Armonie d’Arte,un’estate di grandi appuntamenti prosegue tra luoghi speciali e nuove produzioni teatrali
Il 23 agosto al Teatro al Borgo di Soverato l’anteprima nazionale di “Novecento” di Alessandro Baricco, con Ciro Masella. Il 26 agosto, con un’altra prima, il mito greco e il teatro classico tornano in scena a Parco Archeologico Nazionale di Scolacium a Borgia ( Cz) con “Agamennone”, una delle figure fondative della tragedia greca, nel solco del percorso dedicato all’attualissimo tema della guerra. Due spettacoli molto diversi, due linguaggi, due epoche e due differenti modalità di interrogare l’uomo: ed è ancora una volta, quindi, nel segno della pluralità delle forme e degli sguardi che Armonie d’Arte sostanzia il proprio cammino. Così l’estate di successo di questa XXVI edizione prosegue esprimendo sempre una proposta culturale capace di coniugare la qualità artistica di più alto profilo della scena nazionale e internazionale, i grandi temi del dibattito globale attuale, con la valorizzazione del territorio, altresì in un’ottica di offerta turistica.
L’Ecosistema culturale che fa capo al brand Armonie d’Arte, fondato e diretto da sempre da Chiara Giordano, d’altronde ha saputo trasformare alcuni dei luoghi più suggestivi della Calabria in autentici spazi di incontro tra artisti, pubblico e patrimonio : dalla storica e prestigiosa sede di Scolacium a Roccelletta di Borgia al più recente l’Orto Botanico di Soverato, confermando una visione culturale lucida e profonda che mette in relazione spettacolo dal vivo, paesaggio, memoria e contemporaneità.
I prossimi in programma sono due raffinati spettacoli teatrali entrambi in anteprima nazionale e nuova produzione, che vedranno protagonisti interpreti e autori di primo piano.
Due appuntamenti diversi per temi, linguaggio e sensibilità, ma accomunati dalla capacità del teatro di interrogare il presente e di parlare alla coscienza di ciascuno, vuoi nella dimensione più intima, vuoi su valorialità che appartengono alla convivenza sociale,attraverso la forza della parola, della narrazione e del mito.
Il primo dei 2 prossimi spettacoli, Novecento, è uno dei testi più affascinanti di Alessandro Baricco, tradotto in decine di lingue, ristampato innumerevoli volte e divenuto celebre anche attraverso la trasposizione cinematografica di Giuseppe Tornatore, La leggenda del pianista sull’oceano.
A confrontarsi con questa storia è Ciro Masella, che torna a dare voce a un testo di straordinaria forza narrativa, dopo le numerose esperienze maturate con autori come Stefano Massini, Francesco Niccolini, Emanuele Aldrovandi e Oscar De Summa. Spettacolo realizzato in coproduzione da Mana Chuma Teatro e Teatro delle Arti di Lastra a Signa, vede le musiche originali di Luigi Polimeni, le scene di Aldo Zucco, il disegno luci di Maz Mugnai e la regia di Salvatore Arena.
Ci sono storie che, pur raccontando altre vite, uomini e donne di altri tempi e di altri luoghi — spesso immaginari gli uni e gli altri — riescono a parlare profondamente di noi, del nostro presente, entrando sotto la pelle e nelle pieghe dell’anima. Novecento è, in fondo, una storia fatta per essere raccontata: la vicenda del pianista nato e cresciuto sul transatlantico Virginian diventa nelle mani di Masella un viaggio nella memoria, nell’immaginazione e nell’identità. Una narrazione che non ha bisogno di grandi artifici per conquistare la scena: sono la parola, la voce, la musica e l’immaginazione dello spettatore a costruire progressivamente personaggi, luoghi e atmosfere. E qui Masella, con acuta sensibilità drammaturgica ed interpretativa, conduce il pubblico in un viaggio insieme intimo, misterioso e dolcissimo, affidandosi appunto alla potenza dell’oralità e Novecento diventa così un’esperienza teatrale capace di restituire tutta la forza evocativa della parola e di una storia che, a distanza di anni, resta intatta nella sua pervasiva potenza.
