Yara Gambirasio, il rebus dei testimoni

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BERGAMO, 12 DICEMBRE - Sedicesimo giorno di ricerche a Brembate di Sopra. I carabinieri del Ros stan...

BERGAMO, 12 DICEMBRE - Sedicesimo giorno di ricerche a Brembate di Sopra. I carabinieri del Ros stanno verificando con il georadar, un sistema che consente di analizzare le anomalie nella composizione del cemento, per escludere che la ragazza sia stata uccisa e seppellita, nel cantiere del centro commerciale di Mapello. Le ricerche sono proseguite anche in un campo di mais.

Prosegue anche oggi la ricerca di riscontri alla versione di Enrico Tironi, il diciannovenne vicino di casa di Yara Gambirasio. Il metalmeccanico ha dichiarato di aver visto la giovane in compagnia di due uomini nella via in cui entrambi abitano, vicino ad una Citroen rossa con la carrozzeria graffiata.

Una ricerca finalizzata per valutare la congruenza di altre testimonianze che raccontano di elementi simili: una ex guardia giurata e una vicina di casa della ragazza scomparsa parlano entrambi di due uomini in via Rampinelli, che stavano litigano. I due non parlano, tuttavia, della presenza della ragazza. I racconti di entrambi divergono su molti punti, tra di loro e con quello di Tironi, e quindi, vanno verificati con grande precauzione.

Ieri, in procura, si è visto anche Mohammed Fikri, il marocchino che fu fermato e poi rilasciato in relazione alla scomparsa della ragazza.

«Sto bene», si è limitato a dire, accompagnato dal suo avvocato, Roberta Barbieri. Il muratore maghrebino sta cercando di riottenere quanto gli è stato sequestrato quando fu fermato a bordo della nave-traghetto che lo stava portando in Marocco.

Sfuma, tra le tante, anche la segnalazione di una signora di Ponte San Pietto che aveva parlato di un interferenza nel walkie-tolkie con cui parlava con la figlia proprio il 26 novembre. «L'abbiamo presa, portiamola là». I carabinieri l'hanno sentita due giorni dopo la scomparsa di Yara, ma la testimonianza non ha avuto alcun esito utile alle indagini.

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