Miglierina dedica una piazza al ricordo del giudice Nino Scopelliti
Politica Calabria

Miglierina dedica una piazza al ricordo del giudice Nino Scopelliti

sabato 15 novembre, 2014

 

 MIGLIERINA (CZ), 15 NOVEMBRE 2014 - 'Il giudice è quindi solo, solo con le menzogne cui ha creduto, le verità che gli sono sfuggite, solo con la fede cui si è spesso aggrappato come naufrago, solo con il pianto di un innocente e con la perfidia e la protervia dei malvagi. Ma il buon giudice, nella sua solitudine, deve essere libero, onesto e coraggioso.'
Se esistono parole che possano descrivere il 'buon giudice', di certo queste sembrano le più adeguate. A pronunciarle Antonino Scopelliti, indimenticato magistrato calabrese, simbolo dello Stato che non tratta, dello Stato che non cede, dello Stato che sta dalla parte dei più deboli.
A soli 24 anni, Scopelliti si lanciò alla ricerca della verità: la sua caparbietà lo portò ad indossare quella toga per rappresentare la pubblica accusa in alcuni dei processi più delicati della Repubblica, come al Processo Moro I, a quello per la strage di Piazza Fontana e del Rapido 904.

Era l'amore per la giustizia ad animarlo quando rifiutava diversi tentativi di corruzione, conscio che le mafie non perdonano. Ma altrettanto conscio che quel cancro, che tanto male faceva alla sua terra, andava sconfitto. Stava preparando il rigetto dei ricorsi avanzati in Cassazione dagli avvocati dei mafiosi condannati nel primo Maxiprocesso, quando qualcuno decise di metterlo a tacere. Per sempre.
Per onorare quella toga, da lui tanto amata e che tanta responsabilità gravava sulle sue forti spalle, ha pagato col sacrificio più grande: la vita.
Morì senza scorta e senza che lo Stato sappia, ancor oggi, darci i nomi dei colpevoli.

Dopo 23 anni dalla sua scomparsa, il 'giudice solo', com'era chiamato Scopelliti, è sempre meno solo: il suo esempio è oggi un ricordo forte, ed accompagna chi vive credendo nel valore della legalità e della giustizia.
Proprio per rendere indelebile quel ricordo, l'Amministrazione Comunale di Miglierina, comune del catanzarese da sempre attento alla legalità e all'integrazione, ha promosso l'iniziativa di dedicare una piazza al giudice di Campo Calabro.

La cerimonia, inserita nello svolgimento della Prima Giornata della Legalità, organizzata dallo stesso Comune con la collaborazione del Movimento antimafia Ammazzateci Tutti e della Fondazione Scopelliti, è stata occasione per l'incontro di istituzioni e movimenti con i ragazzi della scuola media. Apre il dibattito l'intervento del Sindaco di Miglierina, Pietro Guzzi, impegnato con il consigliere comunale Gianluca Gentile nell'organizzazione della giornata, dedicandola ai ragazzi presenti: “Lo scopo principale di questa giornata è ispirare nei ragazzi un sentimento condiviso di legalità perchè essi possano dire, come diceva d'altronde un giovane come Peppino Impastato, 'la mafia fa schifo'. Scopelliti non si sentiva un eroe, ma una persona che voleva solo fare seriamente il suo lavoro. Il mio augurio è che possiate vivere in una terra senza eroi, perchè felice è una terra che non ha bisogno di eroi”.

[MORE]La figlia di Nino - Emozionante è stata la testimonianza di Rosanna Scopelliti, figlia del giudice. “Come ogni volta, condivido con voi dolore e dispiacere per mio papà che non c'è più, per colpa di quella brutta cosa che è la ndrangheta. Ma raccontandolo a voi, io lo sento sempre vicino. Sapete, è importante parlare con voi ragazzi, che sarete il futuro di questo Paese, perchè avrete la possibilità di scegliere da che parte stare, decidere cos'è il giusto e cos'è il male. Sono qui per darvi il coraggio di dire no alle mafie". Rosanna è quasi provata quando racconta la sua infanzia e del suo rapporto col papà: “La storia di mio papà è, per me, una favola: andavo in giro non come una bimba normale, ma in una valigia rossa, per non farmi vedere accanto a lui in pubblico, ma farlo in segreto per non metterci a rischio. Aveva fatto una scelta e io avevo capito che ogni minuto con lui dovevo viverlo fino in fondo. Avevo 7 anni quel 9 agosto del 1991: aspettavo la sua consueta telefonata giornaliera per dirgli che, finalmente, avevo imparato ad andare in bici. Non arrivò e al tg serale diedero la notizia dell'agguato. In quella situazione normale e paradossale di una famiglia che non si sapeva che esistesse, all'interno di quelle 4 mura papà rendeva tutto normale. Cos'è la ndrangheta? Individui che si fanno chiamare uomini d'onore, ma non sono nulla. Neppure persone. Le persone che hanno il coraggio di dire no al 'capobastone', di isolare il bullo della classe, hanno scelto di stare dalla parte giusta. Questa favola ha un lieto fine per me: i ragazzi che si erano uniti in un coro di 'No alle mafie' dopo l'omicidio di Fortugno, danno il significato di ciò che mio padre ha fecondato in quei giovani che avevano voglia di ribellarsi". E poi il richiamo a quella platea di adoloscenti, le cui facce esprimevano ammirazione e commozione: "Ragazzi studiate, informatevi e fate idee che siano vostre: in questo modo il mafioso , da voi, viene sconfitto".
Rosanna Scopelliti è oggi donna attiva, impegnata nella lotta alla mafia, siede nella Commissione Bicamerale Antimafia fra le file dell'ex PDL. “La società civile calabrese non era pronta e non ebbe una risposta forte dopo quel 9 agosto: ecco perchè la cassa di risonanza fu minore rispetto alle stragi di Falcone e Borsellino. Ma dopo l'omicidio Fortugno quella risposta c'è stata ed è stata forte, per questa sono tornata in Calabria, la mia terra, e mi sono impegnata politicamente".
A chi gli domanda cosa se pensi riguardo ad eventuali parti di magistratura politicizzate, risponde secca: "Il magistrato fa un mestiere per cui dovrebbe essere intransigente, lontano dalla politica e senza utilizzare il proprio lavoro per impegni futuri: mi preoccupa la moda di candidarsi di certi magistrati, perchè si smette di credere nella genuinità dell'essere magisrato. Quantomeno dovrebbero lasciar la toga e aspettare qualche anno prima di lanciarsi in politica".


