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I Vescovi Calabri Augurano un Buon Natale alla Calabria

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Un augurio «di speranza e di gioia, perché, pur nella notte del mondo che in questi tempi pare avvolgerci, risuona ancora una volta l'annuncio del Natale, che avvolge la nostra vita di immensa tenerezza; l'annuncio di quel Dio che si fa bambino per liberarci dalla tristezza del peccato e donarci la gioia; per salvarci dai tanti mali e dagli orrori che lacerano la vita umana anche nella nostra Italia e in tutto il mondo; per salvarci dai profeti di sventura che vorrebbero toglierci il dono della speranza e per liberarci dallo scoraggiamento nell'affrontare nuovi percorsi sia pastorali che civili». [MORE]

Lo ha rivolto mons. Vittorio Luigi Mondello, Arcivescovo di Reggio Calabria e Presidente della Conferenza Episcopale calabra, ai fedeli della diocesi di Reggio e ai calabresi, in occasione delle feste del Santo Natale. Per l’Arcivescovo metropolita di Cosenza Mons. Salvatore Nunnari «I tanti problemi che ci attanagliano nell’oggi della nostra storia daranno corpo alla speranza e all’abbandono fiducioso in Dio che dall’alto, affacciandosi sulle nostre miserie, è venuto tra noi per liberarci e per condividere la nostra umanità ferita dal peccato». Mons. Nunnari nel suo messaggio augurale ricorda che il Natale «ci ricorda che abbiamo bisogno di Lui, ogni giorno, per essere nella verità della vita, con semplicità e serenità». Mentre per mons. Domenico Graziani, arcivescovo di Crotone-Santa Severina «l’arrivo del Natale è un invito a «ritrovare il senso originario cercando di costruire in ogni casa la Famiglia di Nazareth, una famiglia umile, attenta, mite e trasparente; unita dalle difficoltà, accesa da un amore sempre vivo».

Mons.  Luigi Renzo vescovo di Mileto-Nicotera-Tropea ha invece spiegato che «oggi non è facile vivere con intensità ed intimità di cuore il Natale del Signore in quanto siamo distratti e sembrano prevalere le altre esigenze della moderna società consumistica. Quel Bambino sotto certi aspetti è anche ingombrante e di troppo in un clima di famiglia chiuso alla vita ed agitato da una infinità di problemi». Il vescovo rammenta che in un recente convegno è stata «attribuita alla Chiesa la colpa di essere la causa in Calabria della diffusione della ‘ndrangheta perché insegna a perdonare le offese»: «a parte che “perdonare” non è “condonare”- ammonisce - e quindi, pur interiormente perdonato, il delinquente deve pagare e riparare il debito con la società, ma non è certo secondo verità assegnare alla Chiesa di Calabria colpe che non ha: sono noti i ripetuti documenti ed i gesti talora eclatanti di condanna della mafia e dei suoi meccanismi perversi». Anzi, precisa il presule, «il perdono pacifica e rasserena prima chi lo concede e solo dopo chi lo riceve: a questi si dà l’opportunità di ravvedersi, pentirsi e salvarsi».

Secondo mons. Santo Marcianò, arcivescovo di Rossano-Cariati «È un Bambino che cambia il mondo» Un Bambino che «senza fare forza, costringe la storia umana ad entrare in una nuova numerazione dei secoli, perché inaugura un tempo nuovo, una nuova logica, una nuova tappa della storia d’amore che Dio ha scritto per l’umanità» ma «noi, anche se le luci del Natale ci commuovono, facciamo fatica a fidarci di Lui». Il «Bambino» però ha bisogno di noi, aggiunge il segretario della conferenza episcopale calabra, «ha bisogno che lo sfamiamo quando avrà da mangiare, che lo dissetiamo quando vorrà bere, che lo vestiamo quando sarà nudo proprio come quando era nella mangiatoia; ha bisogno che lo accogliamo quando sarà straniero come fu in Egitto; che lo sosteniamo, gli asciughiamo il volto quando sarà un malato incurabile o gravemente menomato, come sulla croce; e ha bisogno che gli stiamo accanto anche quando sarà carcerato, insultato e condannato».

Per il vescovo di Locri-Gerace Mons. Giuseppe Fiorini Morosini «Il Natale è legato indissolubilmente alla famiglia. Viviamo la gioia, l’unità la serenità della famiglia. Sono valori questi che dobbiamo difendere e costruire con fatica, attraverso soprattutto la comprensione e il perdono reciproco. Non ci sarà mai unità se non ci sarà la speranza di ricominciare sempre nonostante gli errori che qualcuno di noi ha potuto commettere». «Che la Santa famiglia di Nazareth esempio di grande fede e fortezza dinanzi alle difficoltà e alle vicende della vita - ha concluso il vescovo Morosini - possa intercedere per le nostre famiglie».
Elia Fiorenza


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