Sexting e Selfie Killer

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Sexting e Selfie killer: le nuove “insidie” social Come per bullismo e pedofilia, che s...

Sexting e Selfie killer: le nuove “insidie” social

Come per bullismo e pedofilia, che si sono insinuate nella rete e hanno complicato le proprie dinamiche diventando “cyber”, anche le dipendenze tradizionali presenti nella vita reale si sono traslate in quella virtuale. In particolare il gioco d’azzardo e il mercato del sesso hanno trovato su internet un modo veloce per diffondersi ed essere immediatamente accessibili a tutti.

Unitamente alla pornografia sul web,che può ingenerare in sé una seria dipendenza, si è diffuso – tra giovani e meno giovani – il fenomeno del sexting. Con tale termine, derivante dall’unione delle parole inglesi “sex” e “texting”, si fa riferimento allo scambio di files di matrice sessualmente esplicita (foto o video spesso realizzati con lo smartphone) mediante messaggi o pubblicazioni tramite via telematica (chat, social network e internet in generale).
Tale tendenza è legata a doppio filo con il fenomeno del cyberbullismo: scattare una foto sensuale e inviarla al fidanzato è una moda particolarmente diffusa ma spesso non si tiene conto del fatto che quelle foto e quei video sono conservate in un dispositivo digitale, e quindi nelle mani altrui, con tutti i rischi del caso. Si pensi al ragazzo che, finita la relazione, comunque rimane in possesso delle foto, e potrebbe diffonderle per mettere la vittima alla gogna pubblica e quindi allo scopo di “vendicarsi” (revenge porn). Le conseguenze psicologiche di chi ne resta vittima possono essere devastanti e determinare disturbi di matrice ansiosa, depressiva e talvolta suicidaria.
Oltre alle ripercussioni sulla vita sociale, sulla reputazione e a quelle di matrice psicologica, non devono essere sottovalutate le conseguenze legali. Chiaramente il sexting non integra alcun tipo di reato se le parti sono maggiorenni e consenzienti.

Rumuki: La nuova app contro il revenge porn

In linea con la funzione deterrente che le norme penali e la giurisprudenza si prefiggono di perseguire, arriva Rumuki: la nuova app che protegge dal revenge porn. Anche il mondo social e della tecnologia cerca di arginare questa tendenza: il 17 % di chi pratica sexting ha infatti ammesso di esser stato minacciato ovvero di esserne stato vittima. Grazie ad un sistema di crittografia rafforzata, questa app per mobile consente di girare un video senza rischiare che il filmato finisca volontariamente sul web. Per registrare un video bisogna associare tra loro due dispositivi e, al termine, la app crea due chiavi di sicurezza, una per ogni dispositivo, e ognuna diversa dall’altra, facendo si che il materiale risulti criptato. Per poter vedere il video è necessario il consenso di entrambi gli utenti, se uno dei due lo nega l’altro non potrà visualizzarlo. Se poi uno degli iscritti decide di distruggere la chiave di sicurezza il video viene automaticamente cancellato senza lasciare traccia. Nulla questio, quindi, nel caso in cui finisse la storia tra gli utenti che hanno voluto immortalare un momento “hot”: basterà cliccare sul pulsante “Revokè” per privare l’altra chiave dell’autorizzazione ad accedere al materiale. Storia finita, filmato sparito. Al momento tale meccanismo risulta applicabile soltanto ai files audio video, ma si sta lavorando ad un sistema simile per agire anche sulle fotografie.

Anna Vagli

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