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Catanzaro, indennità di esclusività e attività nelle cliniche private: dieci medici indagati

Redazione
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Catanzaro, indennità di esclusività e attività nelle cliniche private: dieci medici indagati
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L’inchiesta coinvolge dirigenti dell’Asp e dell’Aou Renato Dulbecco. Secondo l’accusa, le prestazioni esterne non sarebbero state comunicate agli enti pubblici, causando un presunto danno superiore a 175mila euro

Dieci professionisti sanitari sono coinvolti in un’inchiesta riguardante presunte attività mediche svolte in strutture private nonostante un rapporto di lavoro a tempo pieno e in regime di esclusività con l’Asp di Catanzaro o con l’Aou Renato Dulbecco.

La Procura contesta, a vario titolo, l’ipotesi di truffa aggravata a sette dirigenti medici e a tre colleghi. Il presunto danno complessivo per il sistema sanitario pubblico ammonterebbe a oltre 175mila euro.

Le accuse si trovano ancora nella fase delle indagini preliminari e dovranno essere verificate nelle successive fasi del procedimento.

Presunzione di innocenza

Si ricorda che, ai sensi dell’articolo 27 della Costituzione italiana e della normativa vigente in materia di presunzione di innocenza, tutti gli indagati sono da considerarsi innocenti fino a sentenza definitiva di condanna.

Le contestazioni sull’indennità di esclusività

L’indennità di esclusività viene riconosciuta ai dirigenti medici che operano esclusivamente per il sistema sanitario pubblico, nel rispetto delle condizioni stabilite dal proprio contratto.

Secondo la ricostruzione accusatoria, alcuni professionisti avrebbero effettuato prestazioni extramurarie in cliniche private senza informare le rispettive amministrazioni. In questo modo avrebbero continuato a percepire somme che, secondo gli investigatori, non sarebbero state dovute.

Tra le condotte contestate figurano la presentazione di visite come semplici consulenze, l’emissione di fatture e ricevute da parte di altri medici e la sottoscrizione di dichiarazioni ritenute non veritiere sull’assenza di incompatibilità.

I dieci professionisti coinvolti nell’inchiesta

L’avviso di conclusione delle indagini riguarda:

  • Raffaele Giuseppe Maria Antonio Mancini, 70 anni, residente a Soverato
  • Ercole Antonio Mercuri, 72 anni, residente a Lamezia Terme
  • Alessandra Mastroianni, 32 anni, di Lamezia Terme
  • Maria Francesca Ferrari, 67 anni, residente a Lamezia Terme
  • Raffaele De Chiara, 66 anni, di Catanzaro
  • Eugenio Biamonte, 46 anni, di Catanzaro
  • Riccardo Maschio, 50 anni, di Catanzaro
  • Liliana Chiarella, 50 anni, residente a Squillace
  • Antonietta Fava, 53 anni, residente a Catanzaro
  • Federica Visconti, 40 anni, residente a Catanzaro

Il procedimento è coordinato dal sostituto procuratore della Repubblica Francesca Delcogliano.

La posizione contestata a Mancini

Secondo l’ipotesi della Procura, Raffaele Mancini, dirigente medico dell’Asp di Catanzaro, avrebbe omesso di comunicare lo svolgimento della propria attività professionale all’interno di una struttura privata.

I medici Ercole Mercuri, Maria Francesca Ferrari e Alessandra Mastroianni, operanti nella clinica, avrebbero emesso a proprio nome documenti fiscali relativi a visite che, secondo gli inquirenti, sarebbero state effettuate personalmente da Mancini.

Tale meccanismo avrebbe impedito all’azienda sanitaria di conoscere la presunta violazione del vincolo di esclusività. L’indennità contestata, percepita tra gennaio 2022 e dicembre 2025, ammonta a 101.750,94 euro.

Le presunte prestazioni extramurarie di De Chiara e Biamonte

A Raffaele De Chiara, dirigente medico dell’Aou Renato Dulbecco, viene contestato di avere svolto prestazioni in una società di Catanzaro. Le visite sarebbero state formalmente indicate come consulenze, consentendogli, secondo l’accusa, di continuare a ricevere l’indennità.

La somma contestata per il periodo compreso tra gennaio e dicembre 2021 è pari a 28.788,10 euro.

Anche Eugenio Biamonte, dirigente medico della Dulbecco, avrebbe omesso di comunicare all’amministrazione lo svolgimento di prestazioni sanitarie in una struttura privata di Catanzaro. L’importo che avrebbe percepito tra gennaio 2020 e dicembre 2021 ammonta a 21.138,35 euro.

L’attestazione contestata a Maschio

La Procura contesta a Riccardo Maschio, dirigente medico dell’Asp di Catanzaro, di non avere dichiarato la propria attività lavorativa presso una clinica privata, svolta oltre i limiti dell’autorizzazione concessa per le sole consulenze tecniche.

Maschio avrebbe inoltre sottoscritto una dichiarazione sostitutiva di atto notorio nella quale attestava l’assenza di cause di incompatibilità con l’attività esercitata nel centro.

Secondo l’accusa, Mercuri e Ferrari avrebbero emesso fatture e ricevute a proprio nome per prestazioni effettuate in realtà da Maschio. Il presunto profitto ottenuto tra gennaio e dicembre 2025 sarebbe di 11.857,73 euro.

Le contestazioni a Chiarella, Fava e Visconti

L’inchiesta interessa anche Liliana Chiarella e Antonietta Fava, entrambe dirigenti medici dell’Asp. Le due professioniste avrebbero effettuato prestazioni extramurarie senza informare l’amministrazione di appartenenza, continuando così a percepire l’indennità.

A Chiarella viene contestata una somma di 6.093,18 euro, relativa al periodo compreso tra gennaio e dicembre 2021. Per Fava, invece, l’importo indicato è di 4.105,57 euro, riferito agli anni dal 2022 al 2024.

Federica Visconti, dirigente medico dell’Aou Renato Dulbecco, avrebbe omesso di comunicare le prestazioni esterne effettuate tra gennaio e dicembre 2020. L’indennità ritenuta non dovuta ammonta in questo caso a 1.675,32 euro.

Cosa accade dopo la chiusura delle indagini

La notifica dell’avviso di conclusione delle indagini non equivale a una condanna. Gli indagati hanno venti giorni di tempo per esercitare le facoltà previste dalla legge.

Potranno chiedere di essere interrogati dal pubblico ministero, rilasciare dichiarazioni spontanee o presentare memorie e documenti difensivi. Soltanto dopo questa fase la Procura deciderà se chiedere il rinvio a giudizio oppure assumere determinazioni differenti.

Per tutti i professionisti coinvolti resta valido il principio di presunzione di innocenza fino a un’eventuale sentenza definitiva.

Presunzione di innocenza

Si ricorda che, ai sensi dell’articolo 27 della Costituzione italiana e della normativa vigente in materia di presunzione di innocenza, tutti gli indagati sono da considerarsi innocenti fino a sentenza definitiva di condanna.


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