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189 anni di carcere ai dirigenti Ilva

Annarita Faggioni
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189 anni di carcere ai dirigenti Ilva
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TARANTO, 23 MAGGIO 2014 - In tutto sono stati condannati a 189 anni di carcere i dirigenti dell'Ilva (ex Italsider) per la morte di ben 15 operai. La sentenza ha sancito che gli operai erano morti di tumore a causa dell'esposizione all'amianto.

Uno dei dirigenti è stato assolto. Ognuno di loro dovrà scontare almeno quattro anni di carcere per le proprie negligenze, anche se c'è chi sconterà nove anni nel carcere di Taranto. Anche i Riva erano inseriti nell'inchiesta e sono stati condannati: Fabio Riva e il direttore Luigi Capogrosso sono stati condannati a sei anni di carcere.[MORE]

Pur continuando a utilizzare le fibre di amianto vietate in Europa, i dirigenti del polo siderurgico non avrebbero nemmeno avvisato gli operai, esponendoli così a malattie mortali. Tantissime le reazioni, sia da parte degli attuali dirigenti Ilva, sia da parte del mondo politico e istituzionale.

Il primo a parlare è Angelo Bonelli dei Verdi, che da anni denuncia cosa accade a Taranto. la sentenza è per lui: "Un atto d'accusa durissimo anche per la politica per una classe politica omissiva e silente". Fanno poi discutere polemicamente le parole proprio di ieri del commissario straordinario, che aveva assicurato l'assenza delle fibre di amianto nello stabilimento (anche se la sentenza ne ha accertato l'attuale esistenza).

"Le conclusioni del commissario Bondi che escludono il nesso causale tra esposizione dei lavoratori e incidenza di tumori, essendo basate su evidenze non documentate, devono essere considerate puramente autoreferenziali" è l'accusa che arriva oggi dai vertici dell'Arpa Puglia.

Secondo l'Arpa, Bondi non poteva affermare che la struttura fosse in sicurezza, perché non era stato effettuato un monitoraggio continuativo di un anno per dimostrare quanto diceva. La notizia lascia nello sconforto anche le istituzioni nazionali.

Il presidente della Regione Nichi Vendola ha mandato una lettera a Matteo Renzi sul punto, per richiedere il suo intervento dopo la conferenza di Modugno. Nel frattempo, il presidente della commissione Ambiente alla Camera, Ermete Realacci, commenta: "Le condanne di Taranto confermano una drammatica verità. Ora attuare pienamente il Piano di risanamento dell'Ilva".

"Per superare questa pesante eredità è necessario cambiare rotta e accelerare sui processi di riduzione dell'impatto ambientale dell'azienda e bonifica dell'area in atto", ma quello che si è già fatto sarebbe sufficiente stando alle dichiarazioni degli attuali dirigenti Ilva.

La famiglia Riva dichiara che senza il polo siderurgico tarantino l'Italia perderà l'intero comparto siderurgico, mentre la scelta passa di fatto al gruppo industriale e al commissario straordinario. L'unica cosa certa in tutta questa storia è che quindici persone sono morte per la corte di appello di Taranto perché lavoravano vicino all'amianto senza saperlo, mentre per altri si è aperta solo ieri l'inchiesta.

(bari.repubblica.it)

Annarita Faggioni


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Scritto da Annarita Faggioni

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