Poi, si torna al Parco Archeologico Nazionale di Scolacium — Borgia (CZ) e si chiude la pagina di Armonie d’Arte dedicata al mito e teatro greco nello sguardo contemporaneo e, aspetto fortemente voluto dal direttore artistico Giordano, al millenario ancora attualissimo tema della guerra: AGAMENNONE da Eschilo nella potente e poetica riscrittura di Fabrizio Sinisi, tra i più importanti e rappresentati drammaturghi italiani. In scena una grande protagonista del teatro, Maddalena Crippa, insieme a Sergio Basile, Claudio Pellegrini, Emilia Scatigno, Alessandro Sampaoli, per la regia e progetto scenico di Gianluigi Fogacci, costumi di Martina Mango e luci di Pietro Sperduti, produzione di Tieffe Teatro
E qui la tragedia di Eschilo diventa il punto di partenza per una riflessione sul potere, sulle relazioni umane, sulla guerra e sulle conseguenze che la violenza lascia negli individui e nelle comunità.
Al centro della vicenda c’è un uomo che torna dalla guerra dopo dieci anni di conflitto e che, nonostante la vittoria, appare profondamente sconfitto, schiacciato dai rimorsi e capace di trovare nei ricordi la forza per continuare a vivere. Di fronte a lui, una regina che abita il palazzo del potere ma che si sente inadeguata al ruolo che ricopre; una donna che nell’attesa del ritorno del re attraversa il dolore, il vizio e la decadenza, cercando di dare un senso a una sofferenza antica. Il loro incontro, atteso e inevitabile, sarà attraversato da momenti di amore e intimità, ma anche da un presagio tragico destinato a culminare in un definitivo regolamento di conti.Accanto a loro una giovane profetessa incapace di sostenere il peso del proprio dono – Cassandra - che tenterà invano di modificare un destino già annunciato. Sullo sfondo, una città consumata da una guerra apparentemente eterna, privata della propria guida morale e dei valori sui quali era stata fondata e aveva prosperato. È proprio in questo scenario che la riscrittura di Sinisi assume una particolare forza contemporanea. I riferimenti al presente non sono espliciti, ma risultano immediatamente riconoscibili alla luce dei conflitti e delle crisi che attraversano il nostro tempo. La classicità si frammenta, il mito si sgretola e anche il coro, elemento fondamentale della tragedia greca, si trasforma: non è più soltanto una voce chiamata a commentare gli eventi, ma diventa un personaggio coinvolto nell’azione e nelle responsabilità che conducono all’epilogo. Un epilogo già scritto dal mito, ma capace ancora oggi di sorprendere per violenza, intensità e drammaticità.
Con questi due appuntamenti, Armonie d’Arte rinnova la propria vocazione a mettere in dialogo la grande tradizione teatrale con lo sguardo contemporaneo, portando produzioni inedite e artisti di primo piano dentro luoghi che diventano parte integrante dell’esperienza scenica.
E dal racconto di Baricco al teatro di Eschilo, dalla dimensione intima di Novecento alla potenza collettiva di Agamennone, il teatro qui svolge a pieno anche un ruolo di servizio rappresentando un fecondo spazio di incontro e riflessione sul presente: un’ulteriore conferma, se mai ce ne era bisogno , di quanto Armonie d’Arte sia consapevole del ruolo fondamentale della cultura per lo sviluppo della comunità, del territorio, e più in generale della civiltà.
<< Desideriamo ogni volta parlare alle coscienze, per la lro dimensione non solo estetica ma anche etica – afferma Chiara Giordano – e fare in modo che lo spettacolo non sia mai solo entertainment per quanto di qualità; crediamo infatti che il nostro tempo abbia bisogno di condivisione sui grandi temi sentimentali, sociali, politici e quindi, nel possibile, abbiamo anche inteso affrontare il terribile contesto di guerra che ieri come oggi continua a segnare il cammino dell’umanità, purtroppo indenne dalle pur presenti conquiste culturali e civili >>.
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