«Ara és l'Hora»: la Catalogna vota per l'indipendenza
BARCELLONA, 9 NOVEMBRE 2014 - La Catalogna al voto per l’indipendenza dalla Spagna. Un voto che seppur informale, considerato che la Corte Costituzionale soltanto martedì scorso ha ordinato la sospensione di tale referendum, accettando di fatto il ricorso presentato dal governo che ne sostiene l’incostituzionalità, ha registrato file interminabili ai 1.317 seggi organizzati dalle autorità catalane.
Soltanto alle 13, come ha riferito il vicepresidente del governo regionale della Catalogna, Joana Ortega, erano ben 1.142.910 i catalani andati al voto. Sull’esito del voto non vi sono di certo dubbi, ma l’incredibile partecipazione dimostra ancora una volta, e semmai fosse necessaria, la volontà dei catalani di separarsi dal governo di Madrid. Il governo della Generalitat, dopo la chiusura dei seggi alle 20, prevede di comunicare i primi dati ufficiali intorno alle 22.30.
Una giornata lunghissima quella dunque vissuta dai catalani, come lunghissime sono state le code ai seggi. Operazioni di voto assicurate da 40.930 volontari, tra i quali funzionari e insegnanti. Due i quesiti presenti nelle schede: “la Catalogna dovrebbe essere uno Stato?”, “Volete che questo Stato sia indipendente?”.
«Qualunque cosa accada, oggi abbiamo vinto» ha affermato Carme Forcadell, presidente dell’Assemblea nazionale catalana, che unisce associazione ed enti a favore dell’indipendenza. Esprime la propria soddisfazione anche il presidente catalano, Artur Mas, il quale pur ricordando che «non è la consultazione definitiva», riconosce quanto sia «importante».[MORE]
«La nostra volontà – ha affermato il presidente Mas – è andare avanti, continuare alla guida di questo processo politico per ascoltare la voce dei catalani e rispettare il loro diritto a decidere sul loro futuro».
Da Madrid sono naturalmente opposti i toni usati ieri dal premier spagnolo Mariano Rajoy: «Nessuno romperà l'unità della Spagna. Quello di cui abbiamo bisogno - ha detto Rajoy intervenuto a una riunione dei Popolari - è un ritorno alla sanità mentale a partire da lunedì e di ritornare a un dialogo all'interno della costituzione e della legge».
(Immagine da internazionale.it)
Giovanni Maria Elia
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