Calcio e defibrillatore: "i campionati minori devono morire?"
ROMA, 17 APRILE 2012 - Il calcio è i defibrillatori. Diventa facile toccare quest’argomento dopo tragici avvenimenti come quello occorso allo sfortunato calciatore del Livorno, Piermario Morosini. Si parla tanto di Serie A, Serie B e Lega Pro, ma i calciatori delle categorie minori sono immortali o contano di meno? (nella foto un particolare tipo di defibrillatore portatile).[MORE]
Si tratta di un discorso molto complicato. Stiamo parlando di vite umane che, praticando uno sport, quindi una passione, rischiano la vita a loro insaputa. Certo, non sono cose che capitano tutti i giorni. Di cause a queste tragedie se ne sono susseguite molto. La prima nonché quella più accreditata, è la disputa di troppe partite in un lasso di tempo troppo ristretto. E’ lo stesso Antonio Di Natale a dichiararlo, il quale in una recente intervista ha detto che la notte si fa anche difficoltà a riposare, e lo stesso bomber dell’Udinese aveva dichiarato di voler lasciare anzitempo il mondo del calcio proprio per questo motivo.
Il problema che si vuole sollevare in questo momento è la scandalosa differenziazione tra calciatori di categorie superiori con quelli di categorie inferiori. Perché nei Campionati di Serie A e B è obbligatoria la presenza in campo del defibrillatore portatile mentre in altri campionati minori se ne può fare a meno? Sarà perché i giocatori di Serie A e B valgono più di quelli che lottano nelle categorie minori o cos’altro? Stiamo parlando di un problema serio, ovvero di vite umane che rischiano la vita. E’ notizia delle ultime ore che anche per la Lega Pro dovrà essere obbligatorio il dispositivo portatile, però tutto ciò deve essere ancora ufficializzato.
E dalla Serie D alla Terza Categoria? Lì i giocatori non rischiano? Stiamo parlando della sicurezza di giovani ragazzi che si divertono praticando la loro passione. Perché non si attrezzano anche queste categorie per le eventuali emergenze? Perché la vita di giocatori strapagati deve essere più importante di chi insegue un pallone in categorie meno accreditate di Serie A o B, e dove nella maggior parte dei casi non si percepisce neanche lo stipendio?
L’importanza della presenza di tale strumento è subito spiegata. Lo stesso giorno della tragica scomparsa del 25enne Morosini, su un terreno di gioco piacentino, durante una partita di calcio amatoriale, un calciatore 45enne si accascia al suolo mentre si trova distante dall’azione. Esattamente nello stesso modo con il quale è finito giù il povero calciatore del Livorno. E bene, lì la presenza del defibrillatore portatile ha salvato la vita di questo calciatore colto da improvviso malore. Questo per far capire quanto può essere fondamentale l’uso di quest’apparecchio. E’ ora che le istituzioni dello sport si diano una mossa per mettere in sicurezza la vita di questi calciatori. Quando si parla di queste cose, il giocatore di Serie A e quello di Terza Categoria sono da considerarsi sullo stesso piano.
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