Mario Carrieri. Il teatro della fotografia Milano, Italia 1959
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Occhio alla notizia
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Dal 18 novembre 2026 al 20 febbraio 2027 il Centro Culturale di Milano presenta la mostra “Mario Carrieri. Il teatro della fotografia. Milano, Italia 1959”, ideata da Camillo Fornasieri e curata da Roberto Mutti con il Patrocinio del Comune di Milano e della Regine Lombardia.
L’esposizione, che segue le mostre dedicate dal CMC ad altri due grandissimi della fotografia internazionale, Ferdinando Scianna e Walter Rosenblum, restituisce per la prima volta nella sua completezza pubblica il grande progetto fotografico con cui Carrieri, tra il 1957 e il 1959, trasformò Milano in un’opera visiva di straordinaria intensità, nonché di lucido e drammatico realismo: Milano, Italia.
“Mario Carrieri. Il teatro della fotografia. Milano, Italia 1959” presenta per la prima volta al pubblico - e in forma ampia e organica - proprio Milano, Italia, il progetto fotografico che ha segnato l’inizio del suo percorso artistico e che rappresenta oggi uno dei capolavori della fotografia italiana del secondo Novecento. L’esposizione riunisce 100 fotografie originali selezionate da Roberto Mutti, in collaborazione con Pietro Carrieri, fotografo e figlio dell’artista, ed è accompagnata dal catalogo pubblicato da Silvana Editoriale, con la direzione artistica di Andrea Lancellotti.
Tra il 1957 e il 1959 Carrieri percorre instancabilmente la città realizzando oltre 3.500 fotografie, dalle quali sceglie 134 immagini per costruire Milano, Italia. Più che un libro fotografico, un vero e proprio poema visivo, un racconto articolato in dieci Scene. Una sequenza cinematografica e teatrale che si ritrova in mostra, scene composte spesso in dittici contrastanti o in dialogo tra loro, creando un racconto profondamente umano di una Milano sospesa tra la memoria del dopoguerra e l’imminente trasformazione del boom economico.
Pubblicato nel 1959 da C.M. Lerici, con la straordinaria qualità di stampa di Amilcare Pizzi, il volume venne accolto con sostanziale indifferenza dalla critica del tempo. A coglierne invece immediatamente la portata innovativa fu Ugo Mulas, che nel tempo instaurò con Carrieri un profondo sodalizio umano e artistico. Nello stesso periodo, numerose fotografie del progetto entrarono nelle collezioni del Museum of Modern Art di New York, segnando il primo importante riconoscimento internazionale dell’opera. “Milano, Italia”.
Ancora oggi quest’opera rappresenta uno dei momenti più innovativi della fotografia italiana del secondo Novecento e dialoga idealmente con grandi esperienze internazionali di quegli anni, come Rome di William Klein (1959) e The Americans di Robert Frank (1958), accomunate dal rifiuto di ogni visione retorica della realtà. Martin Parr e Gerry Badger selezionano Milano, Italia tra le pochissime pubblicazioni italiane per la loro storia della fotografia raccontata attraverso i libri fotografici (The Photobook. A History, ed. Feltrinelli).
Per Carrieri la fotografia non è mai la semplice cattura di un istante. È il luogo in cui il mondo si trasforma in rappresentazione. Le sue immagini sono un teatro dell’anima, dove uomini e donne, strade e architetture, luoghi della devozione e spazi del divertimento, recitano il medesimo, silenzioso dramma dell’esistere. La città diventa così una scena sulla quale ogni presenza, anche la più marginale, acquista il valore di un gesto universale.
Un pulviscolo del cielo e dell’anima avvolge San Siro da lontano, la testa di un cane è il primo piano di un prato con un carro del circo, l’uomo col basco che va sopra i navigli; gli immigrati e la pubblicità, il muro e il vago ricordo di un partigiano; le vie del centro tra matrimoni e locali striptease, l’uomo che scorre come una sagoma di fronte al teatro La Scala, l’immagine dell’ottagono, non della Galleria ma del carcere di San Vittore che, in ripresa aerea, solca la città; lo struggente dittico dell’Arcivescovo Montini (poi papa Paolo VI) che parla e le locandine sul senso religioso nelle periferie, fino alle sagome di un Duomo sgranato e il nero equestre Re d’Italia come due comparse sulle scritte “bagagli” e “gabinetti” al centro della piazza.
