NAPOLI, 22 GENNAIO 2013 - Fischio d’inizio. Stadio “Collana” di Napoli, domenica 20 gennaio. Sesta giornata del campionato regionale “Giovanissime”. Si affrontano la Carpisa Yamamay Napoli e la S. Magna Grecia, rispettivamente quinta e prima in classifica. Cielo minaccioso con nuvolaglia incombente, ma per il momento si gioca all’asciutto. Batte la squadra padrona di casa.
Il dieci, secondo Pitagora - “quello delle tabelline” - è considerato il numero perfetto. E ora è in bella vista sulla casacca azzurra striata di rosa di mia figlia Selene. Particolare non trascurabile: quest’ultima gioca nella squadra di calcio femminile del Napoli. Ora, un numero dieci su di una casacca dalle tonalità azzurre di una squadra partenopea, una qualche emozione dovrebbe riuscire in qualche modo a procurarla, figlia o non figlia che la indossi. Va infatti considerato “Chi” la indossò all’ombra del Vesuvio, quando di Selene ancora non c’era traccia sui campi da gioco e in genere su questo pianeta. C’era già, invece, quando la maglia di Colui che non può nominarsi invano fu ritirata dalla società azzurra in segno di “devozione” per l’artefice di due titoli tricolore sui due conquistati dalla squadra del “Ciuccio”. [MORE]
Metà del primo tempo. All’arbitro casca il proprio fischietto e il gioco è fermato, coinvolgendo le giocatrici nella ricerca. Insolito siparietto, me lo gusto mentre si è ancora inchiodati sullo 0-0.
Nelle scuole primarie e secondarie, almeno in Italia, dieci è il voto massimo ottenibile nei compiti e nelle interrogazioni. Avere un bel “10” in pagella è una bella soddisfazione, non riservata a tutti, certo. Anche avere un bel “10” sulle spalle è una bella soddisfazione. Il traversone che Selene effettua decisa e millimetrica in questo momento è sicuramente un “numero” all’altezza del numero che oggi indossa. Finora, Selene si è vista a sprazzi, non mi è sembrata un capolavoro di continuità. Ma i numeri dieci mica possono dare il meglio di sé per tutti e novanta i minuti di gioco, o no? Il numero dieci è lo status symbol del fantasista per antonomasia. La creatività si può mai misurare con l’orologio alla mano? No, non è il caso, direi.
Dieci minuti alla fine. Partita decisamente equilibrata, difese attente. Lo 0-0 sembrerebbe inevitabile. Il campo inizia ad appesantirsi sotto una pioggerellina lieve.
Mancano dieci minuti e poi si va tutti a casa con una salomonica divisione dei punti. Sì, ne mancano proprio dieci. La cabala alle volte può sorridere. E così è. Il risultato si sblocca. E ci pensa proprio il numero dieci della Carpisa Yamamy Napoli. Quei due numeretti ravvicinati sulla maglia una qualche vibrazione particolare devono darla a chi la indossa. Infatti, Selene sembra improvvisamente dotarsi di un sofisticato sistema elettromagnetico antigravitazionale, in grado di modificare e tenere a bada lo spazio- tempo circostante. Riesce a fare il vuoto intorno a sé. La difesa avversaria era apparsa sinora di quelle ben attente e arcigne, in grado di neutralizzare al meglio le velleità avversarie, sia quelle portate avanti con il fioretto, sia quelle con la sciabola. Nelle precedenti partite, del resto, era stata trafitta una sola volta. Ma stavolta c’è poco da fare. Quando a un numero dieci si propagano nella sfera muscolare e cerebrale le vibrazioni della propria casacca, c’è poco scampo. Le malcapitate della difesa diventano loro malgrado parte della coreografia di una sorta di danza che vede Selene avanzare un po’ caracollante ma destabilizzante e le avversarie cederle il passo in una sorta di casquè da tango argentino. Eh, sì, argentino proprio come Lui, l’”altro” numero dieci.
Triplice fischio finale dell’arbitro. La Carpisa Napoli è riuscita a difendere il goal di vantaggio e finisce con la sua vitttoria per 1-0.
Nella “smorfia” il numero dieci sta a indicare i fagioli e questa vittoria capita proprio a fagiolo per la squadra allenata dai Mister Nino e Pietro. Alla fine l’uno e lo Zero sono finiti anche nel tabellino finale della partita, oltre che sulla maglia di Selene. Sì, ci sarebbe un trattino a separarli, ma poco importa. Tutta la squadra meriterebbe un voto alto per la bella prestazione. I vari gazzettieri dello sport dispenserebbero dei bei sette e qualche otto. Ma quelli sono voti che vengono dalla ragione e non dal cuore. Se invece ci si mette anche quest’ultimo, il voto finale per la squadra e la sua numero dieci non può essere che un bel…10!
Raffaele Basile
Vuoi restare sempre aggiornato con le notizie più importanti?
Iscriviti ai nostri canali ufficiali:
Riceverai in tempo reale tutti gli aggiornamenti direttamente sul tuo smartphone.