Così è come vi pare

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31 LUGLIO 2015 - Esistono molteplici studi con diversa impostazione, che analizzano principalmente i...

31 LUGLIO 2015 - Esistono molteplici studi con diversa impostazione, che analizzano principalmente i ruoli tradizionalmente attribuiti ai due sessi, visti come il risultato di una costruzione sociale e culturale sedimentata nella storia, che generalmente sono presi in considerazione per celebrare con criteri non sempre di rigorosa selezione, questioni considerate “sconvenienti” o per taluni persino ininfluenti come il genere sessuale.

Elementi che si preferirebbero freddi, in un mondo rarefatto e immateriale, che ad alcuni sembra proprio inconcepibile dover giudicare secondo principi e valori delle realtà altrui e mai le proprie, se non attraverso radicalismi dell'inferiorità o dell'indegna rappresentazione discriminatoria, diffusa per lo più capillarmente ancora di questi tempi. Esistono su questi temi problematiche insolute, contraddizioni ancora irrisolte, che invece si preferisce considerare come una rappresentazione ancora immobile come l'acqua stagnante, in cui il genere maschile degli eroi, dei padroni, recita per registro il ruolo del dominatore; del genere femminile invece quello che più per storia, che forse anche per medesimo destino, inchioda a recitare da attrici supplici, un ruolo subalterno, mancando di potere e spesso di ambizioni, per cui si lamentano sconfitte più che nelle affermate glorie casalinghe, in quelle accompagnate in sordina, da tutte le più frequenti tragedie delle cronache.

Modelli culturali entrambi, che hanno ossessionato un immaginario intricato talvolta confuso, forse ossessionano ancora e senza saperlo invece potrebbero aiutarci a pensare al rapporto con ogni genere dissimile o eguale, rispondendo al bisogno di non separare rappresentazioni della realtà, discorsi o pratiche, attraverso cesure immaginarie tra istituzioni e rappresentazioni sociali che trovano la loro efficacia sempre nella vita reale. Sin anche gli studi di genere come disciplina didattica hanno determinato qualche disturbo, anche a distanza di tempo da quando cioè sono stati introdotti in taluni sistemi educativi, ed hanno finito talvolta per scatenare ideologismi ed etichettature di maniera. Accade sovente specie nel nostro paese, che il tema della differenza di genere sia ancora dato attraverso rappresentazioni reputate in qualche misura minacciose, che all'occorrenza fanno correre il rischio della parzialità incline ad un genere che non sorride all' altro; molti anche troppi, rilevano posizioni sensibili a sbilanciamenti di vera misoginia ancora viva e fanatica. Solo pochi sono interessati a condividere considerazioni che sottolineano quanto penalizzante sia il ruolo che neutralizza la funzione femminile, più di quella del maschile, determinando conflitti di potere che si trasformano in conflitti sociali ed antropologici complessivamente applicabili ai generi sessuati. Altri pacificamente risolvono ogni radicalismo spinoso, nel lieve compromesso della ragionevolezza bonaria e mite: o rinunciando di fare i conti con le ambivalenti sfaccettature della sostanza, oppure accogliendo benevolmente il ragionevole compromesso delle parti attraverso le necessarie disfunzioni.

Ognuno vive a proprio vantaggio la propria funzione di questi temi, ispirandosi alla ragionevolezza di una doverosa dialettica identitaria, tra uomo e donna, prima che di uomo e uomo o donna e donna, per definire in ogni caso la dialettica degli uguali ma anche quella dei diversi, complementari dell'uno e dell'altro genere o di uno eguale, contemplando possibilità di svolgere ragionamenti del perfetto buon senso comune, che conducono nella pratica quotidiana alla realizzazione non sempre piena ed assoluta del teorema reciprociprocità. Ma trattandosi di generi la sfera della sessualità ne è coinvolta in pieno, ed il tema risulta ancora più controverso di per sé, poiché si presta cioè a facili approdi e frettolose conclusioni, che associano ingiustificabilmente gli istinti omofobi al turpe e torbido sempre, non escludendoli dalla realtà umana.

