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Lo spettro Equitalia sui contribuenti del Sud

Puglia

 TARANTO, 14 MARZO 2013- Palcoscenico di panico la città di Taranto, questa mattina alle ore 09:20. Dalla sede tarantina di Equitalia difatti, un uomo, 43enne, ha minacciato di uccidersi, proprio mentre i funzionari erano intenti a  fare il lavoro di sempre: predisporre cartelle esattoriali al fine della riscossione dei tributi. Ed è stata proprio una cartella esattoriale, dell’importo di un milione e mezzo di euro, che ha portato un ex titolare di esercizio commerciale di Zona Tamburi a decidere di farla finita. Pericolo sventato, grazie all'intervento tempestivo dei Carabinieri del REPARTO OPERATIVO del COMANDO PROVINCIALE che l'hanno bloccato al limite del ballatoio. Troppi debiti sulle spalle, prestiti negati, troppo chiara la certezza che la propria iscrizione a ruolo potesse significare insolvenza infinita. Un sentirsi sul lastrico, che trasforma ancora Equitalia, per molti, in un avvoltoio che si ciba di carcasse, più che di società che serenamente riscuote tributi. Non sappiamo se si tratti in questo caso di “cartella pazza” ma sappiamo che Equitalia, certamente, [MORE]non è sempre scevra da colpe. Non molto tempo fa infatti Equitalia Sud, S.p.A., concessionario della Provincia di Lecce, aveva intimato ad un privato il pagamento dell’importo di diecimila euro, successiva ad una cartella esattoriale. Cartella recapitata così, trachant, senza che vi fosse stata previa notifica. Un vizio di forma preso al balzo dall’avv. Difensore in carica Marina Pierri che, cavalcando l’iter di questa cartella esattoriale, ne ha rilevato subito due “peccati originali”.

Da un lato l’avvocato in questione ha riscontrato che la cartella esattoriale fosse nulla per omessa notifica; dall’altro, scavando tra le carte, ha portato alla luce un altro “neo confesso”. Il neo confesso è stato cioè che l’iscrizione a ruolo da parte di Equitalia (in sostanza l’ elenco di debitori stilato dalla stessa con corrispondente somma da riscuotere a favore dell’Agenzia delle Entrate) era pendente da giudizio. La Direzione Provinciale del Lavoro cioè aveva già cristallizzato tempo addietro una sospensione sull’ordinanza d’ingiunzione riguardante quella cartella. Significa cioè che quel credito  avrebbe dovuto essere considerato  –in quel momento- “lettera morta”, senza esigibilità propria, rendendo impensabile quindi una possibile iscrizione a ruolo dell’assistito dell’Avv. Pierri.

Quest’esempio rende chiaro quanto, benché si operi sempre per soddisfare un credito pubblico, vi sia un’altra “parte di diritto”. È la fetta di contribuenti che può riscattare il proprio status svelando i lati oscuri di un’esigibilità che impazza, a volte anche fuori dagli schemi di rigore formale. Equitalia fa quello che deve, ma se avanza in “eccesso di potere”, come rilevato dal Giudice Katia Pinto del Tribunale di Nardò (Le) -giorno 16 gennaio 2013- allora siamo ad una guerra che bisogna intentare, quando si deve. Una condanna per tutti, dove paghi chi ha davvero da pagare. A volte proprio Equitalia, come ne dà esempio tale caso leccese e non “per quattro soldi”.

© riproduzione riservata  Anna Ingravallo

 

* foto di Copertina di fonte www.laleggepertutti.it

nella foto di gallery invece, l'avv. MARINA PIERRI, di cui v'è menzione in articolo