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Omicidio Serena Mollicone, intervista al padre: "Voglio giustizia per mia figlia"

Lazio

ARCE, 21 MAGGIO 2016 - A distanza di quindici anni, l'omicidio di Serena Mollicone non ha ancora trovato l'epilogo e consegnato l'autore, o gli autori, dell'efferato crimine alla giustizia. Troppe le zone d'ombra che non hanno consentito alla verità di emergere. La stessa verità che attende Guglielmo Mollicone, padre della diciottenne Serena, la quale nell’1 giugno 2001 vide infranti i suoi sogni di adolescente e fu privata della sua stessa vita.  

La scomparsa di Serena. Nell'1 giugno 2001, Serena si sarebbe recata presso l'ospedale di Isola Liri in provincia di Frosinone per fare un'ortopanoramica. Dal momento in cui la giovane abbandona il presidio ospedaliero, non si hanno più sue notizie certe anche se si ritiene possibile che la ragazza sia rientrata ad Arce. 
 
Quel giorno, però, Serena non torna a casa. Michele Fioretti, il fidanzato della giovane, avrebbe dovuto vedere la ragazza nel pomeriggio, ma lei non si fa viva. Pertanto, Michele avvisa Guglielmo, padre di Serena, il quale comunica la scomparsa della figlia ai Carabinieri. 

Verranno effettuate  ricerche non soltanto dagli organi istituzionali, ma anche dalla popolazione locale che si attiva per cercare Serena. Il 3 giugno, alle ore 12 circa, il corpo esanime della giovane viene rinvenuto dai volontari della Protezione Civile a Fontecupa, in provincia di Frosinone, in un boschetto. Il corpo di Serena  è privo di vita: braccia e piedi sono stati fasciati con nastro adesivo bianco e filo metallico, la testa è imbustata e tenuta ferma dallo scotch, braccia e gambe tirate dietro la schiena, carta assorbente nella bocca e nel naso. 

Il primo indagato. Il primo accusato dell'omicidio della studentessa è Carmine Belli: l'uomo, di professione carrozziere, viene arrestato nel 2003. A suo carico, ci sarebbe stato un bigliettino, ritrovato all'interno della sua officina, con sopra riportato l'appuntamento che Serena avrebbe dovuto avere con il dentista nel pomeriggio della giornata in cui è scomparsa. 

Dopo diciassette mesi di reclusione, la Corte d'Assise di Cassino assolve Carmine Belli dalle accuse di omicidio volontario e occultamento di cadavere perché gli indizi a suo carico non sono stati ritenuti sufficienti; in sostanza non si sono tramutati in prove. 

La morte di Tuzi. A due anni dall'assoluzione di Belli, un clamoroso fatto di cronaca sembrerebbe far crollare nuovamente le indagini. Il Carabiniere Santino Tuzi, ascoltato dagli inquirenti come persona informata dei fatti, nell'aprile del 2008 si sarebbe tolto la vita sparandosi al cuore con la pistola d'ordinanza. Il 10 maggio del 2016, il Gip del Tribunale di Cassino, su richiesta della Procura, ha riaperto le indagini sulla morte del sottufficiale dell'Arma.

Tuzi, da quanto appreso, durante il colloquio con i magistrati, avrebbe riferito di aver visto Serena entrare nella Caserma dei Carabinieri di Arce alle undici del mattino di quel venerdì primo giugno. La morte di Santino Tuzi, secondo gli inquirenti, potrebbe avere un collegamento con l'omicidio di Serena Mollicone. 

Nuovi sviluppi nelle indagini. Anche le indagini relative all'uccisione di Serena, nel 2016, ripartono a pieno regime e nel mese di marzo, il procuratore capo Luciano D’Emmanuele dispone la riesumazione del corpo della giovane. L'incarico viene conferito all’anatomopatologa Cristina Cattaneo, dell’Istituto di Medicina legale di Milano. L'elemento centrale della vicenda, che soltanto il risultato dell'esame autoptico potrà chiarire, potrebbe essere l'eventuale compatibilità della frattura cranica riscontrata sul corpo di Serena con lo sfondamento di una porta di un appartamento ora in disuso, all'interno della caserma dei Carabinieri di Arce.

I militari del Ris hanno effettuato un sopralluogo nell'appartamento per cercare di individuare possibili tracce ematiche o biologiche da comparare con quelle rinvenute sul cadavere di Serena. Una delle ipotesi che gli investigatori starebbero percorrendo, è che il capo della ragazza sia stato violentemente battuto contro la suddetta porta e, tale collisione, ne avrebbe determinato il decesso. 

