Manovra: ok Senato a fiducia su maxiemendamento, 167 SÌ “opposizioni protestano”

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ROMA, 23 DICEMBRE - Si' del Senato alla fiducia posta dal governo sul maxiemendamento alla manovra. ...

ROMA, 23 DICEMBRE - Si' del Senato alla fiducia posta dal governo sul maxiemendamento alla manovra. I voti favorevoli sono stati 167, quelli contrari 78, 3 gli astenuti.
Conte, passaggio Senato completato, ora tocca a Camera 
"Un primo passaggio e' stato completato adesso passiamo alla Camera". Lo ha detto il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, lasciando il Senato dopo il si' alla fiducia sulla manovra.  

Il Si' del Senato in notturna, opposizioni protestano 
Dopo l'ennesima giornata al cardiopalma il Senato ha approvato la manovra, che dovra' tornare alla Camera per il via libero definitivo il 28 o il 29 dicembre, a poche ore dall'incubo dell'esercizio provvisorio. Il governo - in notturna - ha incassato la fiducia sul maxiemendamento che recepisce l'intesa con l'Europa, ma le opposizioni hanno battagliato fino all'ultimo (abbandonando la commissione Bilancio e manifestando il loro dissenso in Aula) e il Pd ha annunciato il ricorso alla Corte costituzionale perche' - lamenta - ai senatori non e' stato consentito di procedere a un solo voto sul testo. L'ultimo miglio e' stato anche il piu' lungo. L'avvio della discussione generale, prevista per le 14, e' slittato alle 20,30. La tensione e' salita in commissione Bilancio quando il governo ha annunciato la necessita' di modificare il testo presentato per correggere degli errori formali e per stralciare alcune norme per motivi di copertura. Una decisione che ha suscitato la reazione dell'opposizione. FI ha lasciato la commissione prima del voto sulla modifica del testo, il Partito democratico ha chiesto le dimissioni del presidente della commissione, Daniele Pesco, Leu e FdI non hanno partecipato al voto.

Piu' tardi, quando dopo l'ennesima capigruppo il testo e' finalmente giunto in Aula, si e' sfiorata la rissa allorche' i senatori dem si sono avvicinati ai banchi del governo. Sono volate alcune copie del maxiemendamento e Simona Malpezzi, del Pd, ha accusato la senatrice questore Laura Bottici (M5s) di averle "messo le mani addosso". Per calmare gli animi il presidente Casellati ha sospeso per alcuni minuti la seduta. Alla ripresa, finalmente, e' iniziato l'iter che ha portato all'approvazione del testo.

Nella versione finale del provvedimento sono confermate alcune delle misure principali ma arrivano anche delle novita'. A partire dalla sforbiciata al fondo per gli investimenti che passa dai 9 miliardi in tre anni inizialmente previsti a 3,6 miliardi. Per il 2019 il fondo scende a 740 milioni di euro (contro i 2.750 precedenti), nel 2020 a 1.260 milioni (da 3.000 milioni) e nel 2021 a 1.600 (da 3.300). Il governo assicura pero' che non ci sara' alcun "taglio agli investimenti. Nel passaggio al Senato, le risorse destinate nel prossimo triennio agli investimenti restano invariate, per un valore complessivo di circa 15 miliardi". Confermato il blocco delle assunzioni fino al 15 novembre 2019 per la Presidenza del Consiglio, i ministeri, gli enti pubblici non economici e le agenzie fiscali, mentre per le universita' e' posticipato al primo dicembre, con l'eccezione dei ricercatori a contratto che potranno essere assunti come professori nel corso del 2019. Saltano dal testo le norme sugli Ncc ma il governo ha varato un decreto ad hoc per affrontare la crisi del settore che introduce una nuova regolamentazione.

La nuova versione della manovra ha suscitato i dubbi dell'Ufficio parlamentare di bilancio: la nuova stima di crescita del Pil all'1% per il 2019 (a fronte dell'1,5% precedente) e' ora "plausibile, pur presentando non trascurabili rischi di revisione al ribasso". E i rischi "risultano amplificati se si considerano le previsioni per il 2020 e 2021". L'Upb mette in guardia anche sui saldi: senza gli aumenti dell'Iva previsti nelle nuove clausole di salvaguardia, il deficit italiano nel 2020 e nel 2021 arrivera' alla soglia limite del 3% "con evidenti rischi sulla sostenibilita' futura della finanza pubblica".

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