Lotta alla povertà: l'Italia maglia nera degli aiuti, manda a fondo l'Europa!

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ROMA -13 APRILE 2011- I dati preliminari sullo stato dell’aiuto pubblico allo Sviluppo da part...

ROMA -13 APRILE 2011- I dati preliminari sullo stato dell’aiuto pubblico allo Sviluppo da parte dell’Italia, fatti circolare qualche giorno fa dall’OCSE, sono la dimostrazione del drammatico stato in cui versa la Cooperazione allo Sviluppo nel nostro Paese. L’aiuto italiano, infatti, stando ai dati forniti dall’OCSE/DAC, sarebbe scesa dallo 0,16% allo 0,15% del PIL, con una contrazione in termini reali rispetto al 2009 dell’1,5%, ma ben del 35% rispetto al 2008. Un dato che non lascia grandi speranze.
 

Tuttavia, l’Italia, non solo continua a mettere all’ultimo posto delle proprie scelte di bilancio l’aiuto pubblico allo sviluppo, ma con tali scelte sta provocando l’allontanamento di tutta l’Unione Europea dagli obiettivi continentali: mentre l’aiuto UE sale del 6,7%, infatti, l’Italia si conferma fanalino di coda dei paesi dell’Unione Europea, addirittura dopo la Grecia, la quale, nonostante le difficoltà interne di bilancio continua a destinare lo 0,17% de Pil all’aiuto pubblico per lo sviluppo economico. L’aiuto pubblico del nostro Paese in termini assoluti è pari a quello del Belgio e della Danimarca.
 

Il contributo dell’Italia nella comunità dei Paesi OCSE donatori scende dal 3,9 % del 2008 al 2,5% nel 2010 con una contrazione del suo contributo più forte a livello UE dal 6,7% al 4,4%. Ossia l’Italia contribuisce sempre meno allo sforzo collettivo per l’assistenza allo sviluppo. Nonostante l’imperversare della crisi economica, pochi sono i Paesi OCSE che hanno tagliato gli aiuti. Non il Portogallo e neppure gli Stati Uniti, che hanno aumentato gli stanziamenti rispettivamente del 31,5% e del 3,5%. I Paesi che hanno ridotto l’aiuto oltre l’Italia sono stati la Grecia, l’Irlanda e la Spagna, ma, a parte la Grecia, gli altri due Paesi destinano rispettivamente lo 0,53% e lo 0,43% del loro PIL all’aiuto pubblico allo sviluppo.
 

L’Italia purtroppo, risulta essere dunque il principale responsabile dell’affondamento della credibilità europea per la cooperazione allo sviluppo, nonostante gli sforzi di quei paesi UE che hanno incrementato la quota di aiuti e di quelli che, con tutta la crisi economica, hanno mantenuto i livelli degli anni precedenti. Rispetto a quanto l’Italia si era impegnata a fare a livello europeo nel 2005, infatti, mancano attualmente all’appello 5,4 miliardi di euro: il nostro Paese è responsabile del 43% dell’ammanco europeo rispetto all’obiettivo collettivo e contribuisce al mancato rispetto delle promesse del G8 di Gleneagles del 2005 per il 43%. Di fronte a questa drammatica situazione, diventa essenziale – così come già affermato dall’OCSE – rendere maggiormente vincolante il sistema delle promesse fatte dai governi, chiedendo loro di sostenere tali impegni con piani specifici che garantiscano l’allocazione delle risorse promesse per l’aiuto pubblico allo sviluppo.

 

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