Al momento, per l’omicidio di Serena Mollicone, gli unici indagati sono l’ex maresciallo dei Carabinieri Franco Mottola, il figlio Marco e la moglie Anna Maria. Tutti sospettati di omicidio volontario e occultamento di cadavere, con l’aggravante della crudeltà. 


InfoOggi ha raggiunto telefonicamente Guglielmo Mollicone, il padre di Serena. Un uomo provato da un dolore atroce, ma che con grande determinazione e dignità chiede verità e giustizia per sua figlia.

Signor Mollicone, in che modo l'omicidio di Serena potrebbe essere collegato alla morte di Santino Tuzi?
«L’omicidio di Serena potrebbe essere collegato alla morte di Tuzi, perché il brigadiere stesso ha dichiarato di aver visto Serena nel giorno della sua scomparsa. Nella mattinata del primo giugno, Serena entra nella caserma dei carabinieri di Arce intorno alle 11.30.  Tuzi termina il servizio alle ore 14.30 circa, ma non avrebbe visto Serena uscire dalla caserma. Tuzi avrebbe dovuto sostenere, dinanzi al magistrato, il confronto con Mottola, l’ex maresciallo dei carabinieri di Arce, ma tre giorni prima di questo avvenimento, Santino è stato trovato morto in circostanze anomale. Si pensi ad esempio alla pistola d’ordinanza con cui Tuzi si sarebbe sparato, ritrovata poggiata sul sedile del passeggero».[MORE]

Per quale motivo sua figlia si sarebbe recata in caserma?
«Quel giorno, Serena è andata in caserma con l’intento di denunciare un giro di droga in cui erano coinvolte persone conosciute in paese. Ad Arce, in quel periodo, sette ragazzi sono morti per overdose. Non è un fatto presunto, ma confermato».

Quale potrebbe essere stata la dinamica dell’uccisione di Serena?

«Tuzi disse che Serena si era recata in caserma per sporgere denuncia, ma che lui non si era sentito di scriverla. E, soprattutto, di non averla mai vista uscire dalla caserma. Adesso però i Ris di Roma hanno fatto rilivevi tecnici in un appartamento del primo piano nello stesso edificio per cercare di individuare possibili tracce ematiche o biologiche da comparare con quelle rivenute su mia figlia. Gli inquirenti stanno anche valutando il possibile collegamento tra la frattura cranica di Serena e lo sfondamento di una porta dello stabile».

Se venisse dimostrata la compatibilità della frattura cranica con lo sfondamento della porta nell'appartamento presso la Caserma dei Carabinieri di Arce, cosa significherebbe per le indagini?
«Avremmo la conferma che Serena è morta in quel luogo».
 

Lei non si è mai arreso nella sua lotta per la verità. Ha mai temuto per la sua stessa vita dopo le tante dichiarazioni rilasciate ai media sui presunti responsabili dell'omicidio di sua figlia?
«Inizialmente sì, infatti, i primi anni ho dormito con il cellulare sempre accanto, ma non per paura di essere ucciso. Non ho mai pensato che potesse capitarmi più di quanto accaduto a mia figlia. Lasciavo sempre il telefono acceso, perché qualora fosse arrivato qualcuno per farmi del male avrei potuto comunicare la sua identità alle autorità».

A che punto sono le indagini?
«Le indagini starebbero procedendo molto velocemente. Gli inquirenti avranno sicuramente elementi interessanti tra le mani e questa volta spero che arrivino risultati concreti».

I risultati dell’esame autoptico sul corpo riesumato di sua figlia non sono ancora stati diffusi?
«No, non ancora. Il corpo di mia figlia non è ancora stato riportato ad Arce».

Chi ha ucciso sua figlia?
«Ho sempre avuto la mia idea. Adesso vorrei sapere anche gli eventuali complici dell’assassino o degli assassini. C’è stato sicuramente chi si è prestato ad aiutare. Non è mai venuto fuori il dna dell’assassino, magari perché altri avranno fatto il lavoro sporco. Nel caso potrebbero essere implicate delle prostitute polacche sparite improvvisamente da Frosinone nel giorno in cui è stato ritrovato il corpo di Serena».

Luigi Cacciatori

Immagine da cronacanera.org