ROMA, 18 DICEMBRE 2012 - Pubblicato, dall’Istat, l'Annuario statistico italiano da cui emergono alcuni dati non proprio rassicuranti: 1 milione 128 mila persone in cerca di lavoro tra i 15 e i 34 anni. In particolare, il dato più critico si registra in riferimento ai giovani fino a 29 anni, dove il tasso di disoccupazione dei laureati è più elevato rispetto a quello dei diplomati. Nel 2011 il 48,8% dei diplomati del 2007 lavora, il 16,2% è in cerca di un'occupazione e il 31,5% è impegnato esclusivamente negli studi universitari. A quattro anni dalla laurea, invece, lavora il 69,4% dei laureati in corsi a ciclo unico, il 69,3% di quelli laureati nei corsi triennali e l'82,1% dei laureati in corsi specialistici biennali.
Come sottolinea l’Istat, le cause sono da ricercare sia nel ritardo nell’ingresso nel mondo da parte di chi decide di prolunga gli studi, ma anche dalle maggiori difficoltà dei giovani di trovare occupazione, nonostante il titolo di studio elevato. Tra i disoccupati, la componente che – ancora una volta – evidenzia il più elevato tasso d'inattività (inattivi sono coloro i quali non sono né occupati né cercano lavoro) è quella femminile, nonostante il calo registrato nel corso del 2011 (48,5% nel 2011 rispetto a 48,9% di un anno prima). La situazione peggiora nel Mezzogiorno, dove poco più di sei donne ogni dieci in età lavorativa risultano escluse dal mercato del lavoro.
Passando alla voce matrimonio, secondo l’Annuario Istat, in diminuzione i matrimoni celebrati e una maggior tendenza verso il rito civile: quello religioso resta ancora la scelta più diffusa (60,2%), anche se sono in aumento le coppie che scelgono il rito civile (da 79 mila nel 2010 a 83 mila nel 2011). In particolare, nelle regioni del Nord quello civile ha registrato un sorpasso portandosi al 51,7% rispetto al 48,3% di quello celebrato in chiesa. Nello specifico, sottolinea il suddetto rapporto, per il quarto anno consecutivo il numero dei matrimoni è in flessione: nel 2011 ne sono stati celebrati 208.702, quasi novemila in meno dell'anno precedente. A causa di ciò, il tasso di nuzialità passa da 3,6 a 3,4 per mille. Nonostante ciò, anche se in calo (da 4,4 a 4,1 per mille), il tasso di nuzialità del Mezzogiorno supera comunque la media nazionale. Infatti, nel Mezzogiorno i matrimoni celebrati con rito religioso è del 76,3%, contro il 48,8% del Nord e il 50,1% del Centro.
Restando nell’ambito della famiglia, l'Italia è al quarto posto per bassa fecondità nell'Ue a 15 e al decimo nell'Ue a 27. In particolare, il numero di figli per donna è in lieve aumento, pari a 1,42 a livello nazionale (1,41 l'anno precedente)ed è più alto al Nord, dove il valore si assesta a 1,48. Comunque, si diventa mamme sempre più tardi: 31,3 anni è l'età media al parto in Italia. Rispetto all’Unione europea a 15 Paesi (dati 2010): l'Italia si colloca al quartultimo posto preceduta da Portogallo (1,36 figli per donna), Spagna (1,38) e Germania (1,39). Nell'Ue a 27 i paesi con un minor numero medio di figli per donna sono la Lettonia (1,17), l'Ungheria (1,25) e la Romania (1,33 ). [MORE]
Passando alla voce ‘speranza di vita’, le stime relative al 2011, registrano un miglioramento della suddetta alla nascita, sia per gli uomini (79,4) che per le donne (84,5), grazie all'influenza positiva della riduzione dei rischi di morte a tutte le età. In un confronto internazionale, l'Italia conferma il fatto di essere uno dei paesi più longevi: nel 2010, all'interno dell'Unione europea, è seconda solo alla Svezia che continua ad evidenziare migliori condizioni di sopravvivenza maschile (79,6 anni). Invece, in Francia e in Spagna le donne evidenziano la vita media più elevata (85,3 anni).
