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Nell’IC “Aldo Moro” di Badolato-Guardavalle si insedia il nuovo dirigente Prof. Vittorio Ruberto

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Nell’IC “Aldo Moro” di Badolato-Guardavalle si insedia il nuovo dirigente Prof. Vittorio Ruberto
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Nell’IC “Aldo Moro” di Badolato-Guardavalle si insedia il nuovo dirigente Prof. Vittorio Ruberto

Le comunità di Badolato, Santa Caterina e Guardavalle salutano e accolgono con viva partecipazione il nuovo dirigente scolastico, Prof. Vittorio Ruberto, che da quest’anno dirigerà l’IC Badolato- Guardavalle “Aldo Moro”. Dopo l’esperienza maturata in Lombardia, il Prof. Ruberto assume la guida di una realtà articolata, formatasi lo scorso anno a seguito di accorpamento e, pertanto, chiamata a costruire ogni giorno un’identità comune tra plessi, ordini di scuola e territori differenti. Una comunità fatta innanzitutto di persone: alunni, famiglie, docenti e personale ATA. Un nuovo anno scolastico porta sempre con sé aspettative, progetti e nuove sfide. Di questo abbiamo parlato con il nuovo dirigente.

Dirigente Ruberto, con quale spirito ha assunto la guida dell’I.C. Badolato-Guardavalle “Aldo Moro”?

«Per prima cosa ringrazio tutti per l’accoglienza: le tre comunità e le rispettive amministrazioni. Assumo il nuovo incarico con grande entusiasmo, ma anche con la consapevolezza della responsabilità che questo incarico comporta. Entrare in una nuova comunità scolastica significa prima di tutto conoscerla, comprenderne la storia, ascoltarne le persone e coglierne bisogni e potenzialità. La scuola è una realtà viva e complessa, non può essere conosciuta soltanto attraverso documenti, numeri o procedure amministrative. Bisogna entrare nelle aule, incontrare gli alunni, parlare con i docenti, con il personale ATA e con le famiglie. È da questo ascolto che deve partire qualsiasi progetto. Il mio desiderio è quello di lavorare insieme a tutte le componenti dell’Istituto, valorizzando ciò che di positivo è stato costruito negli anni e individuando, attraverso il confronto, nuove opportunità di crescita.»

Dopo gli anni trascorsi alla guida di un Istituto Comprensivo in Lombardia, questo incarico rappresenta anche un ritorno in Calabria. Che significato assume per lei?

«Ogni esperienza professionale lascia qualcosa e contribuisce ad arricchire il nostro modo di interpretare il ruolo che siamo chiamati a svolgere. Gli anni trascorsi in Lombardia hanno rappresentato per me un’esperienza importante sotto il profilo umano e professionale. Oggi porto con me quel patrimonio di esperienze e competenze, ma sono consapevole che ogni scuola ha una propria identità e che non esistono modelli da trasferire automaticamente da una realtà all’altra. Occorre partire dal territorio, dalle persone, dalla cultura e dalle esigenze specifiche della comunità scolastica. Il mio impegno sarà quindi quello di conoscere profondamente questa realtà e di costruire insieme un percorso capace di rispondere ai suoi bisogni.»

Quale scuola vorrebbe per gli alunni del suo Istituto?

«Una scuola accogliente e serena, nella quale ogni bambino e ogni ragazzo possa sentirsi riconosciuto e valorizzato. La scuola deve garantire apprendimenti solidi, ma deve anche educare al rispetto, alla responsabilità, alla cittadinanza e aiutare ciascun alunno a sviluppare le proprie potenzialità.»

In questa visione assume un ruolo fondamentale l’inclusione. Che significato attribuisce a questa parola?

«Inclusione significa fare in modo che nessuno resti ai margini. E riguarda tutti, non soltanto gli alunni con disabilità o con bisogni educativi speciali. Ogni alunno è diverso dall’altro: ha una propria storia, propri tempi di apprendimento, proprie capacità, difficoltà, emozioni e potenzialità. Una scuola realmente inclusiva è quella capace di riconoscere queste differenze senza trasformarle in ostacoli. Dobbiamo prestare particolare attenzione a chi vive situazioni di fragilità, contrastare ogni forma di discriminazione e creare ambienti nei quali ciascuno possa sentirsi rispettato. L'inclusione, però, non si realizza attraverso il lavoro di una sola persona. È un impegno collegiale che richiede collaborazione tra docenti, famiglie, personale scolastico, servizi e territorio. È prima di tutto una cultura.»

