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Diabete: a rischio il sistema virtuoso di cura italiano

Basilicata

POTENZA, 24 settembre 2013 – Riceviamo e pubblichiamo. “Stupore e sconcerto, sono queste le emozioni che suscitano gli ultimi fatti riguardanti la malattia diabetica in Italia”, sono le parole con le quali Salvatore Caputo, diabetologo, Presidente di Diabete Italia, l’organizzazione che raggruppa le società scientifiche diabetologiche e della medicina generale, le associazioni di volontariato e degli operatori sanitari in diabetologia, ha aperto l’annuale incontro con la stampa italiana in occasione del 49° Congresso della European Association for the Study of Diabetes, in svolgimento a Barcellona, Spagna.

All’inizio del 2013, infatti, tutto il mondo diabetologico italiano - medici e persone con diabete, associazioni e istituzioni - avevano salutato con soddisfazione l’emanazione, a distanza di 25 anni dalla storica legge 115 a tutela dei diritti delle persone con diabete, il Piano nazionale per la malattia diabetica, pubblicato in Gazzetta ufficiale.

“Sembrava aver avuto inizio una nuova era – ha detto Caputo – il Piano fu subito recepito e fatto proprio da numerose Regioni, quali Veneto, Basilicata, Lazio, Sicilia, Umbria; i rapporti con il Ministero della salute, tanto con i Ministri succedutisi negli ultimi anni, quanto con i tecnici come la dr.ssa Paola Pisanti, coordinatrice della Commissione nazionale diabete, erano e sono ottimi; le prospettive di una piena collaborazione tra le parti per affrontare quella che i numeri definiscono una vera e propria emergenza sanitaria anche nel nostro Paese, brillanti.”

Il diabete colpisce in Italia oltre 3 milioni di persone; la malattia è sempre più diffusa, riguarda il 5,5% della popolazione; era ‘solo’ il 3,4% nel 1993, con una crescita, ad oggi inarrestabile, del 60% in 20 anni; costa ogni anno ben oltre i 10 miliardi di euro al sistema sanitario e oltre metà della spesa è legata a ricoveri ospedalieri per cattivo controllo della malattia.

“Poi le prime disillusioni: a dispetto del principio di piena collaborazione e coinvolgimento previsto dagli estensori del Piano nazionale, l’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) ha avviato una procedura per limitare pesantemente la rimborsabilità da parte del SSN dei farmaci della classe delle incretine, con modalità discutibili, e nella non osservanza delle più comuni evidenze scientifiche e linee guida; poco dopo, Regioni come il Veneto e le Marche, in totale assenza di una strategia organica a livello nazionale, pianificano il ridimensionamento delle strutture specialistiche diabetologiche; per non parlare delle misure che si stanno cercando di mettere in atto, sempre al di fuori di ogni organicità, per risparmiare sulla spesa sanitaria dei presidi per l’autocontrollo della glicemia, che rischiano di non garantire appropriatezza, né qualità, né probabilmente economicità,” ha aggiunto Caputo.

L’Italia è certamente all’avanguardia nella cura e nell’assistenza per le persone con diabete. Lo certifica l’Associazione Medici Diabetologi (AMD) con la raccolta di dati effettuata annualmente in 320 Centri di diabetologia - il 50% di quelli presenti sul territorio nazionale - distribuiti in tutte le regioni italiane, su 550.000 persone - circa il 20% degli Italiani con diabete. L’analisi effettuata dal Rapporto Annali AMD 2012, nel periodo di 8 anni dal 2004 al 2011, dice che la qualità delle cure prestate nei centri di diabetologia nel nostro Paese è in progressivo e continuo miglioramento.

“In questo periodo, lo score Q - un ‘indice oggettivo che valuta l’efficienza delle cure e dell’assistenza prestate, e conseguentemente l’efficacia nel prevenire le complicanze tipiche del diabete, dall’infarto, all’ictus, ai disturbi della vascolarizzazione, alla mortalità - è cresciuto dal 21,4 al 24,7 per quanto riguarda la cura del diabete tipo 2, e da 22,5 a 25 per il tipo 1”, ha spiegato Antonio Ceriello, Presidente AMD, che ha ricordato come il valore del Rapporto Annali AMD è testimoniato dai 18 indicatori – tra quelli valutati negli Annali – “che sono stati sostanzialmente adottati dall’International Diabetes Federation (Idf), e pubblicati nelle Linee giuda IDF 2012, per giudicare in maniera omogenea, nel mondo, gli obiettivi di cura del diabete.”

“Questa buona sanità rischia però di essere messa a repentaglio da quanto sta accadendo”, ha denunciato Ceriello. “AMD rappresenta i medici diabetologi che operano nelle strutture diabetologiche del Servizio sanitario nazionale e chiaramente non può assistere impassibile al loro smantellamento.

Forse è ancora più grave che organismi regolatori come l’Aifa impostino le loro valutazioni sui farmaci ispirandole più a criteri finanziari che clinico-scientifici, e utilizzino strumentalmente, per sostenere le loro tesi, dati criticati e criticabili, come quelli che all’inizio dell’estate hanno suscitato il polverone, poi smentito dai fatti oltre che dalla European Medicine Agency (Ema), circa la supposta cancerogenicità delle incretine”, ha detto ancora Ceriello, rincarando la dose nei confronti dell’Aifa: “Rimane da chiedersi perché l'Aifa abbia voluto usare notizie che potrei definire scandalistiche come bandiera della possibile mancanza di sicurezza delle incretine, quando sarebbe stato invece importante dare un proprio contributo alla chiarezza, usando i dati dell’indagine voluta proprio dall'agenzia per valutare e garantire la sicurezza di questi farmaci.

Dati che peraltro nessuno conosce e che inducono a chiedersi se siano davvero disponibili e utilizzabili”, ha concluso.

“La Società Italiana di Diabetologia - ha dichiarato il suo Presidente, Stefano Del Prato – guarda con incredulità alla decisione di Aifa di non volere instaurare un rapporto dialettico con le Società scientifiche. Anche in questo Congresso EASD i ricercatori Italiani occupano posizioni di rilievo e di rispetto scientifico, a quanto pare non sufficienti perché possano fornire un parere esperto alla nostra Agenzia del farmaco; rimane poi da capire quali ‘esperti siano stati interpellati da Aifa, visto che le Società Scientifiche sono state snobbate. La diatriba sulla sicurezza dei farmaci incretinici, diviene poi ancora più debole alla luce dei risultati degli studi Savor (nel quale è stata impiegata saxagliptin) ed Examine (con l’uso di alogliptin), i cui risultati sono discussi in questo congresso.
 
In questi studi randomizzati e controllati, coinvolgenti circa 22.000 persone con diabete, i due farmaci non hanno mostrato segni di aumento del rischio di pancreatite, di neoplasia o di mortalità cardiovascolare. Ci farebbe veramente piacere, soprattutto perché sarebbe utile a instaurare quel confronto rispettoso dei rispettivi ruoli, che questi, e tutti i dati che anche in futuro si renderanno disponibili, potessero essere oggetto di una serena e scientificamente corretta discussione tra responsabili di Aifa e rappresentanti delle Società scientifiche. La nostra disponibilità l’abbiamo già dichiarata. Non possiamo che riconfermarla." [MORE]

Notizia segnalata da Diego Freri