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Quando il collasso della rete diventa isolamento umano.

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Titolo: Quando il collasso della rete diventa isolamento umano.

Nelle ultime settimane, le immagini del meridione ferito dal ciclone Harry hanno saturato i nostri schermi: fango, detriti e il dibattito sulla manutenzione di un territorio che sembra sgretolarsi al primo cenno di maltempo.

Ma tra le grida del vento si è sollevato un altro muro, più invisibile ma non meno invalidante: il silenzio digitale.

Nel vibonese, il crollo di una struttura telefonica portante non ha solo abbattuto metallo e cemento; ha reciso i fili invisibili che ci tengono uniti. Migliaia di utenti si sono ritrovati proiettati in un passato che non sapevano più gestire.

Siamo abituati a liquidare questi episodi come "guasti tecnici". Eppure, nel contesto di un'alluvione, l'assenza di segnale assume contorni drammatici. Non si tratta di svago, ma dell'impossibilità di dire "sto bene" a un figlio lontano o di chiedere aiuto.

A questo isolamento fisico si è sommato un silenzio social nazionale che molti abitanti hanno vissuto come un secondo schiaffo. Mentre intere province lottavano nel blackout, il resto del Paese sembrava guardare altrove. È il paradosso dell'era moderna: se non sei connesso, se non puoi postare la tua tragedia, per il mondo è come se non la stessi subendo. Si torna online e si scopre con amarezza che il mondo è andato avanti come se nulla fosse accaduto.

Una domanda brucia più delle altre tra chi, oggi, è costretto a fare la fila nei negozi per cambiare gestore: com’è possibile che colossi di tale portata mondiale non siano ancora riusciti a ripristinare il servizio?

In un'epoca in cui lo smart working e l'economia digitale non sono più opzioni ma necessità quotidiane, questo ritardo non è solo un "disservizio": è un danno economico e sociale. C'è chi aspetta comunicazioni mediche importanti, chi ha perso giorni di lavoro, chi gestisce emergenze.

Come può un'intera area geografica essere lasciata a se stessa per così tanto tempo senza un piano di emergenza efficace?

La reazione non si è fatta attendere. I negozi degli operatori superstiti sono presi d'assalto da cittadini che, stanchi di aspettare un riscontro dai palinsesti contattati o un segnale che non torna, scelgono la via della migrazione. È un esodo nato dalla necessità di tornare a esistere e di sentirsi, finalmente, al sicuro.

Ad aggravare la situazione gli ennesimi danni delle ultime ore: molte strade provinciali al collasso, e una significativa frana nel comune di Polia.

Ai posteri, o forse solo a chi oggi ritrova finalmente una tacca sul display scoprendo che il mondo è andato avanti senza di lui, l’ardua sentenza.


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