Visita di Padre Renato Colizzi a Catanzaro: fede, comunità e misericordia come segni concreti del Vangelo
Una giornata di fede nella Parrocchia Maria Madre della Chiesa
La comunità della Parrocchia Maria Madre della Chiesa ha vissuto un momento di intensa spiritualità accogliendo Padre Renato Colizzi, gesuita e direttore nazionale della Rete Mondiale di Preghiera del Papa, che ha presieduto la Santa Messa insieme al parroco Don Antonio Solano.
Un incontro che ha rappresentato molto più di una semplice celebrazione: è stato un momento di riflessione profonda sul senso della fede cristiana, sulla vita comunitaria e sulla presenza concreta di Gesù nella quotidianità.
Chi è Padre Renato Colizzi: dalla crisi alla vocazione
La testimonianza di Padre Renato Colizzi è segnata da un percorso umano e spirituale intenso.
A soli 17 anni attraversa una crisi di fede, mentre intraprende gli studi di medicina.
A 23 anni riscopre il cammino cristiano grazie all’incontro con i gesuiti.
Dopo esperienze di catechesi e discernimento, entra nella Compagnia di Gesù a 28 anni.
La sua missione lo porta anche in Africa, dove opera come medico tra i più poveri: proprio lì nasce la chiamata al sacerdozio.
Negli anni successivi si dedica alla predicazione degli Esercizi Spirituali ignaziani e oggi guida con impegno la Rete Mondiale di Preghiera del Papa, curando la formazione spirituale dei fedeli.
È proprio da questa cura costante per l'anima e per il prossimo che nasce la riflessione odierna, oggi Padre Renato ci rivolge una domanda fondamentale:
“ Qual è il segno più autentico della presenza del Signore risorto in mezzo a noi?
Come facciamo a dire che veramente Gesù è vivo e che con la sua forza e con la sua gioia contagia le nostre vite?”
A questa domanda Padre Renato risponde attraverso la prima lettura di oggi, invitandoci a guardare le prime comunità cristiane:
“Tutti i credenti stavano insieme e avevano ogni cosa in comune; vendevano le loro proprietà e sostanze e le dividevano con tutti, secondo il bisogno di ciascuno”.
At 2,44-45
Ecco, al centro della comunità c'era il bisogno delle persone, il bisogno degli altri, sottolinea Padre Renato; quando il Signore risorto tocca la nostra vita, i bisogni degli altri diventano importanti per noi, come se fossero nostri.
Ci porta poi un'esperienza semplice che porta in sé un grande insegnamento:
“Questa mattina siamo andati a trovare una signora che non può più uscire di casa. E allora siamo andati noi a trovarla. Così come Gesù entra nelle case delle persone.
Perché Gesù non è apparso nel Tempio, ma è andato nelle case, in maniera che nelle case potesse accendersi la fiamma della fede. Ovviamente quella fede che ci mette insieme, non che ci divide”.
Leggiamo ancora in Atti degli Apostoli che le prime comunità
erano perseveranti nell'insegnamento degli Apostoli, nella comunione, nello spezzare il pane.
Ma che significa spezzare il pane? Spiega Padre Renato:
“Significa che quello che è mio è anche tuo. Il mio tempo è il tuo tempo. Il mio ascolto è per l'ascolto di tutto ciò che ti sta succedendo.
Nessuno vive più per se stesso, ma vive per gli altri. Questo è l'insegnamento della prima lettura”.
E ciascuno può chiedersi
“Quanto tempo dedico agli altri?”
Ma non perché c'è scritto in qualche legge o lo dice il mio senso morale, no, lo faccio perché dentro me sento un fuoco, sento l’amore, sento che Gesù mi ha donato una vita di amore.
Queste le parole di Padre Renato che ci invita ad aprire il cuore al Vangelo e all’amore di Gesù che trasforma, trasforma le ferite della nostra vita in dei canali dove scorre bontà e perdono.
Nel Vangelo di oggi Gesù mostra a Tommaso che quelle ferite che erano state il frutto della crudeltà e della violenza degli uomini diventano sorgente di amore, di perdono.
Tutti noi abbiamo subito delle ingiustizie. Tutti noi abbiamo qualcosa da perdonare.
Siamo capaci di farlo?
Guardando come Gesù ha perdonato, risponde Padre Renato, siamo capaci di farlo anche noi, perché nessuno riesce a farlo da solo.
Guardando poi a Tommaso, Gesù lo invita a toccare le sue ferite per aiutarlo a credere.
E per chi veramente vuole conoscere i sentimenti di Gesù, per chi conosce il cuore di Gesù, questo costato aperto diventa rifugio, perché da lì veniamo ammaestrati al vero amore e poi possiamo uscire e diventare missionari dell’amore di Gesù.
Conclude Padre Renato:
“E questo è il grande dono della Divina Misericordia, dal cuore di Gesù scorre una vita nuova.
E che cosa bisogna fare per bere a questa sorgente?
Semplicemente credere. Ci esorta Padre Renato.”
Stefania Tolomeo
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