È una Milano attraversata da contrasti profondi, moderna e insieme barbarica, dove sotto la superficie ordinata continua ad affiorare quella tensione che attraversa da secoli la letteratura lombarda. Le fotografie di Carrieri non descrivono soltanto una città che cambia, ma ne restituiscono il ventre, le ombre, le attese, facendo della luce lo strumento con cui il visibile lascia affiorare ciò che normalmente rimane invisibile.
Con Milano, Italia Mario Carrieri introduce nella fotografia italiana una visione profondamente nuova. Mentre il linguaggio fotografico si va emancipando dal semplice reportage e dalla documentazione per costruire una propria grammatica fatta di rimandi, contrasti e relazioni interne all’immagine, Carrieri compie un passo ulteriore, trasformando la fotografia in uno spazio di rappresentazione.
La luce è il vero principio generatore di questa visione. E in questa visione la “luce esplode”. Attraverso i forti contrasti del bianco e nero, le profonde gradazioni del nero, le sgranature e le superfici volutamente imperfette, Carrieri modella lo spazio come uno scenografo. La città emerge dalla luce e dalle ombre dove ogni figura, anche la più anonima, entra in scena con una propria intensità. I cittadini sono attori inconsapevoli di una rappresentazione collettiva, protagonisti di una vicenda che appartiene insieme alla storia di Milano e alla condizione umana.
Milano, Italia non rappresenta soltanto l’inizio del percorso artistico di Mario Carrieri, ma la matrice di tutta la sua opera attraverso cui leggere una vita dedicata a trasformare la fotografia in un’esperienza della luce in cui tutte le cose abitano. Un romanzo per immagini che mostra come Carrieri abbia fotografato la luce ancor prima degli oggetti, dei fiori, dei volti o degli edifici. Ogni soggetto era per lui un’occasione in più per mostrare come la luce generi la forma e renda visibile il dramma del tempo.
Orari di apertura al pubblico:
Da martedì a venerdì 10.00 - 13.00; 14.30 - 18.30
Sabato e domenica 15.00 - 19.00
Inaugurazione: mercoledì 18 novembre ore 18.30
L’esposizione, che segue le mostre dedicate dal CMC ad altri due grandissimi della fotografia internazionale, Ferdinando Scianna e Walter Rosenblum, restituisce per la prima volta nella sua completezza pubblica il grande progetto fotografico con cui Carrieri, tra il 1957 e il 1959, trasformò Milano in un’opera visiva di straordinaria intensità, nonché di lucido e drammatico realismo: Milano, Italia.
“Mario Carrieri. Il teatro della fotografia. Milano, Italia 1959” presenta per la prima volta al pubblico - e in forma ampia e organica - proprio Milano, Italia, il progetto fotografico che ha segnato l’inizio del suo percorso artistico e che rappresenta oggi uno dei capolavori della fotografia italiana del secondo Novecento. L’esposizione riunisce 100 fotografie originali selezionate da Roberto Mutti, in collaborazione con Pietro Carrieri, fotografo e figlio dell’artista, ed è accompagnata dal catalogo pubblicato da Silvana Editoriale, con la direzione artistica di Andrea Lancellotti.
Tra il 1957 e il 1959 Carrieri percorre instancabilmente la città realizzando oltre 3.500 fotografie, dalle quali sceglie 134 immagini per costruire Milano, Italia. Più che un libro fotografico, un vero e proprio poema visivo, un racconto articolato in dieci Scene. Una sequenza cinematografica e teatrale che si ritrova in mostra, scene composte spesso in dittici contrastanti o in dialogo tra loro, creando un racconto profondamente umano di una Milano sospesa tra la memoria del dopoguerra e l’imminente trasformazione del boom economico.
Pubblicato nel 1959 da C.M. Lerici, con la straordinaria qualità di stampa di Amilcare Pizzi, il volume venne accolto con sostanziale indifferenza dalla critica del tempo. A coglierne invece immediatamente la portata innovativa fu Ugo Mulas, che nel tempo instaurò con Carrieri un profondo sodalizio umano e artistico. Nello stesso periodo, numerose fotografie del progetto entrarono nelle collezioni del Museum of Modern Art di New York, segnando il primo importante riconoscimento internazionale dell’opera. “Milano, Italia”.
