Scuola e disabilità, Talerico: «Ascoltiamo educatori e ASACOM e garantiamo l’assistenza necessaria»
Il confronto alla Cittadella regionale è un punto di partenza. Occorrono un tavolo sull’inclusione scolastica, un controllo sulle ore effettivamente erogate e contratti dignitosi per chi lavora nei servizi educativi.
La giornata dedicata ai Livelli essenziali delle prestazioni sociali, promossa alla Cittadella regionale dall’assessore Pasqualina Straface con il coinvolgimento dell’Ordine degli assistenti sociali della Calabria, presieduto da Sonia Bruzzese, merita apprezzamento. Discutere di dimissioni protette, pronto intervento sociale e supervisione professionale significa occuparsi di servizi dai quali dipende la qualità della vita delle persone, soprattutto di quelle più fragili.
È giusto partire dagli assistenti sociali, che costituiscono un presidio essenziale dei territori. Ma proprio il valore di questa iniziativa suggerisce di ampliare il confronto.
Quando saranno ascoltati anche gli educatori professionali socio-pedagogici e socio-sanitari, gli assistenti educativi e gli assistenti all’autonomia e alla comunicazione, comunemente indicati come ASACOM? Sono figure con qualifiche e funzioni differenti, che non vanno confuse, ma che concorrono ogni giorno all’inclusione, all’autonomia e alla partecipazione delle persone con disabilità. Il loro contributo non può rimanere invisibile nella programmazione dei servizi.
La questione non riguarda soltanto il riconoscimento professionale. Riguarda le condizioni nelle quali queste persone lavorano: incarichi frammentati, discontinuità tra un anno scolastico e l’altro, ore di servizio insufficienti, retribuzioni e inquadramenti che devono essere coerenti con le mansioni effettivamente svolte.
La legge n. 55 del 2024 ha rafforzato il riconoscimento delle professioni pedagogiche ed educative. A questo quadro devono accompagnarsi affidamenti di qualità, applicazione dei contratti collettivi pertinenti, tutele effettive e continuità educativa. Non si costruisce un servizio stabile sul lavoro precario di chi lo rende possibile.
Vi è poi una questione che investe direttamente gli alunni con disabilità e le loro famiglie: la distanza, talvolta rilevante, tra il fabbisogno individuato nei Piani educativi individualizzati e le ore di assistenza realmente assicurate.
Il PEI, elaborato dal Gruppo di lavoro operativo per l’inclusione (GLO), non è un modulo da archiviare. È il progetto attraverso il quale vengono individuati obiettivi, interventi e risorse necessarie per un percorso scolastico effettivamente inclusivo. La proposta delle risorse per l’assistenza all’autonomia e alla comunicazione è distinta dalle ore di sostegno didattico e richiede un raccordo puntuale fra scuola ed ente competente.
Gli atti di una vicenda che ho seguito professionalmente restituiscono la concretezza del problema, senza che sia necessario esporre pubblicamente l’identità del bambino. A fronte di un tempo scuola di venticinque ore settimanali, il GLO aveva indicato l’esigenza di un’assistenza alla comunicazione per l’intera frequenza. Nel PEI, tuttavia, risultavano programmate appena quattro ore e trenta minuti di assistenza alla settimana. Sono più di venti ore di differenza tra il fabbisogno descritto e la copertura riportata.
Occorre verificare quali richieste siano state trasmesse, quali risorse siano state attribuite e con quali criteri siano state distribuite, senza attribuire responsabilità prima di conoscere tutti gli atti. Ma è evidente che una simile distanza non può essere considerata un dettaglio amministrativo.
Per un alunno con bisogni comunicativi, relazionali e di autonomia particolarmente complessi, l’assistenza non è un semplice accompagnamento. È parte delle condizioni che consentono di partecipare alle attività, apprendere, sviluppare relazioni e frequentare la scuola in sicurezza.
Sussiste una responsabilità pubblica precisa: rimuovere gli ostacoli che rendono formale, anziché sostanziale, il diritto all’istruzione. Le esigenze vanno valutate individualmente, non tradotte in quote indistinte di ore disponibili !
Da qui una proposta concreta alla Regione: promuovere, nel rispetto delle competenze di scuole, Comuni e servizi sanitari, un tavolo permanente sull’inclusione scolastica con educatori, ASACOM, assistenti sociali, associazioni delle famiglie, enti locali e Ufficio scolastico regionale.
Il suo primo compito dovrebbe essere un monitoraggio, su dati aggregati e nel rispetto della riservatezza, delle ore di assistenza richieste, assegnate ed effettivamente prestate; il secondo, la definizione di procedure tempestive per segnalare e affrontare gli scostamenti dai fabbisogni documentati; il terzo, la promozione di standard di qualità e condizioni contrattuali adeguate per gli operatori.
Il futuro Piano regionale degli interventi sociali 2027-2029 può essere l’occasione per rafforzare questo raccordo, pur nella distinzione tra LEPS e specifiche misure di inclusione scolastica. L’incontro alla Cittadella non deve dunque essere contrapposto alle esigenze degli educatori, ma diventare l’avvio di un dialogo più ampio.
Il criterio per misurare la qualità del welfare non è il numero dei convegni o dei progetti annunciati. È la possibilità, per ogni bambino, di trovare a scuola il sostegno realmente necessario e, per ogni professionista, di svolgere quel lavoro con competenza, continuità e dignità.
Antonello Talerico
Componente Segreteria Regionale Forza Italia
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