E ora ammazzateci tutti - Presente e parte attiva della giornata, anche il movimento Ammazzateci Tutti. Alessandro Pecora, attivista del movimento, ha risposto alla domanda del giovane Cristian, curioso di sapere come fosse nato quel gruppo di 'giovani ribelli': "24 omicidi nella locride e poi l'assassinio di Fortugno, simbolo delle istituzioni pulite: il giorno dopo un gruppo di giovani del liceo scientifico di Locri davanti al Tribunale espose uno striscione vuoto, senza rilasciare dichiarazioni. Avevamo finito le parole. Al funerale di Fortugno, il questore ci fece sfilare in capo al corteo con quello striscione, che si era riempito delle parole, forti, 'E ora ammazzateci tutti'. Da lì il forum online che ha raccolto adesioni in tutta Italia. Era nata un'associazione dal basso, dalla gente comune, che si renderà organizzatrice e promotrice di un cambiamento culturale dei giovani, incontrandoli nelle scuole ed educandoli al rispetto delle istituzioni e della Costituzione. In un percorso senza mafie”. E da l'esperienza di quella che è, forse, la più grande associazione giovanile antimafia.

La storia di Pasquale - I momenti toccanti dell'incontro, moderato da Rosaria Altilia, coordinatrice regionale del Movimento, non finiscono qui. La criminalità organizzata è anche storia di giovani vite spezzate. A rendere la giornata ancora più profonda, anche l'appello della zia di Pasquale Andreacchio, giovane calabrese strappato presto alla vita: “Dopo due mesi in cui si erano perse le sue notizie, il 9 dicembre 2009 vennero ritrovati i resti del corpo martoriato di Pasquale. L'unica pista plausibile per spiegare un'inspiegabile morte, è quella legata alla compravendita di un cavallo, legata in qualche modo a storie di criminalità organizzata. Non si può morire così. Ma, ad oggi, non abbiamo un colpevole. Ragazzi, lottate insieme a noi, estirpiamo questo male. Bisogna denunciare, perchè la mafia uccide e l'omertà uccide una seconda volta”.

A portare i saluti della Provincia di Catanzaro e per ringraziare Miglierina e i suoi amministratori per una iniziativa di tale levatura morale, anche il Presidente provinciale Enzo Bruno, che ha vissuto vicino alla famiglia la vicenda Scopelliti: "Quella morte segnò la vita del fratello di Nino, Franco, mio personale amico, e quella di tutti i calabresi. Bisogna farsi tutti un esame di coscienza: la malapolitica è spesso, anche, frutto di una domanda malata, una raccomandazione ovvero una concessione edilizia sbagliata. Tutti dobbiamo contribuire, per costruire una politica onesta. Portate nel vostro cuore questa lezione, ragazzi!".

Anche il dirigente scolastico della scuola media, che con coraggio e passione avvicina i ragazzi a tematiche così importanti e delicate, ha voluto ribadire il concetto di una scuola responsabile dell'educazione dei ragazzi ad una vita rispettosa della convivenza civile. Usando le parole di Nicola Gratteri, 'mafia e ndrangheta fanno forza sull'ignoranza', ha chiesto un impegno a Bruno e all'onorevole Scopelliti: “Onorevole e Presidente, la politica ha troppo spesso bistrattato la scuola, chiedo a voi di farvi portavoce dei nostri problemi. Non potete trascurare l'istruzione”.

A fine incontro, la benedizione della targa che porta il nome del giudice Scopelliti, e che darà il nome alla piazza antistante il Municipio di Miglierina, in cui si erge anche il monumento dedicato ai caduti in guerra: a legarli il sacrificio per amore della Patria.

Salvatore Remorgida


Autore
https://www.infooggi.it - Il Diritto Di Sapere

Entra nel nostro Canale Telegram!

Ricevi tutte le notizie in tempo reale direttamente sul tuo smartphone!

Esplora la categoria
Politica.