Così avviene che anche per i rapporti interumani, espressi al suo massimo grado ovvero nei sentimenti dei rapporti umani, “terremotati” sempre a doversi risollevare da macerie di relazioni imperfette o tanto aspramente criticate, da generare in un paese come il nostro, un animoso dibattito culturale che spesso manifesta l'aria di voler essere alimentato per generare solo conflitti inamovibili, più per pigrizia che non per convinzione e convenienze. Pertanto tutto quello che potrebbe servire a formulare scoperte, ricerche, perfezionamenti, approfondimenti, realizzazioni di rapporti umani tra generi sessuati, soprattutto i quelli considerati differenti o contrari, ne è travolto; e manifesta l'impazienza verso una giustizia sommaria e provvisoria, che stride con il valore dell'alterità e del rispetto per le differenze, di cui sovente ci si riempie all'occorrenza la bocca.

Scandagliando modelli d' identità differenti o contrarie, ci si appresta alla sostanza di modelli culturali, religiosi e di educazione, contaminati inusitatamente della materia della morale o della religione, lasciando latitare quella del diritto e della giustizia, la più appropriata quella dell'etica. I temi “sensibili” divorzio, contraccezione, i matrimoni omosessuali e la genitorialità tra generi dello stesso sesso, sono tollerati o resi ammissibili a certe condizioni di cronache pettegole, come qualcosa di perverso e malato, che invece si palesa nella realtà radicalmente opposto nella migliore espressione della “normalità” delle pratiche della realtà, sempre al centro di un dibattito sia pure manicheo, che è destinato a perire per asfissia per causa della mano della politica inadeguata, che si posa sempre troppo lieve su questi temi, avendo scoperto che intorno ad essi si gioca da tempo immemore parte del consenso elettorale. Inadeguatezza dei nostri tempi e non nel passato dell'antichità, normato con sorprendente modernità, che oggi invece scandalizza ed offende; ma non si adduca quella morale primitiva, né la validità dei miti pagani, come incivile e rozza. Il controverso dibattito oggi in corso, quello che per intenderci hanno ribattezzato teoria del gender è terreno franoso nel nostro paese, luogo di mero scontro ideologico offuscato e rarefatto come le nebulose, riproposto sempre per confondere e stordire.

L' Italia -non è un mistero- registra un grave ritardo rispetto agli altri paesi europei, su molti temi che come questi, hanno da decenni trovato soluzione e civiltà, a cominciare dall'introduzione nei sistemi educativi: inserendo ad esempio nei propri ordinamenti scolastici, l’educazione sessuale o lo studio dell’affettività e della sessualità, sin anche nella programmazione didattica delle più remote scuole. Invece il nostro paese è fermo ancora ad argomenti tabù, sui quali con facilità ci si scontra o si scatenano le devastazioni di critiche infelici o menzognere. Il sistema scolastico italiano su questi temi procede a tentoni, offre magari alla spicciolata ai suoi adolescenti, soltanto sporadici interventi a carattere tecnico e informativo, gestiti a fasi alterne ed intermittenti, dai medici delle ASL, che si focalizzano sugli aspetti biologici della sessualità giovanile o sulle pratiche contraccettive, meno su quelle a carattere psicologico; che oltretutto hanno dovuto subire, come gli altri, i progressivi tagli ai finanziamenti per la scuola, diradandosi consistentemente in questo scorcio di anni. Nelle scuole italiane, la sensibilità e la disponibilità di numerosi insegnanti su queste tematiche controverse, specie negli ultimi anni si è diffusa, anche se a macchia di leopardo, attraverso le cosiddette sperimentazioni di progetti curriculari ed extracurricolari (nella maggioranza dei casi condotti a titolo del tutto gratuito o quasi) che si avvalgono dell’intervento di operatori esterni con interventi di formazione psicoterapeutica e/o di sportelli psicologici, che "offrono" agli adolescenti percorsi talvolta approfonditi di formazione, conoscenza ed informazione, in campi essenziali e fondanti per lo sviluppo della personalità dei giovani.

Angelamaria Spina

 

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