Gdf Roma confisca beni per 25 milioni a Ernesto Diotallevi

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ROMA 6 DICEMBRE - Ha un valore complessivo di oltre 25 milioni di euro il patrimonio confiscato dall...

ROMA 6 DICEMBRE - Ha un valore complessivo di oltre 25 milioni di euro il patrimonio confiscato dalla Guardia di finanza di Roma a Ernesto Diotallevi, personaggio vicino, fin dagli anni '70, agli ambienti criminali dell'estrema destra, nonche' elemento di spicco della famigerata "Banda della Magliana". 


Il provvedimento emesso dalla Corte di Appello - Sezione Misure di Prevenzione riguarda quote societarie, capitale sociale e patrimonio aziendale di 8 societa', operanti nel settore della compravendita di immobili, della costruzione di imbarcazioni, del commercio di energia elettrica, dei trasporti marittimi e delle holding (tra cui una societa' liberiana, titolare di una lussuosa villa sull'Isola di Cavallo in Corsica); veicoli; depositi bancari e polizze vita; opere d'arte e 43 unita' immobiliari a Roma, Gradara (Pesaro Urbino) e Olbia (Sassari). 

Tra gli immobili figurano anche un'abitazione con vista sulla Fontana di Trevi - di 14 vani e del valore di mercato di circa 4 milioni di euro - e un complesso turistico composto da villette a schiera, fronte mare, ad Olbia.Diotallevi fu incaricato dal capo banda, Danilo Abbruciati detto "er Camaleonte", da un lato, di fungere da trait d'union tra il sodalizio e il mondo economico-finanziario della capitale e dall'altro, di curare le relazioni con esponenti di "Cosa nostra", con particolare riferimento al boss palermitano "Pippo" Calo', capo mandamento di Portanuova e storico "tesoriere" della mafia, presente a Roma sotto falso nome. 

L'operazione di oggi, ribattezzata "Trent'anni", rappresenta l'epilogo di meticolose indagini patrimoniali, eseguite dagli specialisti del Gruppo investigazione criminalita' organizzata del Nucleo di polizia economico-finanziaria su delega della Direzione distrettuale antimafia capitolina: indagini che hanno consentito di documentare come Diotallevi, sebbene assolto dalla Corte d'Assise di Roma, nel 1996, nell'ambito del noto "processo alla banda della Magliana", nonche' da plurime accuse di omicidio - tra le altre quella per la morte del banchiere Roberto Calvi - fosse riuscito ad accumulare ingenti fortune, nonostante l'assoluta carenza di fonti di reddito lecite, talora riconducendo la formale titolarita' dei beni a compiacenti prestanome. 

La confisca giunge al termine di un lungo e complesso iter che ha portato la posizione di Diotallevi al vaglio di tutti i gradi di giudizio sino alla Corte di Cassazione che, nel gennaio di quest'anno, ha annullato il decreto con cui la Corte di Appello, a maggio 2017, aveva disposto, in riforma della decisione del Tribunale risalente a gennaio 2015, la revoca parziale della misura. (Agi)

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