Ancora oggi quest’opera rappresenta uno dei momenti più innovativi della fotografia italiana del secondo Novecento e dialoga idealmente con grandi esperienze internazionali di quegli anni, come Rome di William Klein (1959) e The Americans di Robert Frank (1958), accomunate dal rifiuto di ogni visione retorica della realtà. Martin Parr e Gerry Badger selezionano Milano, Italia tra le pochissime pubblicazioni italiane per la loro storia della fotografia raccontata attraverso i libri fotografici (The Photobook. A History, ed. Feltrinelli).
Per Carrieri la fotografia non è mai la semplice cattura di un istante. È il luogo in cui il mondo si trasforma in rappresentazione. Le sue immagini sono un teatro dell’anima, dove uomini e donne, strade e architetture, luoghi della devozione e spazi del divertimento, recitano il medesimo, silenzioso dramma dell’esistere. La città diventa così una scena sulla quale ogni presenza, anche la più marginale, acquista il valore di un gesto universale.
Un pulviscolo del cielo e dell’anima avvolge San Siro da lontano, la testa di un cane è il primo piano di un prato con un carro del circo, l’uomo col basco che va sopra i navigli; gli immigrati e la pubblicità, il muro e il vago ricordo di un partigiano; le vie del centro tra matrimoni e locali striptease, l’uomo che scorre come una sagoma di fronte al teatro La Scala, l’immagine dell’ottagono, non della Galleria ma del carcere di San Vittore che, in ripresa aerea, solca la città; lo struggente dittico dell’Arcivescovo Montini (poi papa Paolo VI) che parla e le locandine sul senso religioso nelle periferie, fino alle sagome di un Duomo sgranato e il nero equestre Re d’Italia come due comparse sulle scritte “bagagli” e “gabinetti” al centro della piazza.
È una Milano attraversata da contrasti profondi, moderna e insieme barbarica, dove sotto la superficie ordinata continua ad affiorare quella tensione che attraversa da secoli la letteratura lombarda. Le fotografie di Carrieri non descrivono soltanto una città che cambia, ma ne restituiscono il ventre, le ombre, le attese, facendo della luce lo strumento con cui il visibile lascia affiorare ciò che normalmente rimane invisibile.
Con Milano, Italia Mario Carrieri introduce nella fotografia italiana una visione profondamente nuova. Mentre il linguaggio fotografico si va emancipando dal semplice reportage e dalla documentazione per costruire una propria grammatica fatta di rimandi, contrasti e relazioni interne all’immagine, Carrieri compie un passo ulteriore, trasformando la fotografia in uno spazio di rappresentazione.
La luce è il vero principio generatore di questa visione. E in questa visione la “luce esplode”. Attraverso i forti contrasti del bianco e nero, le profonde gradazioni del nero, le sgranature e le superfici volutamente imperfette, Carrieri modella lo spazio come uno scenografo. La città emerge dalla luce e dalle ombre dove ogni figura, anche la più anonima, entra in scena con una propria intensità. I cittadini sono attori inconsapevoli di una rappresentazione collettiva, protagonisti di una vicenda che appartiene insieme alla storia di Milano e alla condizione umana.
Milano, Italia non rappresenta soltanto l’inizio del percorso artistico di Mario Carrieri, ma la matrice di tutta la sua opera attraverso cui leggere una vita dedicata a trasformare la fotografia in un’esperienza della luce in cui tutte le cose abitano. Un romanzo per immagini che mostra come Carrieri abbia fotografato la luce ancor prima degli oggetti, dei fiori, dei volti o degli edifici. Ogni soggetto era per lui un’occasione in più per mostrare come la luce generi la forma e renda visibile il dramma del tempo.
Orari di apertura al pubblico:
Da martedì a venerdì 10.00 - 13.00; 14.30 - 18.30
Sabato e domenica 15.00 - 19.00
Inaugurazione: mercoledì 18 novembre ore 18.30
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