtà non l’aveva vista: l’hanno vista per bene in occasione della presentazione fatta a Napoli. Riuscire a togliere dall’oblio e dalle casseforti opere così importanti e capitali e diffonderle per noi è una missione fondamentale, perché creiamo sempre questo legame tra un passato importante ed un futuro ancora più importante. Questi eventi sono destinati a far comprendere quanto sia importante il passato per un futuro di ricerca, di rispetto per l’ambiente e di crescita quotativa: non possiamo pensare ad una crescita infinita, c’è bisogno di pensare in maniera “sistemica”. Opere del genere si inseriscono in questo filone, è indispensabile divulgarle e portarle in giro per l’Italia.

A.M: Fondamentale è stata la sinergia con la Biblioteca di Napoli e con l'Università. In che modo si è realizzata?
PAOLO CAMBRAI: Napoli ha capito il progetto. Avevano lavorato moltissimo su quest’opera, ma non avevano i fondi necessari per pubblicarla: aver trovato un mecenate come Valentino Mercati ha permesso la pubblicazione. Si è trovato il giusto connubio tra una situazione pubblica, quale quella della biblioteca, con validi studiosi e scienziati, ed un’impresa in grado di pubblicare un’opera del genere. Un’istituzione da sola difficilmente avrebbe potuto farlo. È una cosa estremamente interessante, ci vogliono persone illuminate e – mi piace dire – con “una sana follia”, che investano delle cifre importanti per diffondere la cultura e per dare un senso al nostro passato con una proiezione verso il futuro.

Anche il Prof. Vincenzo De Feo ha rilasciato dichiarazioni ai nostri microfoni.

A.M: Il passato al servizio del futuro, si diceva nella sua prolusione. In che modo, allora, il De Materia Medica presta questo servizio?
PROF. DE FEO: Uno degli approcci per lo studio dei farmaci è quello di attingere alla medicina tradizionale. Dioscoride raccolse tutte le conoscenze che circolavano sulle piante. Faccio un esempio: il curaro – e in pochi sanno che l’ha scoperto un italiano – viene usato nella foresta amazzonica per immobilizzare le prede, oggi viene usato nella preanestesia chirurgica. Di storie del genere ce ne sono infinite. Tutta la farmacologia deriva dalle piante. Altro caso è quello dell’oppio, che veniva usato nel laudano, unico anestetico che esisteva in caso di interventi chirurgici, che poi ci ha dato, insieme all’oppio, la morfina e tutti i derivati.


A.M: La tappa salernitana ha un particolare significato. In che rapporto si pone la città, con la propria ricca tradizione storico-scientifica, rispetto ad un evento di questo tipo?
PROF. DE FEO: Salerno ha il più antico orto botanico, il Giardino della Minerva. Non risale a Dioscoride, siamo molto più avanti, con Matteo Silvatico, alla fine di via Trotula. Pensate alla modernità della scuola medica salernitana: mille anni prima delle prime laureate in medicina, c’era un collegio delle “medichesse”, espresse poi dalla figura di Trotula. Probabilmente non esiste [l'esistenza storica di Trotula De Ruggiero sarebbe discussa da alcuni storici, n.d.R.], ma esprime questo aspetto legato alla medicina monastica, alla medicina delle donne e del parto. Fra l’altro Trotula scrive un’opera modernissima, il De Ornatu Mulierum, sui cosmetici, che ci hanno sempre accompagnato. Salerno è la sede di questa scuola, oggi l’Università è la sede di uno dei centri più attivi nella ricerca in questo campo. Probabilmente Salerno si deve riappropriare in termini culturali di tutto ciò: non a caso siamo nell’edificio [il complesso del Museo Diocesano di Salerno, n.d.R.] che fu l’ultima sede del conferimento dei diplomi. La Scuola Medica continuò, ma non poteva conferire più diplomi, prerogativa destinata allo Studio di Napoli, all’Università di Napoli. Salerno può costruire un percorso culturale perché tutto era intessuto sulla Scuola Medica Salernitana. Ancora oggi si possono “leggere” gli orti partendo da sopra, dal castello dove c’era il monaco: la medicina salernitana era infatti medicina monastica, l’abate di Cava venne a curare il re longobardo, poi divenne arcivescovo di Salerno, Alfano I. Dal castello, appunto, si scende per gli orti e si passa per quello che era il giardino di Matteo Silvatico – che purtroppo oggi è solo una parte di quello originario – e si arriva fino alla Villa Comunale, poi risistemata, di origine ottocentesca. Salerno, Montpellier, Granada sono i centri che davvero potrebbero rappresentare questa storia, che continua. In questo senso anche la facoltà di Medicina e quella di Farmacia che preesisteva ne costituiscono testimonianza.

(fonte foto principale: Aboca Museum, dettaglio del De Materia Medica)
 

A.M.


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Scritto da Antonio Maiorino

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