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Sangue infetto e reticenze dello Stato

Lazio

Roma, 24 giugno 2011 - Quale posto dovrebbe garantirci le migliori cure se non l’ospedale? Eppure, fra le persone che vi si sono recate “per guarire”, c’è chi ha contratto serie malattie.
Parlarne è un obbligo, non si può tacere una realtà simile. A pagarne le gravi conseguenze sono oggi 80.000 persone, infettate da trasfusioni di sangue, per non dimenticare i quasi 4.000 morti che non hanno superato malattie quali l’Aids, epatite B e C. Non sono numeri, ma persone. [MORE]Vite spezzate a causa non di un errore, bensì “di un piano premeditato fondato sulla connivenza tra la (mala) politica prezzolata e una ristretta cerchia di aziende farmaceutiche specializzate nel trattamento e nel commercio di emoderivati. La pagina più nera di Tangentopoli”, stando alle parole del Comitato vittime sangue infetto.

Vittime ignare che, tra gli anni Settanta e Novanta, sono rimaste contagiate da quel sangue che avrebbe dovuto rigenerarle. Si verificò, invece, l’opposto. Il plasma che i pazienti ipotizzavano sano e controllato, era tutt’altro. I cittadini si ritrovarono in circolo nelle vene sangue infetto, comprato a basso costo negli Usa, nei Paesi centroafricani e chissà dove altro, infine, giunto illegalmente nei nostri ospedali. Il tempo è passato, ma l’ingiustizia subita brucia come sale su di una ferita. Nel frattempo, tante sono state le associazioni e comitati costituiti per gli emodanneggiati. Non tacere, questo è l’essenziale. Così, dopo anni di estenuanti battaglie sono iniziate le azioni legali.

Il tutto, sotto un disonorevole silenzio politico e mediatico. Sotto gamba è passata una sentenza della Cassazione, che nel 2008 accertava la responsabilità dello Stato, si parlò di “lesione dell’integrità fisica” causata dall’inottemperanza del Ministero della Salute dell’obbligo di checkup e vigilanza sul sangue ricevuto per scopi terapeutici.
 

Obbligato a risarcire, secondo quanto previsto dalla legge 222/07, con 180 milioni di euro gli aventi diritto di risarcimento, ossia 7.356 contagiati. Ma di quei soldi ancora, neanche l’ombra. Per sbloccare la transazione, servirebbe la firma (mancante) del Ministro Giulio Tremonti. Così, a causa dei continui rinvii sulla definizione del decreto, il 21 giugno è stata organizzata dagli emodanneggiati una manifestazione, per essere presenti al pronunciamento della Corte Costituzionale sulla legittimità di alcune norme inserite nella manovra finanziaria aggiuntiva del 2010, che negano la crescita di valore dell’indennizzo, fermo al ‘95.
 

Quel giorno una delegazione della categoria “vittime sangue infetto” è stata ricevuta dalla dott.ssa Maria Cristina Piga, segreteria tecnica di Gianni Letta. “La dott.ssa Piga - ha affermato Sandra D’Alessio, vicepresidente del Comitato - ci ha spiegato che il sottosegretario Letta e il ministro Tremonti avrebbero condiviso la necessità sull'inserimento del decreto legge nella manovra finanziaria che verrà fatta nella prossima settimana. Su tale provvedimenti, ci ha garantito che sarà messa la fiducia per blindare la misura a nostro favore. Ci auguriamo che questa tragica vicenda possa arrivare finalmente a una conclusione".
                                                                                                                                                       Tiziana Marzano

In basso il video della manifestazione