MILANO, 21 NOVEMBRE 2011 – La scorsa settimana l’artista cinese Ai Weiwei è stato messo sotto inchiesta con l’accusa di diffusione di materiale pornografico. La foto che ha fatto tanto discutere e per la quale è stata indagata anche la Zhao, autrice fotografa e assistente di Weiwei, ha come titolo “Una tigre, otto seni” e ritrae l’artista nudo, in posa tra quattro donne anch’esse nude.[MORE]
In primavera Ai Weiwei è stato arrestato e imprigionato per 81 giorni in una località segreta. In quell’occasione i suoi sostenitori sono riusciti a richiamare l’attenzione internazionale su quanto stava accadendo. Poi è stato accusato di evasione fiscale e condannato a pagare 15 milioni di yuan (più di 1, 7 milioni di euro). A quel punto i suoi fan hanno fatto partire una campagna di raccolta fondi spontanea che ha permesso a Weiwei di pagare alle autorità cinesi un acconto di 8,45 milioni di yuan e di fare ricorso contro la mega-multa.
Stavolta l’artista è stato accusato di pornografia e i suoi sostenitori si sono spogliati.
Artisti e attivisti cinesi hanno aperto un sito internet intitolato “I fan della nudità di Ai Weiwei. Governo cinese: la nudità non è pornografia”, dove sono state pubblicate centinaia di foto, e molte altre vengono aggiunte ogni giorno, di nudi, molto spesso con maschere di Weiwei o con occhiali scuri che ricordano il dissidente avvocato cinese cieco agli arresti domiciliari Chen Guangcheng. Le foto ritraggono persone note, famosi artisti e dissidenti cinesi, ma anche semplici sostenitori dell’artista cinese.
Gli avvocati di Ai Weiwei sostengono che le indagini siano politicamente motivate e hanno come obiettivo quello di costringere al silenzio l’artista. Ai ha sempre usato le sue opere e la sua popolarità per denunciare la brutalità della polizia, la corruzione degli ufficiali e le violazioni dei diritti umani in Cina.
Wen Yunchao, blogger di Hong Kong, ha spiegato che <<Questa questione ha indignato parecchie persone. L’interpretazione di corpi nudi delle persone è di per sé una libertà individuale e una forma di libertà creativa. Inoltre non vediamo alcun elemento pornografico nelle fotografie di Ai, stiamo usando questo metodo estremo per esprimere la nostra indignazione>>.
Gaia Seregni
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