Strage dei braccianti ad Amendolara, il Gip parla di crudeltà e premeditazione
La decisione del giudice evidenzia la gravità del quadro accusatorio a carico dei due indagati, accusati dell’omicidio di quattro lavoratori e del tentato omicidio di un quinto
Il provvedimento del Gip di Castrovillari
Emergono dettagli durissimi dall’ordinanza con cui il Gip di Castrovillari, Orvieto Matonti, ha disposto la custodia cautelare in carcere per Ahmed Safeer e Ali Raza, entrambi 31enni di nazionalità pakistana, arrestati nell’ambito dell’inchiesta sulla strage dei braccianti ad Amendolara.
Secondo quanto riportato nel provvedimento, i due indagati avrebbero agito con una condotta caratterizzata da crudeltà, premeditazione e da una determinazione definita dal giudice “glaciale”. La vicenda riguarda la morte di quattro braccianti, bruciati vivi, e il tentato omicidio di una quinta persona sopravvissuta al rogo.
Cinque persone date alle fiamme
Nel testo dell’ordinanza, il Gip sottolinea la particolare gravità dell’azione contestata agli indagati. I due, secondo l’accusa, avrebbero dato alle fiamme cinque persone, provocando la morte di quattro di loro e tentando di uccidere anche il superstite.
Il giudice parla di una violenza “efferata”, esercitata in assenza di motivazioni proporzionate. Un elemento che, secondo l’ordinanza, renderebbe ancora più allarmante il profilo degli indagati è l’assenza di qualsiasi segnale di pentimento o ravvedimento durante le fasi del procedimento.
La ricostruzione della condotta secondo il giudice
Nell’ordinanza si fa riferimento a una presunta azione coordinata tra i due arrestati. Il Gip evidenzia una “strategia” comune e una capacità di agire in maniera sincronizzata, senza la necessità di accordi verbali espliciti.
Questo aspetto, secondo il provvedimento, rafforzerebbe l’ipotesi di una condotta consapevole e organizzata. Il giudice parla infatti di una “ferma e glaciale risoluzione criminosa”, mantenuta per tutto il tempo necessario affinché le vittime venissero consumate dalle fiamme.
Il movente legato alle pretese lavorative
Uno dei passaggi più significativi dell’ordinanza riguarda il possibile movente. Secondo il Gip, le vittime sarebbero state punite in modo brutale per aver avanzato richieste legate alla retribuzione e alla regolarizzazione contrattuale.
Anche qualora il gesto fosse collegato a una precedente colluttazione, il giudice ritiene comunque il motivo del tutto sproporzionato rispetto alla violenza dell’azione compiuta. In entrambi i casi, secondo l’ordinanza, si tratterebbe di un pretesto per dare sfogo a un impulso criminale estremamente grave.
Pericolosità degli indagati secondo l’ordinanza
Il provvedimento descrive i due indagati come soggetti caratterizzati da una forte pericolosità. Il Gip parla di una personalità incline a delinquere, di una marcata incapacità di autocontrollo e di una condotta capace di esprimere una violenza estrema.
La strage di Amendolara resta quindi al centro di un’inchiesta drammatica, che accende i riflettori non solo sulla brutalità del fatto contestato, ma anche sulle condizioni di vulnerabilità in cui spesso si trovano molti lavoratori agricoli stranieri, tra precarietà, sfruttamento e richieste di tutela contrattuale.
Una vicenda che scuote la Calabria
La morte dei quattro braccianti ha profondamente colpito la comunità locale e l’intera Calabria. La vicenda richiama l’attenzione sul tema della sicurezza, della dignità del lavoro e della necessità di garantire protezione a chi vive situazioni di marginalità sociale ed economica.
Le accuse dovranno ora essere approfondite nelle successive fasi giudiziarie, nel rispetto del principio di presunzione di innocenza fino a eventuale sentenza definitiva.
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