Il dirigente Ruberto si sofferma sul rapporto con famiglie, riconoscendone il ruolo fondamentale nel processo di crescita e formazione dei ragazzi, sottolineando che la scuola ha bisogno delle famiglie e le famiglie devono poter trovare nella scuola un interlocutore autorevole, ma nello stesso tempo aperto e disponibile.

Un riconoscimento particolare va ai docenti che costituiscono il cuore dell'azione educativa e didattica. “Il loro – esplicita il dirigente - è un lavoro straordinariamente importante e oggi sempre più complesso. Agli insegnanti non viene chiesto soltanto di trasmettere conoscenze: devono saper leggere bisogni diversi, gestire relazioni, innovare le metodologie, confrontarsi con le famiglie e accompagnare bambini e ragazzi in una società che cambia molto rapidamente. Credo molto in una leadership partecipata. Dirigere non significa decidere tutto da soli. Significa indicare una direzione, assumersi le proprie responsabilità, ma anche saper ascoltare e valorizzare le professionalità presenti nella scuola”.

Non mancano i riconoscimenti anche al lavoro del personale ATA senza il quale non può esistere una scuola che funzioni realmente.

Docenti, ATA, famiglie, alunni: sembra porre molta attenzione al concetto di comunità scolastica.

«Per me è un concetto fondamentale. Possiamo avere strutture efficienti, tecnologie e progetti innovativi, ma una buona scuola nasce soprattutto dalla qualità delle relazioni. Le persone devono sentirsi rispettate, ascoltate e parte di un progetto comune. Questo non significa che non vi possano essere problemi o divergenze. Significa affrontarli attraverso il dialogo e con la consapevolezza che apparteniamo tutti alla stessa comunità. Il benessere organizzativo non è un elemento secondario. Un ambiente sereno aiuta gli adulti a lavorare meglio e, inevitabilmente, produce effetti positivi anche sugli alunni. Per questo credo molto nell'ascolto, nel rispetto dei ruoli, nella collaborazione e nel senso di appartenenza.»

Di fondamentale rilevanza è il rapporto con il territorio. Nella prospettiva di Ruberto la scuola non può essere un'isola ma deve dialogare con il territorio nel quale opera. Comuni, associazioni, realtà culturali, sociali e sportive, servizi e famiglie possono diventare interlocutori importanti nella costruzione dell'offerta formativa. Aprirsi al territorio non significa perdere la propria autonomia educativa, ma moltiplicare le opportunità offerte ai ragazzi. Anche l’apertura alle nuove tecnologie non deve spaventare, se guidata e controllata. “La tecnologia – sostiene il dirigente - offre possibilità straordinarie, ma deve rimanere uno strumento al servizio della didattica e della persona. Non dobbiamo averne paura, ma dobbiamo educare i ragazzi a utilizzarla in maniera consapevole, responsabile e critica. Il compito della scuola diventa ancora più importante proprio perché i nostri alunni vivono immersi in un ambiente digitale. Nessuna tecnologia, però, potrà sostituire la relazione educativa. Un insegnante capace di ascoltare, motivare, incoraggiare e trasmettere passione rimane insostituibile”.

Concludendo, quali saranno le priorità del suo lavoro e quale messaggio vuole lasciare alla comunità scolastica?

«Le priorità saranno la centralità degli alunni, la qualità degli apprendimenti, l’inclusione, il benessere, il dialogo con le famiglie e la valorizzazione di tutto il personale. Agli alunni dico di vivere la scuola con curiosità e senza paura di sbagliare. Alle famiglie propongo fiducia e collaborazione. Abbiamo un obiettivo comune: accompagnare la crescita dei nostri bambini e dei nostri ragazzi.

Ai docenti e al personale ATA chiedo ascolto, rispetto e disponibilità al confronto, assicurando, ovviamente, lo stesso. Una buona scuola non si costruisce da soli. Si costruisce insieme, facendo in modo che ciascuno si senta parte importante della stessa comunità. Buon anno scolastico a tutti noi»

 

 

 

 

 

 

 


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