Racconti dal carcere, presentata la terza edizione del premio letterario Goliarda Sapienza
ROMA, 15 APRILE 2013 – Secondo la Costituzione italiana lo scopo delle pene, compresa la detenzione in carcere, è la rieducazione del condannato. In accordo con questo principio, sancito a chiare lettere dall'articolo 27 della Carta Costituzionale, tre anni fa la scrittrice e giornalista Antonella Bolelli Ferrera ha ideato il premio letterario Goliarda Sapienza “Racconti dal Carcere”, rivolto ai detenuti italiani e stranieri presenti negli istituti penitenziari di tutta Italia. Giunta ormai alla terza edizione, l'iniziativa – promossa da Siae, dal Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria e dall'associazione InVerso - è stata presentata questa mattina all'interno della biblioteca del carcere romano di Regina Coeli.
Una tappa intermedia del premio Goliarda Sapienza, che si concluderà il prossimo settembre con la premiazione dei vincitori e la pubblicazione di un libro, edito da Rai-Eri, che conterrà tutti i racconti arrivati in finale. «Racconti crudi, avvincenti, a tratti commoventi e anche ironici – si legge nel comunicato – ma tutti racconti veri, ispirati a storie realmente accadute». Come ha ricordato Bolelli Ferrera questa mattina, la partecipazione dei detenuti e delle detenute di ogni nazionalità è cresciuta costantemente nel tempo, arrivando quest'anno a oltre trecentocinquanta racconti inviati da altrettanti detenuti ospitati da tutte le carceri italiane.
Sono 25 i finalisti di questa terza edizione del premio, venti dei quali appartenenti alla consueta sezione Adulti del premio letterario, e cinque appartenenti alla nuova sezione Minori e Giovani Adulti, novità di quest'anno fortemente voluta dal Dipartimento per la Giustizia Minorile. «Si dice spesso che i giovani siano il nostro futuro – ha affermato Serenella Pesarin, Direttore Generale del Dipartimento – ma io non sono d'accordo. I giovani sono il nostro presente». «Gli istituti penitenziari – continua – sono sempre luoghi di dolore», ma nei confronti dei giovani «il lavoro che noi facciamo è quello di cercare di evitare che i minori detenuti varchino anche la soglia di questo carcere». Per questo motivo, il racconto, il narrarsi, il comunicare «sono valori fondanti».[MORE]
Ciascun autore arrivato in finale, alcuni dei quali erano presenti questa mattina alla presentazione del premio, lavorerà da questo momento a contatto con un tutor letterario (un giornalista, uno scrittore o un artista) che lo aiuterà nella revisione letteraria del testo e scriverà un'introduzione al racconto per la pubblicazione.
In un contesto carcerario nel quale, nonostante gli sforzi di tutti coloro che vi lavorano, sono ancora troppe le privazioni dei diritti dei detenuti, la realizzazione di iniziative culturali di questo tipo rappresenta un contributo fondamentale per evitare che il carcere – come ha affermato Angiolo Marroni, Garante dei Detenuti nel Lazio – «non sia solo inutile, ma anche dannoso». Marroni ha ricordato che solo nel Lazio vi sono oltre 7200 detenuti, a fronte di una capienza massima dei 14 istituti penitenziari della regione di circa 4000 posti. Con cifre di questo livello, è difficile che vengano rispettati anche i diritti fondamentali come il lavoro, la salute, la territorialità della pena, l'affettività, lo studio o la cultura. In breve, è costante la violazione del diritto alla dignità umana. I queste condizioni, sostiene Marroni «il carcere oggi non è costituzionale» e le iniziative come questo premio letterario o come altre iniziative culturali organizzate all'interno delle carceri «sono fondamentali».
Iniziative fondamentali per i detenuti che vi partecipano, ma anche per i cittadini che non conoscono il mondo carcerario, per i quali la lettura dei racconti dal carcere può rappresentare un ponte di contatto tra l'esterno e ciò che accade all'interno delle mura carcerarie. «Questo premio – ha dichiarato Giovanni Arcuri, uno degli autori finalisti nella sezione Adulti – dà la libertà di esprimersi e di far sapere all'esterno cosa succede, affinché il carcere non sia considerato un deposito di esseri umani». La scrittura di un racconto è stata anche «un modo per sfogarmi», ha raccontato Zapat, pseudonimo usato da un giovanissimo detenuto del carcere minorile di Casal del Marmo, autore di un racconto arrivato in finale ispirato a una storia vera e autobiografica.
La possibilità di partecipare ad un premio letterario, oltre a rappresentare un mezzo d'espressione della propria dignità di esseri umani, ha evidenti e provate ricadute benefiche non solo per i detenuti, ma per la società intera. «Per chi partecipa ad attività culturali – ha ricordato Marrone – la recidiva si abbassa e il carcere diventa in questo modo riabilitante. Diventa, cioè, costituzionale».
Serena Casu
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