Dall’annuario dell’Istat, risulta, inoltre, che la maggioranza delle famiglie italiane vive in case di loro proprietà (il 72,4%), mentre il 18% paga un canone d'affitto. Tra quest’ultime: il 73,5% vive in abitazioni di proprietà di un privato, il 20,8% in case di proprietà di enti pubblici (in calo dal 22,2% nel 2010). Fra le principali utenze domestiche, a gravare principalmente sul budget familiare sono, nell'ordine, la bolletta del gas (2,2% della spesa totale), quella dell'energia elettrica (1,8%) e la bolletta telefonica (1,4%). Nel 2011, per quanto concerne il processo di diffusione di alcuni beni durevoli: il telefono cellulare è presente nell'89,6% delle famiglie, il personal computer il 56,8%, la lavastoviglie il 45,3%, ai condizionatori d'aria 33,4%).
L’Istat, poi, ha evidenziato che, tra i mezzi di trasporto privato il più utilizzato è ancora l'automobile: “nel 2012 ben sette occupati su dieci (il 69,3%) si mette alla guida per recarsi a lavoro e poco più di un terzo degli studenti (34,7%) si fa dare un passaggio in macchina per andare a scuola. Sempre nel 2012, poco meno di un quarto della popolazione di 14 anni e oltre usa i mezzi pubblici urbani, il 16,3% quelli extra-urbani mentre il 28,5% ha preso almeno una volta il treno”.
Per quanto riguarda il rapporto degl’italiani con la cultura: nel 2011, oltre 40 milioni e 134.000 persone hanno visitato i 424 luoghi di antichità e arte presenti nel nostro Paese, con un notevole incremento rispetto all'anno precedente (quasi tre milioni in più). Inoltre, “nel 2012 il 63,8% della popolazione ha fruito di almeno uno spettacolo o intrattenimento fuori casa, una quota inferiore a quella del 2010 (67,1%) e valore più basso degli ultimi sei anni. Il cinema continua a raccogliere il maggior pubblico (il 49,8% della popolazione), seguito da musei e mostre (28%), spettacoli sportivi (25,4%), siti archeologici e monumenti (21,1%), discoteche e balere (20,6%), teatro (20,1%), concerti di musica (19%) e concerti di musica classica (7,8%)”.
L’Istituto di statistica ha evidenziato che, anche se in lieve flessione, guardare la televisione è un'abitudine consolidata per il 92,4% delle persone di tre anni e più (94% nel 2011). Meno diffuso l’ascolto della radio (58,3% della popolazione). In merito all’editoria, nel 2010 sono stati pubblicati 63.800 libri (rispetto ai 57.558 dell'anno precedente), per una tiratura complessiva di oltre 213 milioni di copie. Secondo il citato annuario, la produzione editoriale ha riscontrato una ripresa sia per i titoli (+10,8% in un anno) che per la tiratura (+2,5%). La lettura dei libri è l'unico consumo culturale, a livello nazionale, a non conoscere flessioni nel 2012: legge un quotidiano almeno una volta a settimana il 52,1% delle persone in età scolare, mentre il 46% si dedica alla lettura di libri. I giovani di 11-14 anni sono i maggiori consumatori di libri (60,8%). Si, contrae il divario fra Mezzogiorno e resto del Paese per la lettura di libri.
Per quanto riguarda l’uso del personal computer: nel 2012 sono il 52,3% della popolazione di tre anni e oltre (52,2% nel 2011). Parallelamente, l'uso di Internet continua a mostrare un andamento crescente, coinvolge il 52,5% della popolazione di sei anni e più (51,5% nel 2011).
In merito all'istruzione, si ci iscrive meno, non solo all'università ma pure alle superiori. Per il terzo anno consecutivo, in calo sono soprattutto gli iscritti alle secondarie di secondo grado (-24.145 unità). Se il tasso di scolarità subisce un'ulteriore flessione, dal 92,3% del 2009-2010 al 90%, quello riferito alle superiori. La quota di persone con qualifica o diploma di scuola superiore raggiunge il 34,5% (33,9% nel 2009-2010), mentre sale all'11,2% la quota dei laureati. In flessione le immatricolazioni all’università nell'anno accademico 2010-201: circa 288.000, circa 6.400 in meno rispetto all'anno precedente (-2,2%).
Geograficamente, la partecipazione agli studi universitari risulta particolarmente alta in Molise, Abruzzo, Basilicata (più di un residente di 19-25 anni su due è iscritto a un corso accademico). Le donne sono più propense degli uomini a proseguire gli studi :le diplomate che si iscrivono a un corso universitario sono circa 67 su 100, i diplomati quasi 56.
(fonte: Istat)
Rosy Merola
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