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Porto Viro (Ro): Carabiniere fa un massacro in caserma

Redazione
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Porto Viro (Ro): Carabiniere fa un massacro in caserma
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PORTO VIRO (ROVIGO) 2 OTTOBRE 2012 - ERANO sempre insieme quei due. «Erano insieme anche alla festa del donatore dell’Avis di Donada, lo ricordo bene», racconta un paesano dopo aver fermato la bicicletta tra la folla che si accalca sgomenta nella piazzetta di fronte alla caserma dei carabinieri di Porto Viro, un vecchio edificio con la marcata impronta architettonica del Ventennio a una trentina di metri dalla chiesa di San Bartolomeo. Sono ancora insieme il maresciallo Antonino Zingale, 49 anni, e l’appuntato scelto Renato Addario, 52. Con i loro corpi, riversi nel cortile, c’è anche quello della moglie del comandante, Ginetta Giraldo, coetanea del marito arrivato nel Polesine 21 anni fa. Due cagnolini della coppia, ancora spaventati dagli spari, fanno la spola tra le scale esterne che conducono all’appartamento di servizio in cui viveva il maresciallo con la famiglia e quei cadaveri pietosamente coperti da un lenzuolo bianco. Ma cosa abbia trasformato un uomo tranquillo come l’appuntato Addario in un freddo assassino è un mistero.[MORE]

IL MORSO improvviso della follia, come sostiene compatto il fronte dell’Arma, dal comandante provinciale a quello della Regione Veneto, generale Cavaliere, o c’è qualcosa di più nascosto, di subdolo, un rancore che cresciuto nel buio dell’anima e diventato un odio feroce.

La strage nella caserma dei carabinieri di Porto Viro è ancora senza un perché: la sola cosa certa è che due uomini e una donna sono morti ammazzati, che la mano assassina è la stessa, quella dell’appuntato Renato Addario, che ha utilizzato la pistola d’ordinanza, una Beretta calibro 9. Era in divisa l’appuntato, è entrato in caserma da un cancello secondario. Un colpo alla nuca del comandante, che stava lavando la sua vecchia Mercedes nera, un colpo esploso contro Ginetta, che ha lasciato perdere i fiori che stava curando in giardino ed è corsa verso il marito, poi un terzo e ultimo colpo per sé, dopo aver rivolto la canna dell’arma alla bocca. Le 15,26 di un pomeriggio come tanti affoga nel sangue. Il piccolo universo di Porto Viro si rovescia all’improvviso, senza un’apparente motivazione logica. I protagonisti di questa pagina nera vivono nel microcosmo del comune polesano, nato nel 1995 dalla fusione, per referendum, di Donada e Contarina.
Qui tutti conoscono tutti. A sentire per primi gli spari sono stati i figli di un carabiniere che vive vicino alla caserma. E che hanno fatto? Hanno chiamato i carabinieri, naturalmente.

ANCHE Addario, l’appuntato omicida-suicida, viveva a pochi passi dal teatro della strage, con la famiglia che si era costruito in paese, lui che era originario di Santa Maria Capua Vetere e aveva sposato Susy, che è di queste parti e gli ha dato un figlio. Zingale di figli ne aveva due. Il paese è piccolo, certe voci girano. Tutti sanno di quella brutta storia nella quale è rimasto invischiato il maresciallo, di quell’accusa di violenza sessuale per cui era stato scagionato con la formula più ampia, ma che lo ha logorato per quattro interminabili anni. Addario testimoniò a favore del suo comandante contro le accuse della donna, che sosteneva che il maresciallo avesse provato a baciarla in caserma.

Sull’innocenza di Antonino Zingale il comando provinciale dell’Arma non ha mai nutrito dubbi, tant’è che il militare non venne trasferito per incompatibilità ambientale, come accade di solito in queste circostanze.
Si accenna anche a dissapori. maturati soprattutto negli ultimi tempi, tra l’appuntato e il maresciallo, ma è difficile trovare conferme che valichino la coltre della tragica ufficialità: non si va oltre il gesto ispirato dall’instabilità della mente di un uomo, che prima di allora non aveva mai dato segni di squilibrio. Ma è una verità che non convince tutti.

Fonte (quotidiano.net )

Lorenzo Sani


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