SEBASTOPOLI, 20 MARZO - Era il 21 novembre 2013 quando il presidente ucraino Viktor Janukovic, annunciò che non avrebbe firmato l’accordo di unione con l’Europa. È stato proprio in quel fatidico giorno che sono iniziati una serie di violenti scontri tra i manifestanti e la polizia locale, causando quasi un centinaio di morti. Conflitti sanguinosi nel centro di Kiev e nell’ovest del paese che hanno portato alla destituzione del presidente ucraino e al potere l’opposizione, per la maggioranza nazionalisti, che terrorizzavano i cittadini del paese.[MORE]
Nel frattempo che la città è stata assalita dai disastri, il presidente russo, Vladimir Putin, ha pianificato un modo con cui rimpossessarsi una parte meridionale dell’Ucraina, la Crimea.
Il 1 marzo il presidente ha ottenuto dal consiglio della Federazione Russa il via libera all’uso della forza in Ucraina e il consenso all’invasione da parte delle sue truppe militari, obbligando il Parlamento a dichiarare l’indipendenza. Così, la penisola di Crimea, si è ritrovata a votare un referendum dove solo il 5% della popolazione era contraria mentre il 95% era favorevole all’annessione. Tra gli elettori del “sì” per l’indipendenza, ci sono state donne che hanno dichiarato “Siamo felici perché da oggi tutto sarà al sicuro. Rimanere in Ucraina significava dover emigrare, ora invece, abbiamo un futuro”.
Meno contenti per la situazione critica a Sebastopoli, invece, sono il presidente americano Barack Obama, che dichiara di voler prendere sanzioni contro Mosca e la cancelliera tedesca Angela Merkel, che ha definito Putin “un uomo fuori dalla realtà”.
Intanto il presidente russo si ritrova escluso dal G8 previsto per giugno, ma sembra non interessargli. Nel suo discorso in Parlamento ha ribadito che il referendum ha rispettato le regole del diritto internazionale e ha continuato fiero:
“Nel cuore e nella coscienza dei popoli la Crimea è sempre stata parte inscindibile dalla Russia. Abbandonare la popolazione al suo destino sarebbe stato un tradimento”.
Parole apparentemente patriottiche ma che in realtà mascherano interessi politici ed economici.
L’intenzione di Putin, infatti, è da sempre quella di controllare il trasporto di gas proveniente dalla sua nazione. La Crimea, si trova vicina all’Europa e sfrutterebbe la sua posizione geografica in una strategia energetica. La percentuale di gas russo che attraversa il territorio ucraino e arriva in Europa è pari al 60%. I principali gasdotti che trasportano energia sono tre, di cui due (YAMAL E NORD STREAM) arrivano in Germania e non attraversano l’Ucraina, il terzo (TAG) proviene dalla Federazione Russa, passa per l’Ucraina, oltrepassa il territorio slovacco-austriaco e finisce nella zona nord-occidentale dell’Italia fermandosi a Tarvisio.
Dunque, dietro i falsi nazionalismi del presidente russo, si celano interessi economici e mentre la Crimea converte la sua moneta al rublo russo, qualche esperto di diritto internazionale valuta se è possibile fermare il Cremlino.
Arianna Crudele
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