SPECIALE OSCAR - "Paradiso amaro", dolce notte degli Oscar per Clooney?
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SPECIALE OSCAR - "Paradiso amaro", dolce notte degli Oscar per Clooney?

lunedì 6 febbraio, 2012

LOS ANGELES, 6 FEBBRAIO 2012 - Nella città degli angeli, "Paradiso amaro" di Alexander Payne - in Italia dal 17 febbraio - dovrebbe trovare una fisiologica sistemazione. In realtà il gioco di parole è possibile solo in italiano, dacché il titolo originale è "The descendants", come al solito assai più appropriato della fantasiosa traduzione nostrana. Per la cerimonia degli Oscar, il film pare in pole position nel raccogliere la statuetta per la miglior interpretazione maschile, che probabilmente si accaparrerà George Clooney. Ma andiamo per ordine.

Il paradiso del titolo italiano è rappresentato dalle Hawaii. L'amarezza è presto spiegata: Elizabeth, moglie di Matt (Clooney), ha subito un incidente che l'ha costretta ad uno stato di coma da cui non si riprenderà più. Matt, da anni distratto dal lavoro ed in crisi coniugale, si ritrova a badare a due figlie che conosce pochissimo, la più grande delle quali, Alexandra, attraversa una crisi adolescenziale tra droghe leggere e relazioni facili con ragazzi più grandi. Le cose non migliorano quando l'uomo scopre che la moglie lo tradiva e stava per chiedere il divorzio. Frattanto, dovrà gestire una delicata trattativa su un terreno di famiglia, ambito dalle elite delle Hawaii ma anche da un gruppo di missionari...[MORE]

Ogni annata cinematografica produce i propri titoli da prima fila. Festival di mezzo mondo e candidature agli Oscar sembrano aver eletto "Paradiso amaro" come uno dei migliori titoli della scorsa tornata. Lo stile lineare ed asciutto di Payne, vero neorealista del cinema americano ("Sideways", "A proposito di Schmidt"), si fa apprezzare per la scorrevolezza dell'impianto narrativo, per la capacità di tratteggiare le sfumature psicologiche con pochi e sapienti tocchi della sceneggiatura, per l'intelligenza nella gestione complessiva del film.

Entusiasmi più calorosi, tuttavia, difficilmente possono destarsi. Per intenderci, un film come "I ragazzi stanno bene" ("The kids are alright"), di Lisa Cholodenko, l'anno scorso candidato agli Oscar e poi rimasto con un sostanziale pugno di mosche, non era affatto inferiore, ma fu salutato piuttosto tiepidamente. Vien da pensare che alle Hawaii c'è più fortuna, se l'hawaiano di turno è George Clooney, perchè la sua performance, umanissima e convicente, finisce col riassumere la maggior parte delle qualità positive di un film che a fatica può definirsi più che diligente. Bene anche la giovanissima Shailene Woodley, ma bene soprattutto nello sparire.

L'evocazione della responsabilità come nuova impronta esistenziale di Matt, nell'intreccio tra le riflessioni sulla Terra dei Padri che non va venduta ed il ruolo ritrovato del padre, è sottolineata con acutezza in alcuni passaggi di silenziosa maestria: lo sguardo alle foto degli avi, l'inquadratura da dietro a Clooney prima di comunicare la decisione finale agli altri parenti - peraltro non ripresa, in un omissis di grande misura espressiva. Ma non basta per gli Oscar come miglior film, o per la miglior regia. Laddove, al contrario, si è pronti a scommettere che Los Angeles sarà per una notte il Paradiso dolcissimo di George Clooney, con buona pace dell'altro favorito, Jean Dujardin per "The Artist".

(in foto: Clooney e la Woodley sul set)


Antonio Maiorino


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