Guerra. Medio Oriente, nuova escalation tra Israele, Iran e Libano
Tensione altissima nella regione tra raid, missili e diplomazia internazionale
La crisi in Medio Oriente entra in una nuova fase di forte instabilità. Nelle ultime ore si sono moltiplicate le notizie di attacchi, operazioni militari e iniziative diplomatiche che coinvolgono Israele, Iran, Libano, Stati Uniti e Paesi del Golfo.
Israele avanza in Libano e supera il fiume Litani
Secondo quanto riferito da diverse fonti internazionali, le forze israeliane avrebbero superato il fiume Litani, segnando un passaggio considerato strategico nelle operazioni contro Hezbollah. L’esercito israeliano avrebbe inoltre preso il controllo della storica fortezza di Beaufort, nel sud del Libano.
Il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha parlato di un possibile “cambiamento radicale” nella gestione del fronte libanese, lasciando intendere un ampliamento delle operazioni militari anche oltre il sud del Paese.
La Francia chiede l’intervento dell’Onu
L’avanzata israeliana in Libano ha provocato una dura reazione diplomatica da parte della Francia. Il presidente Emmanuel Macron e il ministro degli Esteri Jean-Noël Barrot hanno definito l’operazione un grave errore, chiedendo un confronto urgente in sede internazionale.
Parigi ha ottenuto la convocazione del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, chiamato a discutere l’escalation e il rischio di un ulteriore allargamento del conflitto.
Iran e Stati Uniti, negoziati sul nucleare ancora in stallo
Sul fronte diplomatico resta complicato il dialogo tra Washington e Teheran. Donald Trump ha ribadito che un eventuale accordo dovrà impedire all’Iran di sviluppare o acquistare armi nucleari.
Da Teheran, però, arrivano segnali di cautela. Fonti citate dall’agenzia Tasnim riferiscono che l’Iran intende modificare la bozza dell’intesa con gli Stati Uniti e che il Paese sarebbe pronto anche allo scenario di mancato accordo.
Il presidente del Parlamento iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf ha frenato sulle proposte americane, affermando che l’Iran non firmerà “assegni in bianco” e accetterà solo un’intesa basata su risultati concreti.
Guardie Rivoluzionarie iraniane, rivendicato attacco a base aerea
Le Guardie Rivoluzionarie iraniane avrebbero colpito e distrutto una base aerea da cui, secondo Teheran, sarebbero partiti attacchi statunitensi contro una torre di telecomunicazioni sull’isola di Sirik, nella provincia di Hormozgan.
La notizia è stata diffusa dall’agenzia iraniana Mehr, ma resta inserita in un contesto di guerra informativa e dichiarazioni incrociate tra le parti coinvolte.
Kuwait, difese aeree contro missili e droni
Anche il Kuwait è stato coinvolto nella nuova ondata di tensioni. Lo Stato Maggiore dell’esercito kuwaitiano ha comunicato che i sistemi di difesa aerea sono entrati in azione per intercettare missili e droni ostili.
Le autorità hanno spiegato che le esplosioni udite nel Paese sarebbero legate alle attività di intercettazione dei sistemi antiaerei.
Centcom, attacchi contro radar e droni iraniani
Il Comando centrale degli Stati Uniti, il Centcom, ha dichiarato di aver condotto attacchi di autodifesa contro siti radar e postazioni di comando e controllo di droni in Iran, in particolare nell’area di Goruk e sull’isola di Qeshm.
Secondo la versione americana, le operazioni sarebbero state una risposta all’abbattimento di un drone statunitense MQ-1 in acque internazionali. Washington sostiene che nessun militare americano sia rimasto ferito.
Gaza, nuovi raid e vittime civili
Resta drammatica anche la situazione nella Striscia di Gaza. Secondo l’agenzia palestinese Wafa, un attacco israeliano con elicottero Apache avrebbe colpito un porto di pescatori a ovest di Gaza City, causando morti e feriti.
Altri bombardamenti sarebbero stati segnalati nel quartiere di Zeitoun e nell’area di Beit Lahiya. Il bilancio complessivo delle vittime palestinesi dall’inizio della guerra continua a crescere, alimentando nuove accuse e pressioni internazionali.
Siti missilistici iraniani, il nodo delle basi sotterranee
Secondo un’analisi citata dalla CNN, l’Iran sarebbe riuscito a ripristinare rapidamente l’accesso ad alcuni siti missilistici sotterranei danneggiati dai bombardamenti. Teheran avrebbe utilizzato mezzi da cantiere come bulldozer e camion per rimuovere macerie e riaprire gli ingressi ai tunnel.
Questo scenario evidenzierebbe la difficoltà di neutralizzare completamente le capacità missilistiche iraniane attraverso soli bombardamenti sugli accessi alle strutture sotterranee.
Esecuzioni in Iran dopo le proteste
Sul fronte interno, l’Iran ha giustiziato due uomini condannati per il loro presunto coinvolgimento nelle proteste antigovernative di gennaio. Secondo l’agenzia Mizan, i due erano accusati di aver incendiato una moschea, danneggiato beni pubblici e affrontato le forze di sicurezza.
Le esecuzioni si inseriscono in un clima interno già segnato da tensioni sociali, difficoltà economiche e crescente malcontento verso il regime.
Un conflitto sempre più regionale
La crisi non riguarda più soltanto un singolo fronte. Israele, Iran, Libano, Gaza, Stati Uniti e Paesi del Golfo appaiono ormai legati da una spirale di azioni militari, rappresaglie e pressioni diplomatiche.
Il rischio principale è che l’escalation possa trasformarsi in un conflitto regionale ancora più ampio, con conseguenze pesanti sulla sicurezza internazionale, sugli equilibri energetici e sulla stabilità politica del Medio Oriente.
In questo quadro, la riunione urgente del Consiglio di Sicurezza dell’Onu rappresenta un passaggio cruciale per capire se la diplomazia riuscirà a contenere una crisi che, ora dopo ora, appare sempre più difficile da controllare.
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