Gasolio, finisce lo sconto sulle accise: da domenica possibile aumento
La riduzione fiscale da 4,88 centesimi al litro è scaduta il 7 novembre e non risulta prorogata. Il calo delle quotazioni del petrolio potrebbe però influire sui prezzi alla pompa. Lunedì il governo torna intanto a discutere il decreto Bollette.
Gasolio, quanto può costare la fine dello sconto
Da domenica 8 novembre termina il taglio temporaneo delle accise sul gasolio, in vigore dal 28 ottobre. La riduzione era pari a 632,90 euro ogni mille litri, cioè circa 4,88 centesimi al litro, Iva compresa. Per un pieno da 50 litri, il venir meno dello sconto equivale a un aggravio fiscale potenziale di circa 2,44 euro.
Questo calcolo riguarda la componente fiscale: non significa che il prezzo alla pompa debba aumentare automaticamente della stessa cifra. Il costo finale dipende anche dalle quotazioni internazionali del petrolio, dai costi di distribuzione e dalle politiche commerciali dei singoli operatori.
Negli ultimi giorni, infatti, il Brent ha registrato un calo. Se la diminuzione delle quotazioni si trasferirà ai listini, potrebbe attenuare almeno in parte l’effetto della fine dello sconto. Il prezzo alla pompa può comunque variare da un distributore all’altro.
Prezzi dei carburanti, le ultime rilevazioni
Le ultime rilevazioni del Mimit riportate sabato indicavano una media nazionale self service di 2,001 euro al litro per la benzina e 2,224 euro per il gasolio. Secondo il ministero, grazie al contenimento dei listini adottato da diverse compagnie, in gran parte della rete i prezzi restavano sotto i 2 euro per la benzina e i 2,20 euro per il gasolio.
Per gli automobilisti, quindi, il dato da seguire nei prossimi giorni sarà l’aggiornamento dei prezzi praticati dai distributori: la scadenza dell’agevolazione aumenta la pressione sul gasolio, ma l’andamento del petrolio e la concorrenza possono incidere sul prezzo effettivo.
Decreto Bollette, nuovo esame lunedì
Intanto il governo intende proseguire con il decreto Bollette bis, atteso in Consiglio dei ministri lunedì 9 novembre. Il provvedimento punta a contenere il costo dell’elettricità attraverso un tetto al prezzo del gas utilizzato per produrla, fissato nella bozza a 58,9 euro per megawattora. L’obiettivo è ridurre il prezzo all’ingrosso dell’energia e, di conseguenza, le tariffe in bolletta.
Il precedente rinvio è legato ai rilievi della Ragioneria dello Stato sull’articolo 9. La norma prevede di destinare alla riduzione delle bollette del gas delle imprese energivore i ricavi ottenuti nel 2026 dalla vendita del gas acquistato durante la crisi del 2022. La Ragioneria ha segnalato un possibile disallineamento tra le entrate contabilizzate nel 2026 e le risorse da utilizzare nel 2027. Il ministero dell’Economia ha avviato un confronto con l’Unione europea per chiarire il nodo.
Risparmi in bolletta, stime diverse
Le valutazioni sull’effetto del decreto per le imprese non sono univoche. Confcommercio stima una possibile riduzione delle bollette elettriche fino al 10%; il think tank Ecco calcola invece un risparmio medio di circa 1,4 euro al mese. Sono stime basate su valutazioni differenti: l’impatto concreto dipenderà dal testo definitivo e da come il meccanismo verrà applicato.
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