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ONU e cartografia: perché la mappa di Mercatore ha minimizzato l'Africa e cosa cambia ora

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ONU e cartografia: perché la mappa di Mercatore ha minimizzato l'Africa e cosa cambia ora
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Una svolta nella cartografia mondiale

L'Assemblea generale delle Nazioni Unite ha recentemente approvato con un'ampia maggioranza una risoluzione che invita i Paesi membri a utilizzare rappresentazioni cartografiche che riflettano meglio le reali dimensioni del continente africano. La mappa più diffusa, basata sulla proiezione di Mercatore, creata nel XVI secolo dal cartografo fiammingo Gerardo Mercatore, distorce infatti le superfici terrestri: l'Africa appare molto più piccola di quanto non sia, mentre le terre più vicine ai poli, come l'Europa e il Nord America, risultano sovradimensionate. Questo squilibrio ha alimentato per decenni dibattiti non solo geografici ma anche politici e culturali.

La proiezione di Mercatore e le sue distorsioni

La proiezione di Mercatore è una proiezione cilindrica conforme, utilizzata per secoli nella navigazione perché mantiene gli angoli e le forme locali, facilitando la rotta con linee rette. Tuttavia, a causa della sua natura, essa sacrifica la proporzionalità delle aree: man mano che ci si allontana dall'equatore, le superfici vengono espanse artificialmente. L'Africa, che in realtà ha un'estensione di circa 30,3 milioni di km², appare quasi uguale alla Groenlandia, che in realtà è solo circa un quattordicesimo della dimensione africana. Questa deformazione ha contribuito a una percezione errata delle dimensioni e dell'importanza del continente, rafforzando stereotipi e pregiudizi che i sostenitori della risoluzione vogliono contrastare.

Una risoluzione per una nuova percezione geografica

La risoluzione, pur non essendo vincolante, rappresenta un segnale politico forte: chiede ai Paesi membri di promuovere cartografie alternative, come la proiezione di Peters, che privilegia l'accuratezza delle aree, o altre proiezioni equivalenti, e di adottarle nei programmi scolastici, nei media e nelle istituzioni pubbliche. Secondo i sostenitori, tra cui molti Stati africani e organizzazioni della società civile, una mappa più corretta avrebbe implicazioni profonde: potrebbe influenzare l'educazione, la consapevolezza culturale e persino le decisioni economiche e diplomatiche, contribuendo a una visione più equa delle relazioni internazionali.

Le reazioni e il dibattito

L'approvazione della risoluzione ha suscitato reazioni contrastanti. Da un lato, molti esperti e attivisti hanno accolto con favore la mossa, definendola un passo verso la decolonizzazione dei saperi e la promozione di una memoria storica più inclusiva. Dall'altro, alcuni cartografi e studiosi hanno sottolineato che ogni proiezione comporta necessariamente delle distorsioni e che la scelta di una rappresentazione piuttosto che un'altra dipende dall'uso che se ne fa: la navigazione, ad esempio, richiede la conformità, mentre il confronto tra superfici richiede l'equivalenza. Tuttavia, la portata simbolica della decisione dell'ONU va oltre la tecnica: essa riconosce che le mappe non sono solo strumenti neutri, ma riflettono e costruiscono immaginari collettivi.

Cosa succede ora

La risoluzione non obbliga nessuno Stato a cambiare le proprie carte geografiche da un giorno all'altro, ma apre un percorso di sensibilizzazione. Si prevede che molte scuole e istituzioni inizieranno gradualmente a integrare più mappe alternative accanto a quella di Mercatore, e questo potrebbe portare a una maggiore consapevolezza della diversità geografica e delle dimensioni reali dei continenti. In un mondo sempre più interconnesso, dove la rappresentazione dello spazio influisce sulla politica e sull'economia, questa decisione delle Nazioni Unite rappresenta un'opportunità per ripensare il nostro modo di guardare il pianeta e valorizzare l'Africa come protagonista, non come marginale.


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