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Cosa vuol dire la marcia di Selma. Obama: «La vera America erano loro»

Cosimo Cataleta
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Cosa vuol dire la marcia di Selma. Obama: «La vera America erano loro»
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SELMA (ALABAMA) 8 MARZO 2015La storia è fatta da sempre di vicissitudini e argomenti che tornano nel corso del tempo, infrangendone la loro distanza reale e riportando la propria vicenda nei confini dell’attualità. Cinquant’anni fa, a Selma, in Alabama, qualcosa cambiò.[MORE]

 

Il Movimento dei diritti civili degli afroamericani, nato nel biennio 1963-1964 fu protagonista di tre veementi proteste attorno al 1965. Era il 7 Marzo 1965, marcia da Selma a Montgomery per il diritto di voto degli afroamericani, diritto qualificante per il profilo di un vero stato democratico. Per questo Selma ha fatto la storia. E’ la storia del Bloody Sunday e di quelle tre marce, considerabili storicamente un insieme, andate avanti per dieci giorni. In quell'occasione, circa 600 attivisti erano stati brutalmente aggrediti dalla polizia locale. Immagini che avrebbero scosso per sempre l'opinione pubblica della Nazione.

 

Il tutto mentre, proprio nel cinquantenario di ciò che cambiò l’America, un agente, nel Wisconsin, uccide un 19enne di colore, a Madison. Il ragazzo, Tony Robinson, è risultato al termine della colluttazione, disarmato. Versione che smentisce dunque la dichiarazione dell’agente, il quale aveva ritenuto che il giovane fosse armato. Obama ammonisce con attenzione: «La marcia non è finita, Selma è ora». Secondo il Presidente Usa, il cambiamento deve partire dal basso. «Il cambiamento dipende da noi, dalle nostre azioni, da quello che insegniamo ai nostri figli.» Il messaggio è chiaramente rivolto alle tragiche morti che ne hanno inevitabilmente ‘macchiato’ la celebrazione della marcia. «Quanto è accaduto a Ferguson potrebbe non essere un caso isolato».

 

Il Presidente, dei fatti del 1965, è a conoscenza solo tramite testimonianze (aveva appena 3 anni). Racconti in famiglia, di quella successiva approvazione del Voting Right Acts che concesse ai cittadini neri la partecipazione elettorale ed il diritto di voto. In ricordo di quel Martin Luther King, principale fautore di una dolorosa e commovente battaglia, esemplare agli occhi del mondo intero. A cinquant’anni di distanza, Selma continua a combattere le ingiustizie e la povertà.

 

Un ringraziamento particolare è rivolto dal numero uno della Casa Bianca a John Lewis, leader del Movimento per i diritti civili, oggi deputato nello Stato della Georgia. Il presidente non ha potuto nascondere la propria soddisfazione, per un personaggio considerato uno dei suoi eroi. La risposta, dopo le introduzioni dello stesso Lewis. «Se qualcuno mi avesse detto quel giorno che ci sarebbe stato un Presidente afroamericano gli avrei datto del matto».

 

E il Presidente qui, ricorda come il lavoro non sia ancora finito. Selma non deve restare un bellissimo ricordo ed esempio isolato di lotta ai diritti civili, è un chiodo ben fissato nella storia. Per questo quelle marce, vanno onorate e difese, con tutte le possibili armi interminabili di una efficiente democrazia, che possa essere ponte tra i meccanismi di libertà e sicurezza.

 

foto da: news.leonardo.it

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Scritto da Cosimo Cataleta

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