Rispetto per il corpo, ma non sottomissione

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La società odierna di solito non si ferma dinnanzi al buon senso, quando al primo posto vengo...

La società odierna di solito non si ferma dinnanzi al buon senso, quando al primo posto vengono piazzati interessi materiali consistenti che fanno del corpo l’idolo per eccellenza. C’è perciò il rischio, che “il dio corpo” attuale somigli sempre di più ad un nuovo “Moloc”, pronto a pretendere un uomo tutto ad esso sacrificato, comprese “la sua intelligenza, la sua scienza, tutte le sue energie spirituali”. Una scelta che mistificando il corpo umano pone ai margini valori ed insegnamenti che sono alla base del progresso sostenibile; della cultura della pace e della fraternità. Questo non significa che bisogna isolarsi su una montagna e contemplare il cielo fino al termine del tempo terreno concesso ad ognuno. Il corpo va curato e rispettato, senza comunque inchinarsi allo stesso.

Proprio Gesù lo guariva in ogni suo segmento. Cechi, storpi, paralitici, lebbrosi, moribondi, trovavano conforto e salute fisica al suo passaggio, al solo credere nella sua forza di poter vincere ogni male corporale e spirituale. Il vero senso dell’operato del Figlio dell’Uomo, nonché della sua attenzione anche alle malattie di chi lo avvicinava, lo scopriamo in questo pensiero di mons. di Bruno, tratto da un suo scritto molto fermo su uno degli aspetti centrali della vita umana. “Gesù compie miracoli. Apparentemente sembra che Lui serva il corpo dell’uomo. In Lui il servizio al corpo è un servizio reso alla sua verità. In Lui il miracolo è segno perché l’uomo veda Lui come vero uomo di Dio, vero suo profeta, vero messaggero del Padre e accolga la sua Parola come purissima Parola di Dio per la salvezza della sua anima, del suo spirito, del suo corpo. La vera salvezza del corpo non è il miracolo. È la sua liberazione domani dal fuoco eterno e questo miracolo lo compie la Parola di Gesù”.

Un vero credente sa che se il Salvatore avesse servito il corpo per il corpo, non considerando la salvezza eterna dell’individuo guarito da una qualsiasi infermità, la sua opera sarebbe stata ricordata nella storia come quella di un qualsiasi uomo straordinario. Un qualcuno che è riuscito a fare delle cose fuori dalla portata comune, ma nulla di più. Un uomo probabilmente illuminato, ma che niente ha da spartire con la missione affidata a Cristo dal Padre Celeste. Sarebbe un grave errore storico e spirituale considerare l’azione del Messia come asservita alla guarigione del corpo. La persona stessa sanata ha invece un debito di riconoscenza verso Dio che, se non onorato, non gli consentirà di raggiungere la sua salvezza eterna. Tanto è lontana la grazia ottenuta dall’asservimento al corpo di riferimento, quanto è l’illusione di essere salvati solo perché miracolati.


Specie i credenti non dovrebbero mai dimenticare che “ogni miracolo ricevuto e da essi non trasformato in fede nella sua Parola per la salvezza eterna della loro anima, saranno chiamati in giudizio da Dio. Hanno ricevuto il segno della verità di Cristo, hanno rifiutato la Parola di Cristo, come unica e sola Parola di vita eterna. Sono essi i responsabili della loro perdizione eterna. La loro sarà una dannazione molto più dura di quella di quanti non hanno conosciuto né Cristo e né la sua Parola”. Tutto questo significa che da ogni grazia acquisita, priva di frutti per l’evangelizzazione, si rimane responsabili per tutta l’eternità. Bisogna perciò fare molto affinché la politica, l’economia, la formazione, la scienza, l’arte, lo sport, ecc., rimangano fuori dalla “moda” di idolatrare “il dio corpo”, se si vuole veramente dare alla collettiva degli indirizzi nuovi e capaci di stimolare prospettive di effettivo cambiamento e reale rinnovamento.

Egidio Chiarella

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