Polizia locale di Milano, cinque arrestati respingono le accuse: verifiche sui cellulari sequestrati
Gli agenti sono comparsi davanti al Gip per gli interrogatori di garanzia mentre le difese chiedono la revoca del carcere o una misura alternativa. La Procura prosegue gli accertamenti sui dispositivi sequestrati
Presunzione di innocenza
Si ricorda che, ai sensi dell’articolo 27 della Costituzione italiana e della normativa vigente in materia di presunzione di innocenza, tutte le persone coinvolte nell’inchiesta sono da considerarsi innocenti fino a eventuale sentenza definitiva di condanna. Le contestazioni riportate nell’articolo rappresentano le ipotesi formulate dall’accusa e dovranno essere verificate nelle successive fasi del procedimento.
Cinque appartenenti alla polizia locale davanti al Gip
Prosegue l’inchiesta sulla polizia locale di Milano che ha portato all’arresto di cinque appartenenti al Corpo. Gli indagati, chiamati a rispondere a vario titolo delle ipotesi di peculato, falso ideologico e arresto illegale, hanno respinto le contestazioni nel corso degli interrogatori di garanzia.
Gli interrogatori sono iniziati nel pomeriggio nel carcere di San Vittore e si sono protratti per diverse ore. Gli indagati hanno avuto così la possibilità di fornire al giudice la propria versione dei fatti e di rispondere alle contestazioni avanzate nell’ambito dell’indagine.
Parallelamente, la Procura sta cercando ulteriori elementi attraverso l’analisi dei telefoni cellulari sequestrati agli indagati.
Le difese respingono le contestazioni
L’avvocato Pietro Stimolo, difensore di uno degli arrestati, al termine dell’interrogatorio ha spiegato che il proprio assistito ha risposto alle domande del Gip e del pubblico ministero, illustrando la sua posizione e respingendo le accuse.
La difesa ha presentato richiesta di revoca della misura cautelare oppure, in subordine, di sostituzione della custodia in carcere con gli arresti domiciliari.
Successivamente ha lasciato il penitenziario anche l’avvocata Susanna Rita Marangoni, difensore della commissaria Ilenja Sabato. Secondo quanto riferito dalla legale, la commissaria avrebbe chiarito la propria posizione nel corso dell’interrogatorio, fornendo la sua ricostruzione degli avvenimenti.
Anche in questo caso è stata avanzata la richiesta di applicare una misura cautelare diversa dal carcere. La difesa ha inoltre contestato uno degli aspetti centrali dell’impianto accusatorio, sostenendo che non sarebbero stati sottratti soldi alla persona arrestata nell’operazione da cui ha avuto origine l’indagine.
La decisione spetterà ora al Gip, chiamato a valutare le richieste presentate dai legali.
I legali chiedono cautela sulla vicenda
Gli avvocati Giovanni Briola e Susanna Rita Marangoni hanno definito il caso particolarmente delicato e hanno invitato alla prudenza nella ricostruzione pubblica dei fatti.
Secondo i difensori, dichiarazioni rilasciate durante questa fase potrebbero contribuire alla diffusione di interpretazioni incomplete di una vicenda giudiziaria ancora in pieno sviluppo.
I legali hanno quindi ribadito la propria fiducia nella giustizia, richiamando espressamente il principio della presunzione di non colpevolezza.
Cellulari sequestrati, cosa cercano gli investigatori
Uno dei prossimi passaggi dell’inchiesta di Milano riguarda l’esame dei dispositivi elettronici sequestrati alla commissaria Ilenja Sabato e agli altri quattro agenti coinvolti.
Il contenuto dei cellulari sarà estratto e acquisito secondo le procedure e le garanzie previste dalla legge. Messaggi, comunicazioni e altri elementi eventualmente rilevanti potrebbero essere utilizzati dagli investigatori per verificare la ricostruzione finora formulata.
L’obiettivo degli accertamenti è comprendere anche se i fatti oggetto dell’indagine rappresentino un episodio circoscritto oppure se possano emergere elementi relativi ad altre circostanze. Si tratta, allo stato, di un’ipotesi investigativa che necessita di ulteriori verifiche.
Da dove nasce l’inchiesta sulla polizia locale
L’indagine, coordinata dal pm Giovanni Tarzia, ha avuto origine dalla denuncia presentata dal difensore di un uomo arrestato lo scorso 16 luglio.
Secondo l’ipotesi formulata dall’accusa, il fermo sarebbe avvenuto a Corsico, mentre negli atti sarebbe stato indicato Milano come luogo dell’operazione. Gli investigatori contestano quindi agli indagati anche la presunta alterazione della ricostruzione documentale dell’intervento.
Nell’ordinanza cautelare, il Gip Elio Sparacino fa riferimento all’ipotesi di un preciso modus operandi e utilizza espressioni particolarmente severe nei confronti degli arrestati. Anche queste valutazioni appartengono alla fase cautelare del procedimento e non costituiscono un accertamento definitivo delle responsabilità.
Indagini ancora in corso a Milano
L’attenzione si concentra adesso su due fronti: da una parte la decisione del Gip sulle misure cautelari, dall’altra gli approfondimenti investigativi sul materiale acquisito.
L’analisi dei cellulari sequestrati potrebbe rappresentare un passaggio significativo per verificare la presenza o meno di ulteriori elementi utili all’inchiesta.
Le difese, nel frattempo, continuano a contestare la ricostruzione accusatoria e chiedono una modifica delle misure applicate. Il procedimento resta quindi in una fase preliminare e sarà necessario attendere l’evoluzione delle indagini e le successive decisioni dell’autorità giudiziaria per avere un quadro più completo.
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