KIEV, 1 MARZO 2014 - Duemila soldati russi stanno prendendo possesso della penisola di Crimea. E' questa la logica conseguenza del fallimento governativo di Yanukovich, conclusosi con la sanguinosa repressione. Gli Stati Uniti intanto minacciano onerose ritorsioni: dalla guerra fredda a quella economica. Tuttavia l'ex Unione sovietica non sembra disposta a cedere di buon grado all'Occidente i territori ucraini; almeno non a titolo gratuito come vorrebbero Europa e Usa.[MORE]
L'Ucraina, infatti, può essere considerata la centrale nevralgica dello smistamento del gas europeo: circa l'80% della produzione proveniente dalla Russia transita su questo territorio. Gli interessi geopolitici di Russia, Europa e Usa sono quindi alla base del caos in Ucraina. Come avvenuto in tante altre nazioni, vedi Medio Oriente, le superpotenze fomentano indirettamente le rivolte per poi indignarsi davanti al bagno di sangue.
Non è facile preventivare gli sviluppi delle ostilità in atto. L'ultima volta che l'Occidente si trovò in conflitto contro l'Impero russo, per il possesso della Crimea, correva l'anno 1853. In quell'occasione, dopo una guerra di circa tre anni alla quale anche l'Italia prese parte (attraverso il Regno di Sardegna), le attività belliche si conclusero con il trionfo degli Alleati. Questa volta il dissidio dovrebbe restare entro i limiti delle intimidazioni e delle rappresaglie economiche; salvo complicazioni. L'unica certezza è che a farne le spese, sarà per l'ennesima volta il popolo ucraino.
Fabrizio Vinci [email protected]
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