Caro carburanti, benzina e diesel ai massimi: un pieno costa fino a 28 euro in più
Benzina oltre i 2 euro e diesel ancora più caro pesano sui bilanci familiari e sulle imprese di distribuzione. Tra tensioni internazionali, accise e costi crescenti, ecco come ridurre i consumi e scegliere i distributori più convenienti
Benzina a 2,10 euro e gasolio a 2,21 euro al litro
La nuova corsa dei prezzi dei carburanti sta producendo conseguenze sempre più evidenti sulle spese quotidiane degli italiani. Il prezzo medio della benzina ha raggiunto circa 2,10 euro al litro, mentre il gasolio è salito a 2,21 euro. Sulla rete autostradale, inoltre, il costo può aumentare mediamente di altri 9 centesimi al litro.
Si tratta di livelli particolarmente elevati, alimentati dalle tensioni internazionali, dall’andamento del petrolio e dalle decisioni adottate in materia fiscale. Gli interventi temporanei sulle accise hanno attenuato solo in parte gli aumenti, senza però riuscire a interrompere una tendenza che dura ormai da diversi mesi.
Quanto costa oggi fare il pieno
Il confronto con dicembre 2025 mostra con chiarezza l’impatto dei rincari. Nove mesi fa la benzina costava mediamente 1,69 euro al litro, mentre il diesel si attestava intorno a 1,65 euro.
Per riempire un serbatoio da 50 litri, oggi occorrono:
- circa 105 euro per la benzina, con un aumento di 20,50 euro;
- circa 110,50 euro per il gasolio, con una maggiore spesa di 28 euro.
Per una famiglia che utilizza quotidianamente l’automobile, la differenza può trasformarsi in diverse centinaia di euro nell’arco di un anno. Il problema diventa ancora più pesante per pendolari, lavoratori autonomi e imprese che dipendono dal trasporto su strada.
Taglio delle accise sul diesel in scadenza
Il Governo ha prorogato per la quindicesima volta la riduzione delle accise applicata a gasolio, biodiesel e HVO. Lo sconto vale 17 centesimi al litro, ma la misura è prevista soltanto fino al 17 settembre e non riguarda la benzina.
Per finanziare l’ultima proroga sono stati stanziati 102 milioni di euro. Dall’avvio degli interventi, nel marzo 2026, le risorse complessivamente impiegate hanno superato i due miliardi.
La scadenza dell’agevolazione apre però un nuovo fronte di preoccupazione. In assenza di ulteriori provvedimenti o di una riduzione delle quotazioni internazionali, il prezzo del diesel potrebbe registrare un’altra impennata.
Il diesel potrebbe arrivare a 2,40 euro al self-service
Secondo Renato Mora, presidente del Gruppo Benzinai di Confcommercio Bergamo e consigliere nazionale Figisc, la situazione è diventata difficile anche per i gestori degli impianti.
La fine dello sconto fiscale potrebbe riportare immediatamente sul prezzo finale i 17 centesimi attualmente compensati. In questo scenario, il gasolio self-service rischierebbe di raggiungere una media vicina ai 2,40 euro al litro sulla rete ordinaria.
Il rincaro non si traduce automaticamente in maggiori guadagni per i distributori. I gestori acquistano infatti il carburante anticipando somme molto più elevate rispetto alla fine del 2025, mentre i loro margini rimangono sostanzialmente fissi.
Distributori in difficoltà per l’aumento dei costi
In meno di un anno l’impegno economico necessario per rifornire gli impianti sarebbe aumentato sensibilmente. Questo determina problemi di liquidità, soprattutto per le attività più piccole, che devono sostenere costi immediati ma incassano parte dei ricavi soltanto nei giorni successivi.
Il rischio è che alcuni gestori siano costretti a ricorrere a finanziamenti per continuare a lavorare o, nei casi più critici, a sospendere l’attività. Una riduzione del numero delle stazioni operative potrebbe rendere più complessa anche la distribuzione capillare dei carburanti.
Intanto cambiano le abitudini degli automobilisti. Chi possiede due veicoli tende a utilizzare quello meno costoso, mentre aumentano le rinunce agli spostamenti non indispensabili. Il trasporto pubblico potrebbe diventare un’alternativa più frequente, ma soltanto nei territori in cui collegamenti e orari rispondono alle necessità reali dei cittadini.
Perché benzina e diesel continuano ad aumentare
Secondo Adiconsum, l’aumento nasce dalla combinazione di diversi fattori. Le tensioni geopolitiche e i timori sulla sicurezza delle rotte commerciali nello Stretto di Hormuz hanno spinto il prezzo del petrolio Brent oltre i 100 dollari al barile.
A livello nazionale incide anche il riallineamento delle accise tra benzina e gasolio, entrato in vigore all’inizio dell’anno. La progressiva riduzione del vantaggio fiscale riconosciuto al diesel ha contribuito a far crescere il suo prezzo più rapidamente.
Gli effetti non si fermano alla pompa. L’aumento dei costi di trasporto può trasferirsi sui prezzi dei prodotti alimentari, delle merci e dei servizi, riducendo ulteriormente il potere d’acquisto delle famiglie.
Come risparmiare sul carburante
Per contenere la spesa, Adiconsum invita gli automobilisti a confrontare i prezzi e a modificare alcune abitudini di guida.
Tra gli accorgimenti più utili:
- controllare il prezzo medio regionale prima di scegliere il distributore;
- preferire, quando convenienti, le pompe indipendenti;
- utilizzare il self-service;
- evitare il rifornimento in autostrada, dove i prezzi sono generalmente più alti;
- mantenere una velocità costante e moderata;
- limitare accelerazioni e frenate brusche;
- inserire le marce più alte senza mettere sotto sforzo il motore;
- controllare regolarmente pressione degli pneumatici e manutenzione del veicolo;
- sopra gli 80 chilometri orari, valutare l’uso del climatizzatore invece dei finestrini aperti, che aumentano la resistenza aerodinamica.
Uno stile di guida fluido e una corretta manutenzione possono ridurre sensibilmente i consumi. Il risparmio effettivo varia però in base al veicolo, al percorso, al traffico e alle condizioni di utilizzo.
Superata la soglia psicologica dei 2 euro
Il superamento dei 2 euro al litro rappresenta una soglia importante per molti consumatori. Quando il prezzo resta stabilmente oltre questo livello, le famiglie tendono a ridurre gli spostamenti non indispensabili e a sottrarre risorse ad altre voci di spesa, come ristorazione, acquisti e tempo libero.
Il caro carburanti, quindi, non riguarda soltanto gli automobilisti. La sua durata rischia di condizionare consumi, mobilità e attività economiche, rendendo sempre più urgente una strategia capace di affiancare agli interventi temporanei soluzioni energetiche e fiscali di lungo periodo.
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