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Monti la spunta in Europa. E in Italia cambiano gli equilibri politici

Michele Barbero
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 ROMA, 30 GIUGNO 2012 - La notte tra giovedì e venerdì è stata un momento critico per l'Europa, al punti da distogliere addirittura l'attenzione di qualcuno dalla parallela sfida calcistica in atto a Varsavia. Secondo le parole pronunciate da Mario Monti alla vigilia dell'incontro, il mancato raggiungimento di uno «scudo anti-spread» avrebbe potuto segnare la fine della moneta unica. Invece, il pericolo appare scongiurato, almeno per il momento. La Merkel si è piegata all'asse diplomatico Italia-Spagna-Francia, sapientemente costruito dal premier italiano che, dietro la consueta gesuitica gentilezza, ha fatto il muso duro, minacciando di opporsi al patto per la crescita in caso di mancata approvazione delle misure richieste.[MORE]

Oltre ad alcune concessioni sulla ricapitalizzazione diretta delle banche – fatto che interessa in primo luogo la Spagna – la Germania ha ceduto sulla possibilità per i paesi colpiti da speculazione e recessione, ma “virtuosi” (che hanno cioè adottato i richiesti provvedimenti di contenimento della spesa), di accedere alla copertura dei fondi europei salva-stati senza doversi sottoporre a ulteriori misure di austerità. Una novità che dovrebbe rassicurare i mercati e dare fiato alle borse sotto attacco, la nostra innanzitutto.

Certo, la cancelliera non è crollata, nelle trattative, come ha fatto la sua nazionale di fronte alle cannonate di Mario (quell'altro, di colore, cresta e faccia da finto cattivo). L'attivazione degli aiuti per i paesi in difficoltà, ad esempio, non sarà automatica come chiedevano Monti & co, ma necessiterà della solita procedura di richiesta, e della firma di un memorandum di impegni. Ma resta il fatto che Monti ha ottenuto un sostanziale successo, e che quest'ultimo influirà non di poco anche sugli equilibri politici italiani. Diventa infatti sempre più difficile per i principali partiti cedere alla tentazione di togliere la fiducia a Monti e alle sue riforme draconiane per ritagliarsi un po' di facili consensi. Anche se la voglia di sicuro ci sarebbe, nel contesto di un paese stremato, e in previsione di ulteriori tagli per cinque-otto miliardi in preparazione sui tavoli dell'esecutivo.

Insomma, se finora si è assistito a una sorta di costante “dilemma del prigioniero”, con i principali attori politici (soprattutto il Pdl) che hanno cooperato senza entusiasmo con l'esecutivo, resistendo per miracolo alla voglia di staccare la spina per primi, ora una simile mossa diviene quasi impensabile. Troppo facile sarebbe, per gli avversari di turno, dipingerla come una pugnalata alle spalle all'uomo duro ma rigoroso, che ha imposto sacrifici ma al tempo stesso è riuscito a far valere gli interessi del paese in sede europea. Non a caso, un Monti decisamente rafforzato ha contattato telefonicamente da Bruxelles Alfano, Bersani e Casini, cui ha chiesto – con garbo ma anche con una certa decisione, a quanto pare – di “fare la loro parte” sostenendo senza se e senza ma le prossime mosse del governo sul fronte interno.

In barba a chi lo dà per politicamente spacciato, Berlusconi sembra essere tra quelli che, nel centro destra, meglio hanno fiutato il cambiamento di umori e di equilibri che si respira nell'aria. In contrasto con le proposte di “falchi” come Cicchitto, che ragionano su complesse ipotesi di supporto ma con astensione per salvare capra e cavoli, l'ex presidente del consiglio ha dichiarato senza mezzi termini che “ora è impossibile far cadere Monti”.

Il premier ha quindi messo a segno un doppio colpo, a Bruxelles e a Roma. Il suo margine di manovra risulta aumentato, e un'uscita di scena anticipata dell'esecutivo non è mai stata tanto improbabile. Politica europea e alchimie interne si intrecciano sempre di più, paradossalmente, proprio quando l'Unione sembra maggiormente a rischio.

Michele Barbero

(Immagine da leggo.it)


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Scritto da Michele Barbero

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