Caro gasolio in Calabria, lo sfogo di Pino Doria dopo 51 anni di lavoro per il futuro dei figli
A 70 anni l’imprenditore agricolo racconta davanti alla Regione le difficoltà della sua azienda tra costi del carburante, sacrifici familiari e timori per la continuità dell’attività
«Avremmo da lavorare, non dovremmo stare qua». In queste parole si concentra l’amarezza di Pino Doria, imprenditore agricolo che, davanti alla Regione Calabria, ha raccontato le difficoltà di un’attività costruita attraverso decenni di lavoro e sacrifici.
A 70 anni, dopo 51 anni di lavoro, Doria porta nella protesta contro il caro gasolio una preoccupazione che va oltre il bilancio aziendale: il futuro dei quattro figli che hanno scelto di lavorare al suo fianco. La sua testimonianza restituisce il peso economico e umano di una crisi che, nel suo racconto, sta mettendo in discussione la possibilità stessa di continuare.
Il costo del gasolio e la difficoltà di lavorare nei campi
Doria descrive un’azienda agricola di circa 200 ettari, ma denuncia la mancanza di liquidità necessaria per acquistare il carburante e portare avanti il lavoro.
Le cisterne vuote e il gasolio comprato poco alla volta diventano l’immagine più concreta del suo sfogo. Per un’impresa agricola il carburante serve a far muovere i mezzi, eseguire le lavorazioni e sostenere le attività quotidiane: quando il suo costo diventa difficile da affrontare, anche la programmazione del lavoro ne risente.
È questo il punto centrale della protesta dell’imprenditore: avere terreni, strutture e persone pronte a lavorare non basta se mancano le risorse per far funzionare l’azienda.
La vendita dell’olio e gli investimenti nel frantoio
Nel corso della testimonianza, Doria racconta di aver venduto l’olio rimasto dalla precedente annata a 3,50 euro, un prezzo che richiama per spiegare le difficoltà economiche dell’attività. La trascrizione non chiarisce l’unità di vendita, ma il senso della denuncia è evidente: gli incassi, secondo l’imprenditore, non consentono di affrontare con serenità le spese.
Doria parla anche della produzione di olio biologico certificato e degli investimenti sostenuti per il proprio frantoio, ribadendo di aver fatto crescere l’impresa con risorse proprie e attraverso il credito bancario.
Afferma inoltre di non aver mai ricevuto contributi dalla Regione. È una rivendicazione personale che accompagna tutto il suo intervento: dietro le strutture e i terreni, sottolinea, ci sono anni di impegno, debiti e responsabilità.
Il suo racconto mette così in luce una distinzione essenziale: il valore del patrimonio aziendale non coincide con il denaro disponibile per pagare carburante, rate e costi di gestione.
Una storia familiare che oggi rischia di interrompersi
La parte più intensa dello sfogo riguarda la continuità dell’azienda familiare. Doria richiama una tradizione legata all’agricoltura e al frantoio che, secondo il suo racconto, attraversa sette generazioni.
Ringrazia i quattro figli che lo hanno seguito nel lavoro e descrive una famiglia unita, abituata a impegnarsi ogni giorno. Proprio questa scelta rende più dolorosa l’incertezza attuale: l’azienda rappresenta una storia da tramandare, oltre che una fonte di reddito.
Quando la voce si fa più commossa, emerge il timore di non riuscire a garantire un futuro a chi ha deciso di restare e proseguire l’attività. Dopo una vita dedicata al lavoro, Doria chiede di poter continuare senza vedere vanificati i sacrifici compiuti.
L’appello alla politica davanti alla Regione Calabria
Il ringraziamento alle forze dell’ordine e alle persone presenti accompagna una richiesta diretta alle istituzioni: ascoltare chi sta affrontando le difficoltà e spiegare quali risposte possano arrivare.
Doria ricorda l’attenzione ricevuta dalla politica durante le campagne elettorali e sostiene che, davanti a una protesta di questo tipo, avrebbe dovuto esserci l’intera Giunta regionale.
Il suo appello nasce dalla distanza che avverte tra le visite in azienda, i riconoscimenti per il lavoro svolto e i problemi quotidiani rimasti irrisolti. Agli amministratori chiede indicazioni concrete su come sostenere l’attività con gli attuali costi.
La provocazione di cedere l’azienda allo Stato
Nel momento più amaro della testimonianza, Doria arriva a dichiararsi disposto a cedere l’intera azienda allo Stato, in cambio di 500 euro per sé e altrettanti per ciascuno dei quattro figli che lavorano con lui.
È una provocazione che esprime esasperazione. L’imprenditore attribuisce alla propria attività un valore di diversi milioni di euro, ma racconta di non riuscire più a reggere il peso delle uscite e degli impegni finanziari.
Il contrasto tra ciò che ha costruito e la difficoltà di mantenerlo operativo dà forza alle sue parole. Il problema, nel suo racconto, è riuscire a trasformare il lavoro e la produzione in risorse sufficienti per andare avanti.
Il futuro dell’agricoltura passa dalla sostenibilità delle imprese
La testimonianza di Pino Doria davanti alla Regione Calabria porta al centro della protesta il rapporto tra costi di produzione, liquidità e reddito agricolo.
Il carburante è il problema più immediato, ma lo sfogo racconta anche la fatica di sostenere gli investimenti, affrontare i debiti e dare prospettive alla generazione successiva.
«Non ce la faccio più» è la frase che restituisce il suo stato d’animo. Dietro quelle parole c’è la richiesta di poter tornare a lavorare con una prospettiva, preservando un’azienda nella quale Doria e i suoi figli hanno investito il proprio futuro.
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