ROMA, 30 APRILE 2012- Attesa per il Consiglio dei ministri di oggi pomeriggio che prevede, all'ordine del giorno, l'ormai nota 'spending review', ovverosia la revisione della spesa pubblica. A presentare una prima valutazione in merito sara' il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Piero Giarda. Scopo prinicipale della suddetta razionalizzazione e, quindi, si spera un'efficiente allocazione delle risorse e' quello di riuscire a garantire il pareggio di bilancio nel 2013 (allo stato attuale, il Governo prevede un deficit dello 0,5%, close to balance, cioe' vicino al pareggio come previsto dagli accordi europei).
Nel rapporto "Elementi per una revisione della spesa pubblica", non sarà presente "nessuna cifra complessiva, ma solo un metodo", ha dichiarato Giarda. Le cifre dovrà deciderle la collegialità del governo operando scelte e opzioni sulla base degli "Elementi". Tuttavia, a quanto sembra, l'utilizzazione delle risorse ricavate attraverso la spending review dovrebbe prevedere due stadi: il primo volto al consolidamento del pareggio di bilancio nel 2013 e, solo se ci saranno maggiori risorse, la retromarcia sull'aumento dell'Iva (4 miliardi) previsto perfine anno.
In questi tagli della spesa pubblica, come ha sottolineato il viceministro all'Economia, Vittorio Grilli: i ministeri saranno certamente 'colpiti', ma rappresentano appena il 5% della spesa pubblica per il personale. Ciò vuol dire che per ottenere le risorse necessarie per gli obiettivi prefissati, si dovrà intervenire su settori 'chiave', già ampiamente colpiti: scuola, salute, enti locali e forze dell'ordine. [MORE]
Per il sottosegretario all'Economia Gianfranco Polillo, "la spending review deve investire tutto il corpo della P.a. compresi gli Enti locali. Negli ultimi 10 anni in termini percentuali la spesa centrale e' diminuita, quella degli Enti locali e' aumentata". In merito agl'Enti locali è intervenuta anche la Bce che ha rilanciato l'accorpamento delle province come soluzione per ridurre i costi della politica. In particolare, la Banca centrale europea ha dichiarato di guardare "con attenzione alla spending review e insiste: accorpare le province "sarebbe l'unica,vera misura di taglio di costi della politica".
Naturalmente, il tema dei tagli alla spesa pubblica, coinvolge il mondo politico. A tal proposito, il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, ha sostenuto che, "I provvedimenti vanno presi sì, ma mirati e con delle linee definite: ad esempio no a ulteriori tagli alla scuola, sì alla riorganizzazione della difesa. Non siamo stati coinvolti e alcune cose le voglio prima vedere. So che c'è assolutamente la possibilità di alleggerire la spesa per quel che riguarda bardature amministrative e spese dello Stato, sono anche sicuro che un uomo come Giarda pensa di entrare con il cacciavite in questi meccanismi, perché usare la mazza non va bene. Quindi tagli sì, alcune proposte le abbiamo anche noi. La difesa ha bisogno di una grande ristrutturazione, spendiamo troppo per la gestione dell'apparato e troppo poco in investimenti e ammodernamento".
Per Antonio Di Pietro, leader dell'Italia dei valori,"Finalmente la smette di massacrare i cittadini e inizia a sforbiciare gli sprechi". Prosegue Di Pietro, "Una cosa è eliminare la marea di auto blu che ci costano un occhio della testa, un'altra dare il colpo di grazia a un'amministrazione della giustizia che è già in ginocchio. Una cosa è eliminare le spese militari immense e inutili come lo sciagurato acquisto dei caccia F-35, che dovrebbero essere adesso 'solo' 90 per una spesa di circa 10 miliardi di euro, tutt'altra cosa intervenire sugli effettivi delle forze dell'ordine o sulle loro dotazioni tecniche. Una cosa è ridurre davvero e non solo per gettare polvere negli occhi i costi della politica, un'altra cosa, diametralmente opposta, è tagliare i fondi per la pubblica istruzione. Continuo a non capire e quindi continuo a chiedere: ci spiegate perché prima di tagliare i fondi ai tribunali e alle scuole non andate a prendere quei 40 miliardi di euro che entrerebbero nelle casse dello stato se firmassimo anche noi come germania, inghilterra e austria l'accordo con la svizzera per recuperare i contributi sui capitali esportati illegalmente?".
Angelino Alfano è tornato a chiedere lo stop a ulteriori tasse, "Noi ribadiamo la nostra proposta: occorre una ricetta fatta di meno tasse, meno spese e meno debiti. Il Paese non puo' sopportare ulteriori tassazioni. Proporremo che se lo Stato non paga gli imprenditori, questi non paghino le tasse fino all'ammontare del credito vantato nei confronti dello Stato".
A ciò si aggiunge la posizione di Roberto Maroni che arriva a proporre la disobbedienza fiscale contro l'Imu.
(Fonti: Ansa, La Repubblica)
Rosy Merola
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