BRUXELLES, 29 MAGGIO - L’Unione Europea "resta impegnata a trovare una soluzione politica duratura per il conflitto in Siria nel quadro esistente degli accordi Onu" ma il Consiglio Ue ha deciso di prorogare fino al primo giugno 2018 le sanzioni contro Bashar al-Assad ed il regime siriano: "l’Ue manterrà le misure restrittive contro il regime siriano ed i suoi sostenitori finché continuerà la repressione dei civili".[MORE]
Il provvedimento presentato contiene anche la lista delle persone ed entità per le quali è disposto il congelamento dei beni ed il divieto di ingresso e rapporti con la Ue. L’elenco, in cui al primo posto vi è il nome di Bashar al-Assad poichè "persona che autorizza e supervisiona il giro di vite contro i dimostranti", è composto da ben 240 persone e 67 entità, tra cui la banca centrale, la compagnia petrolifera statale ed i ministeri dell'interno e della difesa. Con il provvedimento odierno questa lista è stata allargata con altri nomi, quelli di tre ministri del regime siriano.
Riyad Haddad, ambasciatore di Damasco in Russia, ha affermato: "Condanniamo duramente la decisione del Consiglio dell'Unione Europea di estendere le misure restrittive unilaterali imposte alla Siria” e continuando “Ciò conferma la prosecuzione della politica errata verso la Siria”. Una posizione condivisa da numerose organizzazioni internazionali che sottolineano le ripercussioni negative avviate dalle sanzioni. In cinque anni le sanzioni, varate nel 2011, hanno concorso a ledere la società siriana, già in condizioni precarie, caratterizzata dalla carenza di generi alimentari, impossibilità di cure mediche e razionamento di acqua potabile. Le restrizioni includono l'embargo sul commercio del petrolio, su alcuni tipi di investimenti, il congelamento del patrimonio della banca centrale siriana, il blocco delle esportazioni di materiali e tecnologie per il controllo delle telecomunicazioni.
L’Unione Europea ha poi ribadito l’impegno a "continuare a sostenere la consegna di aiuti umanitari a tutti i siriani, compresi quelli sotto assedio in zone difficili da raggiungere" ed inoltre "sarà pronta ad assistere la ricostruzione della Siria soltanto quanto sarà saldamente in corso una transizione politica globale, genuina ed inclusiva, che sia negoziata dalle parti siriane in conflitto sulla base della Risoluzione 2254 del 2015 del Consiglio di Sicurezza dell'Onu e del Comunicato di Ginevra del 2012". Il Consiglio di Sicurezza, secondo la Risoluzione del 2015, “Esprime il proprio sostegno, a questo proposito, a un processo politico guidato dai Siriani che sia facilitato dalle Nazioni Unite e che, entro sei mesi, istituisca un governo attendibile, inclusivo, non settario e che stabilisca un programma e un procedimento per redigere una nuova costituzione, ed inoltre esprime il proprio sostegno ad elezioni libere e giuste, conformi alla nuova costituzione” ed inoltre “Ribadisce la richiesta nella risoluzione 2249 (2015) rivolta agli Stati Membri di prevenire e sopprimere gli atti terroristici commessi nello specifico dallo Stato Islamico in Iraq e nel Levante (ISIL, conosciuto anche come Da’esh), dal Fronte Al-Nusra e da tutti gli altri individui, gruppi, attività ed enti associati ad Al-Qaida o all’ISIL e altri gruppi terroristici, come stabilito dal Consiglio di Sicurezza ai sensi della Dichiarazione dell’ISSG del 14 novembre 2015”
Immagine da: opinione-pubblica.com
Caterina Apicella
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