Nuova frattura a Niscemi: 60 metri di paura vicino alla frana principale
La terra continua a tremare e a spaccarsi a Niscemi, in provincia di Caltanissetta. A pochi giorni di distanza dalla maxi frana che ha squarciato il territorio lo scorso 25 gennaio, una nuova frattura di circa 60 metri si è aperta in prossimità del fronte principale, quello che si estende per quasi 4 chilometri. Un segnale che il fenomeno è tutt'altro che concluso e che tiene con il fiato sospeso l'intera comunità.
La nuova crepa e il rischio idrogeologico
La frattura, lunga come un campo da calcio, rappresenta una minaccia concreta per la stabilità dell'area. Gli esperti stanno monitorando costantemente il movimento del terreno, ma la situazione resta critica. La frana di Niscemi ha già causato ingenti danni: una strada è stata spezzata, le reti del metano e della fibra ottica sono state compromesse e decine di abitazioni del centro storico sono in bilico. Il rischio idrogeologico è altissimo e impone decisioni rapide e coraggiose.
574 sfollati in attesa di una scelta
Le persone attualmente sfollate sono 574, riunite in 236 famiglie. Vivono in sistemazioni temporanee e nelle prossime settimane dovranno affrontare una decisione cruciale: acquistare una nuova casa o un terreno e ricostruire a Niscemi, oppure trasferirsi altrove. Una scelta difficile, che pesa sul futuro di un'intera comunità.
Contributi per la ricostruzione: le cifre
Per sostenere chi sceglie di restare, è previsto un contributo di 1.573 euro al metro quadro. Una somma che dovrebbe consentire di acquistare o ricostruire un'abitazione equivalente a quella perduta. Per chi invece decide di andare in un altro comune, il contributo scende a 600 euro al metro quadro. La differenza è netta e mira a incentivare la permanenza nel territorio, ma non mancano le critiche da parte di chi ritiene l'importo insufficiente per una vera rinascita.
Le prospettive future
La nuova frattura complica ulteriormente il quadro. Mentre la politica e gli enti locali cercano soluzioni abitative e finanziarie, i geologi continuano a studiare l'evoluzione del dissesto. La speranza è che il movimento franoso si arresti, ma l'attenzione resta massima. Per gli sfollati di Niscemi, il tempo stringe e la necessità di una sistemazione definitiva diventa ogni giorno più urgente.
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